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Sapori (ricordi e desideri)

l’albero del riccio

a noi piaceva Rikki-Tikki-Tawi: una mangusta coraggiosa, virtuosa ed onesta che lottava contro le ingiustizie

Gennaio è un mese in cui di solito vado a fare qualche giro-in-giro, ovviamente quest’anno non è possibile e allora, tra una pedalata con la cyclette, una passeggiata e qualche maratona (sul divano guardando Netflix dal pc), cerco di mettere ordine in casa; poco fa mentre spostavo una pila di libri parcheggiati in doppia fila sullo scaffale, ho ritrovato un libro che mi ha dato una botta di turbamento fantastica.

Mi riferisco a L’albero del riccio un libro meraviglioso che raccoglie sessanta lettere che Antonio Gramsci dal carcere dove era rinchiuso indirizza ai figli, alla moglie Giulia, alla sorella, alla cognata e alla madre. Le sue parole sono chiaramente legate agli affetti familiari e svelano la storia dell’uomo, del figlio, del marito, del papà Antonio più che le idee del politico e del pensatore. Sono lettere in cui Gramsci racconta alcuni episodi della sua infanzia trascorsa in una Sardegna rurale e poverissima di fine Ottocento; storie vere di una vita fatta di sacrifici, per le misere condizioni economiche in cui versava la sua famiglia, ma vissuta sempre con lo spirito dell’avventura. Dai suoi ricordi emerge l’immagine di un bambino vivace e curioso che scorrazza nelle campagne del suo paese alle prese con animali e briganti. Ai ricordi della sua fanciullezza si aggiungono consigli di lettura e favole di grandi autori che Gramsci, imprigionato, amava tradurre per i suoi figli. Storie di vita, lettere bellissime, piene dignità e che trasudano affetto.

Libro, L'albero del riccio
CUCCIOLODiRUSPA | L’albero del riccio, libro

Questo libro contiene un racconto che, quando ho riletto il titolo poco fa, mi ha trasportata indietro di anni a quando i miei animali domestici erano piccini. Ricordo che avevamo dei rituali imprescindibili: la sera era mio marito ad accompagnare i bambini a letto, mentre io rassettavo e “respiravo” un po’; lui (padre meraviglioso) leggeva loro qualcosa e godeva di quegli irrinunciabili minuti di fantasia e di condivisione con i nostri figli. La mattina invece, ero io ad accompagnarli all’asilo, a piedi ed avevamo un altro rituale, ogni giorno raccontavo un pezzo della storia di Rikki-Tikki-Tawi, tratta dal racconto di Rudyard Kipling, che ai miei cuccioli d’uomo piaceva tantissimo; quel racconto l’avevo trovato proprio nel libro di Gramsci che ne contiene anche altri di Puskin, Turgheniev, Tolstoi, Dickens, ma a noi piaceva Rikki-Tikki: una mangusta coraggiosa, virtuosa ed onesta che lottava contro le ingiustizie.

CUCCIOLODiRUSPA | Mangusta Indiana come Rikki Tikki Tawi

Quell’animaletto era diventato un po’ la nostra idola (se avessi scritto che era la nostra eroina magari venivo fraintesa). Impiegavo giorni a finire il racconto, aggiungevo sempre qualcosa di nuovo, e ricordo quelle mattine con dolce nostalgia! 

A dire il vero le prime volte che accompagnavo Leo alla scuola materna, Rico era ancora troppo piccino, cantavo le canzoni dei film di Disney, Pinocchio (io non ho fili eppur sto in piè, so camminar e so danzar, fili avevo ed or non più, eppur non cado giù)

oppure la canzone che l’orso Baloo cantava ballando ed imitandomi (Ti bastan poche briciole lo stretto indispensabile e i tuoi malanni puoi dimenticar in fondo basta il minimo sapessi quanto è facile trovar quel po’ che occorre per campar!)

o anche la colonna sonora del Re Leone (è una giostra che vaaaaa, questa vita cheeee) poi mi sono evoluta ed ho iniziato a raccontare storie, ed una volta scoperta Rikki-Tikki anche storie inventate che avevano come protagonisti la mangusta e i miei figli uniti per sconfiggere il cobra nero Nag e la sua sposa Nagaina. Che spettacolo! Che momenti indimenticabili ripensare ai loro sguardi ed alle loro voci che dicevano “ancora, mamma”!

Insomma questa tiritera per dire che un libro, comprato in quanto attratta dalla copertina, ha regalato a me ed ai miei figli momenti di grande pathos e affetto; riprenderlo in mano dopo tanto tempo, sfogliarne le pagine, mi ha turbata ed emozionata: le cose, le persone o le idee che sembrano lontanissime da noi, sono fonte di ricchezza e di crescita. E poi, come dico sempre, leggere male non fa!

2 risposte su “l’albero del riccio”

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