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ouagadougou

traffico caotico, motorini, biciclette, gente che corre e che ti sorpassa a destra e a sinistra: in questo bailamme finiamo addosso ad un cartello pubblicitario

Dopo aver partecipato al Festival au Desert ad Essakane in Mali (poco distante da Timbouctou) Fabrizio ed io riprendiamo il viaggio verso il Ghana.

Prima dobbiamo accompagnare Joe, la nostra guida, a Timbouctou affinché possa prendere il bus per tornare a Gao. e poi possiamo partire. Percorriamo una pista bellissima tra il Mali e il Burkina Faso segnalata da un francese in uno dei forum che parlano di viaggi in Africa: parte da Boni in Mali ed arriva in un villaggio sperduto in Burkina Faso.

La pista è lunga ma merita la pena: attraversiamo villaggi Dogon sparsi nella savana e dopo 3 ore di viaggio in mezzo al nulla sbuchiamo nel piccolo villaggio di Baraboulè. La toponomastica mi colpisce sempre, mi fa tornare al liceo, quando il professor Marchini ci portava svariati esempi di come “nomina sunt omina” e poi ci parlava dei suffissi dei nomi dei luoghi; qui in Africa faccio fatica a capirci qualcosa, ma penso che Baraboulè sia un nome bellissimo per un paese.

La polizia non ha neanche il timbro da apporre sul nostro passaporto. Siamo sprovvisti di visto perciò dobbiamo contrattare l’ingresso in Burkina Faso mediante una specie di baratto: ci permettono di entrare in cambio di un paio di kg di pasta e di qualche barattolo di sugo.

Che figata!

Ripartiamo sorridendo e dopo un po’ arriviamo a Djibo dove finalmente riusciamo a mettere in ordine la documentazione e passare la dogana.

Villaggio sul Niger

Da lì ci rimettiamo in auto diretti a Ouagadougou che è la capitale; la strada all’inizio è fastidiosa tutta tole ondulè, poi tutto asfalto nuovo, come dico io è gudronata. Il paesaggio è straordinario come sempre: giganteschi tozzi baobab, acacie spinose, mimose ed arbusti vari; siamo immersi nella savana. Teniamo gli occhi aperti, chissà forse riusciremo a vedere qualche animale tipo antilopi, scimmie o bisonti! Mentre ci avviciniamo alla città mi torna in mente una canzone Rimini-Ouagadougou, la cantava Lu Colombo, quella di Maracaibo

Sono felice, dopo giorni e giorni l’Imperatore ed io siamo di nuovo soli, posso tornare a sedere davanti e mi sento la regina dell’universo! Joe, la nostra ultima guida mi aveva un po’ fatta innervosire, bravissimo per carità, ed anche preparato, ma era invadente e maschilista: mi trattava come una mentecatta. Mentre viaggiamo verso Ouagadougou confesso all’Imperatore di aver “preso” a Joe il suo piccolo prezioso sacchettino pieno di foglioline profumate con cui lui mischiava il tabacco per le sigarette. Mi sembra il minimo dopo aver viaggiato per una settimana seduta dietro, nella “gabbia delle galline”, con Joe che faceva il gradasso.

Né io né l’Imperatore abbiamo mai rollato una sigaretta prima, siamo entrambi un po’ naif.

Una volta arrivati a Ouagadougou decidiamo di pernottare all’Hotel Mercure: dopo 20 gg di deserto ci vuole proprio. Visto che entrambi fumiamo sempre e solo sigarette, proviamo ad improvvisare un’operazione di svuotamento/riempimento ed assaggiare le foglioline profumate di Joe mischiandole al tabacco delle nostre sigarette svuotate e riempite di nuovo: in suo onore ci ritroviamo a fare un breve viaggio pur restando fermi. Quante cazzate riusciamo a dire, e quante risate, ma non credo sia l’effetto delle foglioline, io credo sia la situazione a metterci di buonumore.

Qui in città dobbiamo per forza andare alla Direction de la Surveillance du Territoire per fare il visto che sarà valido per 5 paesi Burkina Faso, Togo, Benin, Ghana e Costa d’Avorio. Veniamo a sapere che c’è un Grand Marchè, uno dei più grandi dell’Africa occidentale. Anche qui, come in nord Africa il mercato è luogo di scambio, di confronto e di trattative; questo è sia il cuore delle attività commerciali della capitale, sia un conosciuto punto di passaggio per i turisti. Il mercato si rivela quindi dinamico, vivace e popolare; l’area comprende diversi edifici, strade e bancarelle all’aperto. Passeggiamo attraverso questa vibrante concentrazione di vita locale; l’Imperatore contratta e fa un sacco di acquisti divertendosi come sempre. Conoscere bene il francese lo aiuta a interagire con i venditori.

Donna al Mercato

Si può comprare di tutto; arazzi, scarpe, utensili da cucina, cosmetici, prodotti tradizionali, bigiotteria, incensi, artigianato locale, batik ed ovviamente vi è anche tutta la zona del cibo. In pratica è un gigantesco ipermercato all’aperto. Le donne sono vestite con abiti coloratissimi ed hanno elaborate pettinature spesso avvolte da turbanti multicolore, denti spettacolari ed occhi espressivi! Voci in questa lingua sconosciuta, profumi di cibo speziato, odori di gente animali e di fogna ci fanno immergere in un mondo parallelo che per noi diventa un’attrazione fatale!

Nel pomeriggio cambiamo il filtro dell’aria completamente intasato dalla sabbia e il filtro del gasolio diventato nero e pieno di sabbia, il tutto in compagnia dei soliti simpatici curiosi personaggi che vogliono sapere cosa stiamo facendo. Un po’ mi sento a disagio, siamo nel parcheggio dell’hotel, ci trattano con grande deferenza e sono così servili, chissà che cosa pensano, chissà come vivono, vorrei fare qualcosa ma mi limito ad osservare.

Cucciolodiruspa filtro della Nissan

Dopo la manutenzione la macchina riparte al primo colpo, decidiamo così di provarla in città.

Le strade sono brulicanti di vita in ogni sua forma: polli, capre, donne con vesti colorate e vasi di terracotta in equilibrio sulla testa, bambini coperti da qualche straccetto che giocano felici facendo ruzzolare un copertone di bicicletta, uomini che si trascinano nella polvere, asini magri con occhi sporgenti dalla fatica, carichi di bisacce, otri e mercanzie, auto che suonano il clacson. Non capiamo quale precedenza rispettare in quel tripudio di corpi e di mezzi: ognuno sembra andare per una direzione sua. Il traffico di Ouaga è caotico: macchine, motorini, biciclette, gente che corre e che sorpassa a destra e a sinistra. In questo bailamme finiamo addosso ad un cartello pubblicitario di un chiosco, ma nulla di grave. Sembra che in questa città si possano fabbricare arnesi, vendere/ barattare merci ed allo stesso tempo cucinare, svestirsi e dormire.

I LOVE AFRICA!

Bambino africano con bicicletta
Bambino per strada in Burkina Faso


Concludiamo la serata al ristorante La Foret dove mangiamo benissimo: lingua di vitello in vinaigrette, pesce capitaine alla griglia e lingua in salsa piccante; mentre gustiamo la cena cerchiamo di rivedere il programma di viaggio per i prossimi giorni e qualche notizia sulla città leggendo la Lonely Planet. Scopriamo che Ouagadougou, in lingua locale significa “Sei il benvenuto” come a sottolineare che l’ospitalità è l’essenza del popolo burkinabè. Altra info interessante è che Ouaga ogni due anni ospita il celebre Festival Panafricain du Cinéma et de la Télévision de Ouagadougou, praticamente la Venezia o la Cannes o la Berlino del Burkina Faso!

Figo, no? Domani ripartiamo…

Cucciolodiruspa e il baobab

TO BE CONTINUED

4 risposte su “ouagadougou”

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