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l’isola di ‘Ata

…mensen deugen…

Pochi mesi fa su un quotidiano ho letto una notizia che mi è rimasta in mente per svariati motivi, era un articolo su un naufragio ed il giornalista mi ha dato degli ottimi spunti di riflessione.

«Nel 1965 sei studenti di un severo collegio australiano erano fuggiti nottetempo con una barca rubata, intenzionati a raggiungere le Isole Figi. Nessuno di loro era esperto di navigazione. La vela si squarciò. Il timone si ruppe. Otto giorni dopo erano alla deriva. Li accolse, per modo di dire, Ata: poco più di uno scoglio, disabitato e ostile. I sei avrebbero potuto dividersi in due fazioni, cercare un leader da riverire e poi rovesciare, farsi fuori uno dopo l’altro. Invece crearono una sorta di perfetta comune. Coltivarono l’orto. Allevarono galline. Costruirono un acquedotto e una palestra in forme rudimentali. Pregarono ogni mattina e cantarono ogni sera. Se due di loro litigavano li spedivano negli angoli opposti dell’isola e dopo mezza giornata dovevano riappacificarsi pubblicamente. Trascorsi 15 mesi, nel settembre del 1966, furono salvati. Li trovarono in buona forma fisica e mentale. Erano e sarebbero rimasti amici. Il fuoco che avevano acceso non si era spento per un solo istante» [Gabriele Romagnoli, Repubblica]

CUCCIOLODiRUSPA | Dal web

Dopo aver letto quell’articolo ho iniziato come sempre a fare ricerche [da piccola passavo ore a sfogliare le enciclopedie (in casa avevamo CONOSCERE, IL QUINDICI, L’ENCICLOPEDIA DELLA DONNA e poi in seguito L’ENCICLOPEDIA TRECCANI)] quindi durante le mie “googlate” ho scoperto che uno scrittore saggista olandese aveva già parlato del naufragio dei liceali in un libro che in inglese si intitola Humankind. L’autore in questione è Rutger Bregman, ed è noto per la sua immensa fiducia nelle belle qualità dell’uomo e in questo libro dimostra che credere nella gentilezza umana e nell’altruismo può essere la base per ottenere un vero cambiamento nella nostra società. Non ho ancora letto il libro, ma lo farò! Ovviamente ho associato il naufragio dei liceali di Tonga ad un naufragio raccontato in un libro Il Signore delle mosche, letto tantissimi anni fa, opera prima di William Golding che racconta come in seguito a un naufragio alcuni bambini si trovino bloccati su un’isola deserta. Anche i ragazzini di Golding risolvono agevolmente il problema della sopravvivenza, ma non altrettanto quello della convivenza. In breve tempo viene costituito un embrione di società, con gerarchie, rapporti di potere, prepotenza e violenza. Il male si nasconde anche nella più giovane delle creature. Il messaggio di Golding è chiaro: la natura umana è cattiva, e non sono né la società né l’età adulta a modificarla, gli uomini nascono cattivi. Ma Golding scriveva nel 1952, ed era terminato da poco il nazismo.

E oggi? La pandemia ha presentato un dilemma: da un lato gesti di solidarietà e piccoli eroismi quotidiani; dall’altro un imbarbarimento delle relazioni e del senso civico. I liceali del naufragio del 1965 di fronte a un obiettivo comune com’è quello della sopravvivenza, di fronte a un pericolo che riguardava tutti, si resero conto che la strategia più efficace non era certo quella di agire in maniera egoista e solitaria. Il libro di Bregman in questo momento sembra quasi un faro, in molti siamo alla ricerca di valori da professare nella nostra società traumatizzata e alterata, in questa società in cui spesso si riconosce l’homo homini lupus. Penso ci sia immenso bisogno di credere che le persone si possano comportare responsabilmente per il bene comune. Le teorie di Rutger Bregman mi affascinano proprio perché arrivano adesso che sento un disperato bisogno di credere in qualcosa, fosse anche la bontà intrinseca dell’essere umano, ho bisogno di credere che le condizioni più dure riescano a sollecitare solidarietà e collaborazione, buon senso e saggezza tutte finalizzate alla sopravvivenza di se e degli altri….MAH!

POST SCRIPTUM:

Bregman ha detto in una intervista in cui parlava del libro: “Voglio sottolineare che non sto dicendo che la gente è buona. In olandese il titolo del libro è De Meeste Mensen Deugen, la maggior parte delle persone è deugen. Deugen è un termine intraducibile, è come dire abbastanza decente, in fondo oppure tutto sommato niente male.“. Noi probabilmente diremmo: ma sì, è un buon diavolo, non è cattivo come lo si dipinge. Ed ecco spiegato il titolo!

CUCCIOLODiRUSPA | Da Youtube ciò che resta di quel naufragio nell’isola di ‘Ata.

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