Se facessi un salto indietro nel tempo e andassi a scovare un mio vecchio quaderno degli appunti โ copertina verde, fogli un poโ spiegazzati โ ci troverei scritti sopra, uno accanto allโaltro, i nomi dei miei idoli di allora. Cโera Fabrizio De Andrรฉ, dโaccordo, ma subito lรฌ vicino spuntavano Lucio Battisti (lโidolo di mio papร ) e Renato Zero. Una strana e allegra brigata, lo so, ma la musica non ha bisogno di dogane o di compartimenti stagni.
A De Andrรฉ sono rimasta legata anche dopo. Ricordo quando in auto con Luca, il papร dei miei figli, ascoltavamo a palla la canzone di Carlo Martello, scritta a quattro mani con Paolo Villaggio. Oppure quando, sempre in macchina ma con mia sorella, cantavamo a squarciagola โLa ballata dellโamore ciecoโ: una storia nerissima e crudele ma cantata su un ritmo swing, un tempo saltellante da orchestrina jazz che sembra quasi un pezzo da cabaret. Parla della tipa che vuole sempre di piรน, che spinge lโinnamorato a fare di tutto per lei fino a uccidersi, e poi resta sola a guardarlo, mentre lui muore felice e lei si ritrova con un pugno di mosche.
Ricordo il periodo della PFM, di Pagani, del veronese Bubola e di Fossati. Ricordo persino quando uscรฌ Creuza de Mรค: io sono del 1967, fai tu i contiโฆ ero poco piรน che unโadolescente e avevo letto un sacco di articoli sulle riviste musicali dellโepoca. Mi avevano letteralmente affascinato quei suoni spettacolari, lontani, inusuali. Minchia.
Eppure, ieri sera, arrivata allโultima pagina del libro che mi ha prestato Andrea (a cui lo aveva regalato la mamma, un altro fanatico di Faber), ho capito quante cose ancora mi sfuggivano. Il libro รจ quello di Andrea Scanzi, โVerranno a chiederti di Fabrizio De Andrรฉโ. Non che lui abbia bisogno del mio endorsement, ci mancherebbe, ma lasciami borbottare un attimo su quello che mi รจ rimasto dentro dopo aver letto lโultima pagina.
La tecnologia, intanto, si fa beffe di me in modo poetico: io possiedo molta della discografia di De Andrรฉ su CD, custodita gelosamente a casa. Peccato che non abbia piรน un lettore funzionante. E nellโautoradio della macchina? Mannaggia, lรฌ si รจ incastrato da tempo immemore un CD di un vecchio amico musicista, e non cโรจ verso di tirarlo fuori. Cosรฌ รจ, se vi pare.

Ma andiamo oltre: questo libro mi ha lasciato addosso un umore strano. Una consapevolezza diversa. Mi ha mostrato unโimmensa fragilitร , unโumanitร nuda in personaggi che spesso trasformiamo in monumenti. Qui scendono agilmente dal piedistallo e diventano vicini, reali. Cristiano, per dire: me lo ricordavo bellissimo e con unโattitudine che non mi piaceva, sempre un poโ spigoloso e in difesa, qui invece ne esce un ritratto tenero, simpatico, che mi ha stupita. E Dori Ghezzi? Meravigliosa. Poi ti metti a scorrere lโelenco degli โamici di Fabrizioโ e ti trovi davanti a un sacco di nomi che non avrei mai pensato di incrociare lรฌ dentro, gente come Bertoli, Venditti, Gaber, Finardiโฆ ti accorgi di quanto fosse stimato anche nel suo stesso ambiente.

Insomma, tutta questa sfilza di pensieri alla rinfusa mi ha fatto venire una voglia matta di andare a riascoltare la sua musica con un orecchio diverso. Sono andata a cercarmi Amico fragile, e poi mi sono immersa totalmente in quel capolavoro che รจ La Buona Novella.
E lรฌ dentro, ci sono due tracce che per me restano insuperabili, da sempre. Cโรจ Il sogno di Maria, con la dolcezza del colore del vento, lโulivo che abbraccia la vite e quel verso immenso che ti riporta a quando eri piccolo e il nonno ti prendeva per mano: โi vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forteโ. E poi cโรจ L’infanzia di Maria. Mi commuove ogni singola volta per la sua forza: quel senso di movimento continuo, lโinizio cosรฌ intimo e raccontato che poi esplode in quei cori potentissimi. Un contrasto meravigliosoโฆ ha una grazia solenne che rimbomba silenziosamente.
La cosa incredibile, il colpo di coda del Fato, รจ successo proprio mentre stavo tornando a casa, arrancando a piedi per via Garibaldi con i miei pensieri. Ho incontrato Irene, la moglie di Andrea (il proprietario del libro). Ci siamo fermate a scambiare due chiacchiere e, dal nulla, cosa viene fuori? La nostra passione comune proprio per Il sogno di Maria.
Sembrava tutto organizzato, un disegno perfetto guidato dalla Tyche. Un libro regalato da una mamma, prestato da un amico, letto con nostalgia e un incontro casuale sulla strada per rimettere in circolo la stessa identica emozione.
Dopo quellโincontro, arrivata a casa ho fatto partire Anime Salve. I miti restano miti, ma quando ne scopri la veritร piรน intima, i dubbi e le risate diventano compagni di strada. E la loro musica, magicamente, si allarga ancora un poโ e ti avvolge come un abbraccio dondolante.
๐ก L’angolo dei “classicisti rinfrescati” (perchรฉ Tyche fa piรน figo di “botta di culo”)
Visto che ho tirato in ballo paroloni antichi, faccio un bignami veloce per non fare la sborona del classico:
- Il Fato (Moira): ร il disegno grande, immutabile. La linea retta. Se una cosa deve succedere, succederร (tipo la catena di passaggi di quel libro, che prima o poi doveva arrivarmi in mano).
- La Tyche: ร la variante impazzita, il caso, il tempismo microscopico del quotidiano. Non segue una logica. Il Fato decide che devi leggere un libro; la Tyche decide che, mentre hai la testa piena di quelle canzoni, giri l’angolo di via Garibaldi e sbatti contro la persona giusta.
Insomma: il Fato tesse la tela, ma รจ la Tyche che ci fa inciampare sopra.
