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l’Algeria parte seconda

… parlano in modo concitato, ed ogni tanto nel mezzo dei discorsi capto una frase ricorrente: “ça bouge!!!”

Ci troviamo a soli 50 km da Bordj Mokhtar e siamo bloccati: con il carter che perde olio è impossibile viaggiare.
Un Toyota con 3 tuareg a bordo si ferma e chiede 400 euro per trainarci fino a Bordj Mokhtar, ma la nostra guida Issa rifiuta e chiama con il nostro telefono satellitare Thuraya un amico a Bordj il quale trova un meccanico che viene a recuperarci per 150 Euro. Il traino è un incubo: a 60 all’ora nel deserto con la nostra macchina a motore spento senza servofreno né servosterzo. È come essere su un ottovolante.

CUCCIOLODiRUSPA | Traino, cinquanta chilometri sull’ottovolante!


Bordj è desolata e spoglia non c’è nulla. Il “giro in giostra” finisce in una specie di discarica, senza fossa e senza ponte, il proprietario ci dice di essere un saldatore.
Inizia un via vai di meccanici o presunti tali che dura 24 ore che cercano di smontare, senza alcun successo, il carter della macchina con l’idea poi di saldarlo; io osservo, non ci sono i mezzi e nemmeno le nozioni per aggiustare l’auto. L’Imperatore apparentemente calmo e tranquillo, sta facendo girare a mille i neuroni, lui è un uomo di azione, un problem solver ed è abituato a far fronte alle difficoltà. Gli operai algerini lavorano senza nemmeno gli strumenti rudimentali, non hanno nulla, usano le nostre chiavi per cercare di smontare il carter della Nissan, ma senza successo. In “officina” c’è un andirivieni di persone che arrivano, si presentano, chiedono al titolare cosa succeda e poi danno il loro parere. Tutti hanno un aneddoto da raccontare, tutti hanno avuto un carter rotto. Ci osservano ed ammirano la nostra auto, in macchina abbiamo più cose di quante ne posseggano tutti loro, ma sono disponibili, sereni, collaborativi; come è strano il mondo! Tutti parlano in modo concitato, ed ogni tanto nel mezzo dei discorsi capto una frase ricorrente in francese: “ça bouge!!!” non è così! A mezzogiorno del 31 dicembre decidiamo che non c’è niente da fare, non “ ça bouge” nulla, facciamo avvitare i 30 bulloni smontati fino a quel momento e l’Imperatore decide di usare del mastice epossidico per rattoppare la falla nel carter. Così avviene, l’idea è audace ma proprio per questo potrebbe essere la soluzione!

Aspettiamo 15 minuti e incredibilmente funziona: il carter non perde più olio. La frase “ça bouge” diventerà un tormentone, l’Imperatore ed io la ripeteremo per tutto il viaggio!

È necessario provare la macchina su un terreno serio, ma è il 31 dicembre anche a Bordj Mokhtar, quindi grati accettiamo l’invito dei cugini di Issa e passiamo la sera di San Silvestro a casa loro. Prima della cena ci permettono di “fare una doccia”, da quando abbiamo lasciato Tamanrasset non abbiamo avuto grandi possibilità di lavarci, nel deserto è tutto un altro mondo. I cugini della nostra amata guida Issa ci offrono la loro stanza da bagno: un buco nel terreno, un catino smaltato ed una tanica d’acqua che un complice versa dall’alto a mo’ di doccia. Le poche strade sono buie e silenziose, le case sparpagliate come dadi sono dei parallelepipedi di sabbia con tante stanzette non comunicanti affacciate tutte su una corte. La vita nel Sahara trascorre lenta, scandita dal ritmo del rito del tè, delle visite di amici e parenti e delle chiacchiere; si fa ancora filò, le donne da una parte e gli uomini dall’altra. Si dorme tutti in una grande stanza, con materassi per terra, adagiati su strati e strati di tappeti colorati, come i tessuti che rivestono i materassi. Ovunque calde coperte di lana multicolore. Nient’altro, non ci sono quadri, orpelli, suppellettili, oggetti: nulla. Dopo la doccia e l’episodio della donna Boh ( per chi fosse interessato alla fine dell’articolo racconterò il simpatico aneddoto ) andiamo a cena. Siamo ospiti quindi cerchiamo in tutti i modi di osservare le tradizioni e le loro regole: prima cenano gli uomini, tutti insieme, serviti e riveriti; l’Imperatore è estremamente a suo agio tra gli uomini. Le donne, le varie mogli, figlie, cugine ed io mangiamo quando gli uomini hanno terminato, in cucina, separate. Le donne algerine sono simpatiche, comunichiamo a gesti, loro conoscono solo la lingua araba, ma tra gridolini, risate e gestualità tutta italiana, a fine siamo in sintonia, siamo quasi sorelle. Mi truccano, mi addobbano, e mi fanno sentire una di loro. Prima di salutarci ci scambiamo doni ed abiti. Che meraviglia!

CUCCIOLODiRUSPA | San Silvestro a Bordj Mokhtar, con Salka


Il primo dell’anno decidiamo di tornare a Tamanrasset. Il ritorno è lungo e sofferto. Da un lato la cautela per non sollecitare la macchina dall’altro il vento contro. In tutto 11 ore di guida su pista. La macchina però sembra tenere bene e pare che non esca olio dal carter rattoppato. Domani controlliamo meglio ma se va tutto bene riprendiamo la via per il Mali, abbiamo pensato che da Tamanrasset all’Italia la distanza da percorrere è pressappoco la stessa di quella per arrivare a Lomè, ( più o meno 2700 km ) quindi confidiamo nella nostra buona stella ( nella nostra passione per le avventure ) e decidiamo di dare fiducia alla colla epossidica ed al nostro ottimismo.

La verifica della riparazione della macchina si è rivelato un processo meditativo lungo. Si è prima iniziato con il parlare con 15 tassisti, 7 meccanici e un numero indeterminato di passanti: ognuno aveva una soluzione. Alla fine decidiamo di andare con Issa in un garage di un suo amico munito di fossa per accedere meglio al motore e quindi lavorare. Meglio così che coricati per terra. Nella buca, con 10 cm di olio nero, plastica e detriti vari sguazzano 4 ragazzini che in due ore puliscono il motore e mettono altri due strati di colla sulla crepa.
Alla fine il motore viene rivestito con un bel sarcofago di resina epossidica.

Nel pomeriggio ci prepariamo una pasta all’italiana, riposiamo, puliamo l’interno della macchina e ricarichiamo i bagagli pronti a ripartire verso sud. Incontriamo un inglese arrivato con una scassata Land Rover del 1960, una specie di Indiana Jones, che ci dice serafico che la colla non reggerà, noi facciamo le corna.
La sera Issa ci invita a cena dai suoi cugini di città e sfoggia orgoglioso la bella giacca a vento nuova che l’Imperatore gli ha comprato per sostituire quella precedente (bianca) diventata nera a causa delle rotolate sotto la macchina che lui ha fatto negli ultimi giorni. La nuova giacca è color deserto ed Issa è visibilmente soddisfatto! L’ultima cena dai suoi cugini è un tributo alle nostre culture, l’Africa ed il Mediterraneo: ci preparano maccheroni e poi per secondo uno stufato di montone con verdure, morbido, saporito, delizioso!


Issa ci regala un CD di musica Tuareg, un bellissimo lavoro di Alì Farka Tourè, l’Imperatore colto dalla commozione lo inserisce al posto di Led Zeppelin I, l’album che ci ha fatto da colonna sonora per giorni con gli altri dei Led Zep. E’ un momento storico.

La mattina del 3 gennaio partiamo da Tam e tentiamo per la seconda volta di raggiungere il Mali passando da Bordj Mokhtar, rifaremo la stessa pista bellissima nel deserto.

La giornata inizia cercando il gasolio, ovviamente non è che i distributori di carburante si trovino ad ogni angolo; ci procuriamo qualche litro di diesel al mercato nero pagandolo 5 volte il prezzo che avremmo pagato alla pompa.

Poi salutiamo il grande e generoso Issa, la nostra piccola guida: è stato bello averlo accanto, ha lasciato un ottimo ricordo; ci ha accolti nella sua famiglia e fatti sentire benvenuti ovunque ci abbia accompagnati. Spontanea la generosità delle persone, per tutta la durata del viaggio abbiamo ricevuto sempre delle gradi lezioni di senso dell’ospitalità.


Issa ci dice di evitare, nel tragitto tra Bordj e Gao, di entrare nel paesino di Kilal a 15 km da Bordj perché è pieno di briganti e teme che vedendoci ci seguano per rapinarci. Partiamo quindi per il Mali con uno stato d’animo decisamente sereno e tranquillo!!!
Superato Kilal ci perdiamo completamente, io sono navigatore e copilota e combino un grande pasticcio: vaghiamo per 20 km alla cieca nel deserto, in mezzo alle dune, a segni di pneumatici e con nessun punto di riferimento. Sembra di essere in mezzo al mare, a chilometri dalla costa! Io faccio confusione, fatico a riconoscere le direzioni, indico di andare a destra ma nella realtà è a sinistra che dovremmo dirigerci, quindi siamo all’impasse! Fortunatamente l’Imperatore usa la funzione “backtrack” del navigatore GPS e finalmente ritroviamo la traccia della pista.
La strada per Gao, nel Mali, è la mitica Route National N1 nota anche come la pista dei briganti. Il nome è più che mai calzante: tra l’ultima stazione di polizia algerina e quella maliana di Tessalit, ci sono circa 160 km di terra di nessuno battuta da contrabbandieri, ribelli, loschi figuri e da noi due con la mitica Nissan!

TO BE CONTINUED…

LA DONNA BOH E GLI OCCHI DELL’IMPERATORE

Ci trovavamo a Bordj Mokhtar ospiti di cugini della nostra guida. Con grande gioia ci hanno permesso di farci una doccia; il primo ad usare il bagno (una specie di cabina all’ esterno, con una tenda, un catino, un buco nel terreno ed una valletta che faceva cadere l’acqua dall’alto) fu l’Imperatore. Appena lui finì la doccia, uscì bagnato e con un asciugamani sui fianchi. Io entrai per lavarmi ma nessuno mi aiutò con l’acqua, e mentre mi ingegnavo per capire come fare, fuori dalla cabina sentivo risate e gridolini! SGRUNT! Finita la “doccia” uscii e trovai l’Imperatore ed i suoi occhi azzurri, intenti a farsi fotografare da una donna algerina, molto attratta da quello che in quel momento era il MIO compagno di vita e di avventure. L’Imperatore era nel suo mondo, per nulla a disagio, tanto da non accorgersi nemmeno che io fossi uscita dalla doccia. Mi asciugai in un battibaleno e in preda alla gelosia della donna innamorata ( italiana e con qualche antenato Calabrese ) partii furibonda a piedi in direzione “deserto”. Passò del tempo, camminai imprecando per almeno 20 minuti, mentre l’Imperatore incurante era impegnato a posare per la sfacciatissima donna algerina. Per farla breve vennero a recuperarmi con un’auto della polizia e mi presi una lavata di capo ( il deserto non è Malcesine!!! ) per aver messo in ansia l’intera comunità. In seguito l’Imperatore divertito mi spiegò che la donna lo fotografava perché poi avrebbe guardato quelle foto nella solitudine delle sue notti, che la donna ( che lui aveva chiamato Boh in quanto non conosceva il suo nome ) non aveva mai visto un uomo con gli occhi celesti e poi perché per le donne arabe non è inusuale che un uomo abbia più di una moglie. Mi sentii a disagio per un po’, del resto avevo fatto la figura della donnetta isterica, ma tutti erano evidentemente divertiti, anche il MIO uomo. So per certo che l’Imperatore ha conservato il numero di telefono della donna Boh, avrebbe dovuto mandarle delle fotografie per allietare le sue notti desertiche. Chissà se lo ha fatto….

7 risposte su “l’Algeria parte seconda”

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