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I ragazzi, la banda, Il Gatto con gli Stivali

“Ascolta… la senti? La musica! Io la sento dappertutto: nel vento, nell’aria, nella luce… è intorno a noi, non bisogna fare altro che aprire l’anima, non bisogna fare altro che ascoltare!”

Ieri sera c’era l’ultimo sole che illuminava il Baldo verdeggiante e rigoglioso, qualche nuvoletta bianca a fare da coreografia e un’aria che sapeva di estate all’inizio, quella che a Malcesine ti fa venire voglia di stare fuori fino a tardi. Nel giardino davanti alle scuole medie c’era un caos calmo: genitori che cercavano i figli con lo sguardo, fratelli minori che correvano sul prato, e io lì davanti, con gli spartiti in mano e il cuore che faceva un po’ di baccano.

Mi hanno chiesto di fare la voce narrante. La banda del paese, insieme ai ragazzi delle medie e io per raccontare la storia del Gatto con gli Stivali alle famiglie. E in prima fila, a supportare i ragazzi, c’erano anche il sindaco e i professori. Un onore e una gioia spaccacuore!

Scrivo da anni su questo mio blog, parlo spesso in pubblico, ma quando ti trovi davanti a un tappeto di persone che ti guardano e aspettano la tua prima parola, e dietro hai il respiro degli ottoni e delle percussioni che si preparano a spingerti, succede qualcosa alla pancia. Non è paura. È la sensazione di essere esattamente dove devi essere, con il cuore che fa “tunz tunz” e la voce che inizia tremula.

Ho iniziato a leggere. E mentre la storia prendeva forma, ho iniziato a usare l’acquerello, quello invisibile.

Ho guardato le facce. In paese ci ri-onosciamo bene o male tutti, inutile girarci intorno. Conosco i volti di chi abita dietro l’angolo, i nodi e le fatiche di questa comunità. Ma ieri sera, sul muretto del giardino e sul marciapiedi, si sono fermati anche gli ospiti degli hotel circostanti. Li noti subito i turisti: hanno il passo rilassato di chi non ha orari, lo sguardo curioso e non parlano la nostra lingua. Eppure si sono fermati. C’erano persone rapite dal crescendo dei suoni, altre che sorridevano senza capire una parola di italiano, ma capendo benissimo la musica. Del resto Beethoven diceva

“Dove le parole non arrivano… la musica parla.”

Dopo il mio gatto furbastro, i ragazzi hanno suonato con strumenti “alternativi” la Marcia di Radetzky, cantato l’Inno alla Gioia, il Can-Can… La performance è stata intensa: pura energia, sincronizzati e divertiti!

E mentre li guardavo, così concentrati, fieri della loro parte e con gli occhi sbrilluccicanti per la felicità, ho pensato a quanto sia vitale difendere questi spazi. Spettacoli così non sono solo un saggio di fine anno; sono le fondamenta di quello che siamo. Spesso rischiamo di schiacciare i nostri paesi sotto il peso del turismo, dell’ospitalità a tutti i costi, dell’apparenza per gli altri. Ma la realtà di un paese si misura con eventi come questo: un manipolo di ragazzini felici, orgogliosi e concentrati, e una comunità che si mobilita tutta insieme per far riuscire una serata. Senza questa realtà, restano solo le cartoline. E noi non siamo una cartolina.

Ecco, se dovessi spiegare cosa significa per me la parola “comunità”, non userei un dizionario. Direi che è un giardino di una scuola pieno di studenti, una banda di paese, una storia di gatti parlanti e un gruppo di sconosciuti venuti da chissà dove che sorridono tutti per la stessa identica nota.

Caspiterina, la vita! Ogni tanto si dimentica di essere perfetta e decide di essere, semplicemente, bellissima.

….CUCCIOLODIRUSPA sorridente!

One reply on “I ragazzi, la banda, Il Gatto con gli Stivali”

Quante verità in quello che hai scritto. Ieri sera mentre aspettavi di iniziare la tua lettura, eri concentrata ma allo stesso tempo con gli occhi eri rapita da tutto ciò che ti circondava. Per noi che seduti aspettavamo l’ inizio di questo “ particolare concerto “ 🎶 poteva forse essere solo una splendida serata estiva per festeggiare assieme ai nostri ragazzi l’ inizio delle vacanze. Ma ai più attenti non è sfuggito che in realtà in questa serata d’estate c’era molto altro. Comunità – condivisione – gesti semplici – felicità – culture diverse unite dalla musica e tanto tanto altro. Coloro che erano presenti hanno, tutti assieme, creato un’alchimia particolare, che non sempre è scontata, ma che credo abbia portato felicità e gioia che ricorderemo a lungo. Forse il nostro paese è unico e bello anche per questo

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