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Versi

izabella

fu una delle audaci voci femminili della letteratura russa contemporanea e le sue estatiche esibizioni hanno attirato migliaia di spettatori nei teatri e negli stadi.

Cercavo poesie da leggere, magari qualcosa che non conoscevo.

Mi sono imbattuta in una foto di una donna bellissima, con i tratti infantili e gli occhi lunghi, quasi da zingara, il suo nome è Bella, anzi Izabella Achmadulina, ed è una poetessa Russa:

  • Nacque il 10 aprile 1937 a Mosca.
  • Suo padre e sua madre avevano discendenza mista di origini tartare, russe, georgiane e italiane.
  • Adolescente prodigio terminò il liceo e in seguito frequentò l’Istituto letterario Gorkij a Mosca.
  • Subì pressioni politiche e fu temporaneamente espulsa proprio dall‘Istituto letterario Gorkij perché sostenitrice di Boris Pasternak.
  • Dopo una pausa di un anno, fortunatamente, fu riammessa al college, diplomandosi nel 1960.
  • Divenne famosa durante il disgelo post-Stalin, quando un allentamento della censura portò a una fioritura delle arti.
  • Le sue prime poesie furono pubblicate nel 1955 sulla rivista ufficiale sovietica October.
  • Insieme ad altri poeti svolse un ruolo importante nella liberazione della coscienza collettiva dopo decenni di repressioni sotto la dittatura di Joseph Stalin.

Ecco un paio di poesie, tradotte in italiano (non da me):

NON DEDICARMI TROPPO TEMPO

Non dedicarmi troppo tempo,
non pormi tante domande.
Non sfiorare la mia mano
con i tuoi occhi buoni, fedeli.
Non seguirmi in primavera
lungo le pozzanghere.
Lo so: una volta ancora, nulla
verrà fuori da questo incontro.
Forse pensi: è per superbia
che non mi vuole amico.
Non la superbia-l’amarezza
tiene così alta la mia testa.
Izabella Achmadulina

BUFERA

Febbraio – tempo d’ira e d’amore –
stranamente brillar fa la distanza;
entro un immenso nord della natura
si sveglian, nudi, i luoghi di vacanza.
E la strada di quattro casucce
si rivela più larga e più lunga
appropriandosi con disinvoltura
e della neve, e della luna tutta.
Come turbina forte! Egualmente
la bufera è a quegli sacrata
che tutti quanti gli alberi e le ville
si vicini teneva alla sua mente
Il dimesso fluire del ruscello,
il brutto, curvo tronco dell’abete
egli ha ritorto in diversa nozione
ricavandone un puro gioiello.
Forse perciò, con adorno mistero,
lo spazio avendo nostalgia di lui,
di quel parlare il murmure delirio
va ripetendo, dentro la sua voce?
E di colpo, per un minuto intero,
sotto il protrarsi della nevicata,
fra quella casa e quel cimitero
l’assidua pena s’è un poco placata.

La bella Bella è stata a volte paragonata ad Anna Akhmatova per il suo stile sincero e femminile.

La Akhmatova è una poeta russa grande amante di Dante Alighieri (ma è un’altra storia!) cui dedicherò un altro articolo. Per tornare a Bella, sfortunatamente, dopo che Nikita Khrushchev fu sostituito da Leonid Brezhnev, il “disgelo” finì e il suo stile fu giudicato dai critici sovietici troppo erotico. La poetessa fu esclusa dall’Unione degli scrittori e bandita dalla pubblicazione come Aleksandr Solzhenitsyn e altri dissidenti sovietici.
L’Akhmadulina era un convinta sostenitrice della libertà di parola e dei diritti umani nell’Unione Sovietica. Difese pubblicamente Andrei Sakharov ed altri dissidenti. Quando fu bandita dalla stampa e dai media sovietici, riuscì a rilasciare le sue dichiarazioni attraverso la stampa e la radio internazionali.

La sua poesia è stata tradotta in inglese, giapponese, italiano, arabo, francese, tedesco, polacco, ceco, danese, armeno, georgiano, lettone, curdo, rumeno e molte altre lingue in tutto il mondo

“C’è solo una ragione onorevole per scrivere poesie: non puoi farne a meno”

disse in un’intervista durante la sua prima visita negli Stati Uniti nel 1977. Con l’arrivo della glasnost e della perestrojka, gli onori ed il successo ufficiale che le erano stati negati sotto il regime sovietico finalmente arrivarono.

Izabella Achmadulina

I temi principali delle sue opere sono:

  • l’amicizia,
  • l’amore,
  • le relazioni tra le persone.

Le sue sensazionali apparizioni pubbliche, le immagini sorprendenti e lo stile intensamente personale, espresso in versi classici, l’hanno affermata come uno dei principali talenti letterari dell’Unione Sovietica. Man mano che maturava, i suoi temi divennero più filosofici, persino religiosi, o si soffermarono sulla natura del linguaggio poetico. Oltre alla sua poesia e prosa, ha scritto anche numerosi saggi su scrittori russi, come Vladimir Nabokov, Anna Akhmatova tra gli altri.

I suoi versi sono stati definiti un “tesoro della poesia russa”.

Come tanti scrittori russi, la Akhmadulina rappresentava qualcosa di più che un risultato letterario; per il pubblico russo incarnava l’anima della poesia ed espresse, nei suoi scontri con le autorità, l’imperativo morale dietro la letteratura russa. Bella Akhmadulina ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti da parte dello stato sovietico e russo ed è sempre stata riconosciuta come uno dei tesori letterari dell’Unione Sovietica e un poeta classico nella lunga fila che va da Lermontov e Pushkin.

Bella, di nome e di fatto.

Fu una delle più significative voci liriche della Russia poststaliniana, acclamata e amata da generazioni di russi che nei decenni passati portavano la sua foto come icona (da noi ciò accadeva allora per qualche diva del cinema, ma indubbiamente era circoscritto alla bellezza fisica, non si riferiva certo all’amore per la poesia). Il suo talento, la sua bellezza così femminile e una moltitudine di relazioni romantiche di alto profilo, a volte paragonabili a quelle di Marilyn Monroe, rendevano la sua vita bohémien in netto contrasto con l’oscurità sovietica. Bella e carismatica, Akhmadulina sposò una serie di artisti di spicco: è stata sposata prima con il poeta Yevgeny Yevtushenko, poi con lo scrittore Yuri Nagibin, prima di sposare l’artista Boris Messerer nel 1974.

SONO SOLTANTO UN VOLUME

Sono soltanto volume in cui abita qualcosa
per cui non bastano i nomi della terra.
Sono una costruzione di sudore e ossa –
suo possedimento non mia carne.
Qualcosa: un significato sconosciuto
Insediatosi in una cuccia altrui
Per sfrattare i padroni, saltare fuori,
non voltarsi a guardare quando morirò.
In me, di me più audace la parola
non pronunciata oscilla,
mentre nell’emorragia di luce del cielo
io tremo di foglie, di rami.
Esiste un modo per chiamare il senza nome?
Non lo dico. Non si può chiedere al dizionario
come si chiama una parola
finché non gliela diciamo noi stessi.
Mio imperituro e misterioso oppressore,
stretto nella morsa del già noto…
E io mi espando, divento universo –
io e l’universo una sola cosa.
Qualcosa. Non c’è parola. Ma dalla sua
fonte tremendamente mite fiotta amore.
E già si vede il suo futuro profilo
battersi per i fratelli, le sorelle.

E IN ULTIMO TI DIRO’ ADDIO

E in ultimo ti dirò: – Addio,
e non promettermi amore.
Perderò la ragione. O troverò
la sublime serenità della follia.
Come mi hai amato? Pregustando
l’offesa della fine. Ma non è questo…
Come mi hai amato? Offendendo i principi
dell’amore. Ma in modo così goffo…
Crudeltà del fallimento, io
non ti perdono. Vivo, cammino,
vedo il bianco mondo,
ma il corpo mio è deserto.
La mente vorrebbe ancora un piccolo
lavoro. Ma son deboli le mani.
E uno sciame di odori e di sapori
in volo sghembo si allontana da me.

Per chi avesse passione ed interesse per la poesia consiglio di leggere anche gli altri articoli nella sezione versi: ce ne sono parecchi, quello su Forough Farrokhzad oppure quello sulla poetessa premio Nobel Louise Glück ed anche quello su Antonia Pozzi!

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