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un giorno “fuori”

La natura che se ne catafotte del virus, ed in questo preciso momento pure io me ne infischio.

Esco di casa con una voglia incredibile di partire.

La scusa ce l’ho: andare a trovare mia madre che non vedo da tante settimane.

Mentre baldanzosa mi avvicino al parcheggio sono quasi eccitata, prendere l’auto ed guidare: CHE FIGATA!

Parto e mi dirigo verso sud. Mia madre abita in un paesino vicino alla città, per arrivarci si deve percorrere un tratto della Gardesana Orientale. La giornata ha una temperatura primaverile, il lago è strano, non è del solito blu intenso, sarà colpa del cielo che non è il solito cielo. Manca il vento, ecco perché.

Ma chissenefrega! Sono in auto, sulla strada pochissimo traffico, il lettore CD si è inceppato ingoiando il disco di un vecchio amico cantante. Io non mi scoraggio, ascolto uno dei pipponi della mia amica Topazia. Lei ed io abbiamo questa insana adorabile abitudine di scambiarci lunghi messaggi vocali che chiamiamo pipponi. In questi messaggi ci raccontiamo di tutto, soprattutto i nostri sogni. Mentre guido ascolto la voce sorridente della Topazia, è come averla accanto a me!

Non mi va di costeggiare il lago.

Ho voglia di osservare la Primavera da un altro punto di vista! Ho voglia di verde, oltre che di blu. Appena possibile abbandono la Gardesana e scavallo in collina, le morbide colline Moreniche che circondano il Garda. Il panorama, come sempre mi rapisce. Le strade sinuose che serpeggiano tra le vigne. Distese di vigneti, di arbusti contorti e nudi, con ai piedi tappeti di fiorellini gialli: è il tarassaco. Penso a mia mamma che ne raccoglieva sempre le foglie e le usava in cucina come ortaggio! E penso anche a quante volte ho giocato con il soffione che arriva dopo il fiore!

La campagna mi conquista.

Le dolci alture mi mettono addosso tanta serenità, osservo mentre guido piano, i vigneti, qualche uliveto, fiori selvatici, frutteti. Gli alberi da frutto vestiti a festa, chi di bianco chi di rosa. Il verde è giovane e tenero.

Il verde in primavera è così differente dal verde estivo. Anche le foglie nuove sugli alberi sono così belle: è la vita che si rinnova. La natura che se ne catafotte del virus, ed in questo preciso momento pure io me ne infischio.

Mi arrivano forte nei pensieri le parole di una delle tante stupende canzoni di De Andrè, Il Sogno di Maria, canticchio, ferma a lato della carreggiata, solitaria:

Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all’ulivo si abbraccia la vite

Mi fermo e guardo.

Respiro a pieni polmoni un’aria differente.

Respiro e provo fare delle fotografie per rendere omaggio a tanta perfezione.

Sono già in ritardo, devo andare da mia mamma.

Arrivare dalla mamma è sempre una gioia! Sentirsi “figlia” a quasi 54 anni è un lusso. Entro in casa e mi siedo a tavola e mi lascio viziare, mi lascio servire come una bambina. La mia vecchia ciabatta è andata dal macellaio appositamente per comprarmi una gigantesca costata di Garronese Veneta, che adoro, ed io me la sono goduta boccone dopo boccone! Dopo pranzo, chiacchiere variegate e poi viene l’ora di rientrare.

Faccio il giro largo.

Anche al ritorno decido evitare la Gardesana e passo da San Zeno di Montagna, ho voglia di vedere il lago dall’alto. Mi sembra così strano non trovare traffico. Da un lato è terribile (se penso al lavoro ed al fatto che tra poco sarà Pasqua e sarà tutto chiuso, in zona ultra rossa e senza turisti), dall’altro lato, quello egoistico di guidatrice, penso sia straordinario guidare per le strade semi-vuote e riuscire a fermarmi a fare fotografie, ad osservare i panorami ed a viaggiare a 60 km/h senza sentirmi una mentecatta.

Ho sempre adorato la “strada dietro”.

Mi piace ogni tanto cambiare percorso, cambiare aria, ed è buffo come in questo momento, anche andare a trovare mia mamma che abita a poco più di 50 km da casa mia, mi renda così felice. Quanto aveva ragione Einstein, tutto è veramente relativo. Quello che prima per me era una cazzata di routine, ADESSO è un’avventura. Purtroppo c’è foschia e non riesco a fare foto al lago, ma non importa, già “vedere” certi panorami è un regalo! Tornando mi fermo, spesso: a guardare da vicino le primule, le violette, ed anche dei fiorellini viola bellissimi. Sono arrivata al parcheggio felice, per il tempo passato con la mia vecchia ed anche per tutta la meraviglia che mi ha offerto la natura. E mi è venuta in mente una poesia che non avevo messo nell’articolo primavera, una poesia bellissima di Tiziano Terzani:


 

Ascolta la Natura

Guarda la natura da questo prato,
guardala bene e ascoltala.
Là, il cuculo;
negli alberi tanti uccellini
– chi sa chi sono? –
coi loro gridi e il loro pigolio,
i grilli nell’erba,
il vento che passa tra le foglie.
Un grande concerto che vive di vita sua,
completamente indifferente,
distaccato da quel che mi succede,
dalla morte che aspetto.
Le formicole continuano a camminare,
gli uccelli cantano al loro Dio,
il vento soffia.

Ed oggi oltre ad ascoltarla l’ho guardata e l’ho vista. Sono scesa al lago e, come sempre l’ho ri-trovato straordinario.

verso sera, CUCCIOLODiRUSPA
verso sera, CUCCIOLODiRUSPA

La primavera, come i neonati ed i cuccioli ha sempre un grande impatto sulla sensibilità delle persone, credo che i motivi siano molteplici; a me tocca emotivamente perché mi fa capire che tutto sia possibile, che la vita va avanti, a prescindere.

5 risposte su “un giorno “fuori””

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