Categorie
Luoghi (anche comuni)

festival au desert

il Festival au Desert è un simbolo dell’Africa moderna, ci sono persone di tutte le età e da svariate parti del mondo:

Nei giorni scorsi ho visto un film su Netflix, bello, ambientato in luoghi straordinari che visitai ormai 15 anni orsono. Il film in questione è 4Latas tradotto in italiano con R4 e racconta un viaggio in auto, la Renalt4, dalla Spagna al Mali. C’era anche Jean Reno, che parlava in francese mentre gli altri spagnolo, i dialoghi buffi e simpatici e le scene ambientate nel deserto hanno portato a galla belle sensazioni; nulla di speciale ma a me è piaciuto, mi ha divertita molto, forse perché sono tornata a viaggiare, anche se solo con i pensieri ed i ricordi.

A Timbuktu, ci sono andata con l’Imperatore, in uno dei viaggi in auto in giro per la meravigliosa Africa. Abbiamo raggiunto questa famigerata città in mezzo al deserto, in un viaggio rocambolesco attraverso Tunisia ed Algeria per di raggiungere il Festival au Desert, in Mali! Dopo aver dormito in piazza, nella nostra suite, la mattina seguente al nostro arrivo, partiamo da Timbuktu ed a metà giornata arriviamo a Essakane dove si tiene il Festival. Questo posto sperduto si trova sull’ex-lago Telè a circa 95 km da Timbuktu; per arrivarci i primi 60 km sono di tole ondulè e poi tanta sabbia: gli ultimi 35 km si rivelano il tratto più difficile in assoluto, dobbiamo usare le marce ridotte e sgonfiare le gomme per poter galleggiare sulla sabbia molle e finissima. Una volta arrivati facciamo campo su una bella duna e finalmente ci rilassiamo sotto la tenda, chiacchierando con altri visitatori.
A Essakane non vive nessuno se non un gruppo di nomadi itineranti e dal 2001, per tre giorni ogni anno a gennaio, vi si tiene il Festival au desert . E’ un evento particolare perché raccoglie musicisti maliani e mauritani ma anche artisti provenienti da altri paesi del mondo.

Sebbene sia stato ispirato dalle feste tradizionali tenute dal popolo Tuareg, il Festival au desert è un simbolo dell’Africa moderna, ci sono persone di tutte le razze che arrivano da svariate parti del globo: fricchettoni, giovani, creativi, curiosi, nomadi, artisti. Gli italiani sono la nazionalità più numerosa, ma noi siamo gli unici ad essere arrivati dall’Italia in automobile. Eh eh eh, abbiamo compiuto un’impresa, non è da tutti. L’emozione è tanta, l’atmosfera è un melting pot di etnie, personaggi e culture! Scopriamo, parlando con gli organizzatori, che veterani del rock come Bono e Robert Plant hanno partecipato e si sono esibiti a questo festival, sul palco che vediamo laggiù di fronte a noi. Sul quel grande palco vediamo esibirsi vari gruppi che suonano ritmi vorticosi, band a noi sconosciute, voci forti che cantano e mentre lo fanno cancellano ogni dolore, ogni ingiustizia, ogni differenza. Non capisco nulla di ciò che dicono ma le canzoni “muovono” le mie emozioni ed i miei sentimenti, come avviene sempre quando c’è musica si respira aria di pace ed armonia. Sul palco si inizia a suonare appena cala il sole; in chiusura ci sarà anche il gruppo Tuareg dei Tinariwen, figli e figlie del Deserto, ora molto conosciuto anche in occidente, ma nel 2008 nemmeno sapevo chi fossero: sensazionale, intenso e suggestivo il loro contributo al festival. Altri musicisti si fanno ricordare tra cui Vieux Farkà Tourè, figlio di Ali, ed Abdulaye Diabatè ed anche i danzatori di musiche tradizionali del Dogon; ci sono tantissime donne come Takumbawt misteriose ed altere, che dominano il palco con voce, coreografie e carisma! La musica popolare africana ora è diventata esportabile e sempre più conosciuta anche nel nostro mondo.

Quando non ci sono spettacoli di corse con i cammelli o danzatori, trascorriamo il tempo ascoltando la musica sotto la nostra tenda in lycra, mangiando e bevendo tè. Qui si fa presto a fare amicizia, infatti iniziamo a parlare con due donne inglesi un po’ “agee” ed una caterva di curiosi che vogliono vedere la macchina con la tenda montata al di sopra. Usando la fantasia riusciamo anche ad improvvisare una doccia tra le due portiere aperte e sfruttiamo un tappeto come paravento e ci laviamo con un paio di bottiglie d’acqua a testa. I giorni al Festival au Desert sono indimenticabili. Proprio sulla duna accanto a noi c’è un accampamento: cammelli, donne, bambini e tende alte forse 150 cm nel punto più elevato. Vivono così, girano il deserto con i loro animali. Una vita semplice antica ed immune dallo stress; uomini dallo sguardo di fuoco e donne dallo sguardo dolcissimo, i bimbi son tutti bellissimi e non fanno mai i capricci.

La gente che è giunta qui per il Festival au Desert è rilassata e felice, gli spettacoli sono variegati, suonano ovunque, si balla, si canta e si fanno gare con i cammelli. C’è una luce chiara, limpida, intensa e fa molto caldo, mi sento bene qui, nonostante i fastidi delle pastiglie contro la malaria (nausea e umore salterino).

Un militare della Guardia Nazionale di Timbuktu, rimane affascinato dalla nostra storia e scrive un bel testo sull’Imperatore e me ed anche sulle tradizioni del deserto; insiste per sapere tutto e ci comunica di voler addirittura scrivere su commissione un libro su di noi (ovviamente con gentile fermezza decliniamo l’offerta). Conservo ancora gelosamente quello scritto in francese, tra le pagine del mio diario di allora e quando prendo in mano quel quadernetto fitto fitto di parole, sorrido.

Alla fine dei tre giorni ad Essakane siamo pronti a ripartire per Douenza, il viaggio continua, abbiamo ancora molto da vedere e tante persone da incontrare, visiteremo il Burkina Faso, il Benin, il Togo ed il Ghana. Verifichiamo che la macchina si sta demolendo pezzo per pezzo, sul tole ondulè della strada di Timbuktu, si è staccato anche un fanale posteriore, il mangiacassette non restituisce più le cassette, la spia dell’airbag lampeggia, l’antenna non si ritira più, abbiamo dovuto incollare i finestrini con il nastro adesivo se no scendevano con le vibrazioni; siamo nel cuore del Mali, abbiamo il lettore Cd che funziona benissimo perciò ascoltiamo l’album di Ali Farka Tourè e Ry Cooder che ci aveva regalato Issa in Algeria: Talking Timbuktu,
ci sta,
perfettamente!

TO BE CONTINUED


Per chi volesse farsi un’idea dell’atmosfera, allego un paio di video scovati su YouTube che illustrano perfettamente l’atmosfera di quei giorni!

CUCCIOLODìRUSPA | Da Youtube, immagini del Festival au Desert 2008
CUCCIOLODìRUSPA | Festival au Desert 2008, The Guardian

5 risposte su “festival au desert”

Rispondi a Fabrizio Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...