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finalmente in Mali

colpiscono gli occhi scurissimi e profondi ed i denti bianchissimi ( l’Imperatore è colpito anche da altro )

Lasciato Bordj Mokhtar, superato Kilal e percorsa la “terra di nessuno” tra Algeria e Mali, finalmente arriviamo a Tessalit, a causa delle deviazioni e degli errori di navigazione abbiamo percorso quasi 200 km anziché 150. In tutto il tragitto abbiamo visto un solo fuoristrada che sfrecciava velocissimo nel deserto ad alcuni km da noi, sembrava un miraggio, ma non lo era.
Alla Gendarmeria ed alla Dogana sono tutti gentilissimi, curiosi e chiedono sorridendo piccoli regali; noi siamo organizzati, abbiamo portato un sacco di penne, quaderni e vestiti usati -raccolti tra amici e parenti, soprattutto magliette- ed iniziamo qui a distribuirle. Nel frattempo cuciniamo, col fornello da campeggio, una pasta al pesto e poi con i documenti a posto partiamo per Aguelokh; dopo un intenso tramonto maliano e altri 100 km di pista dissestata con pietre, arriviamo alla Gendarmeria del villaggio, piccolissimo e sperduto in questa incredibile terra africana.
Chiediamo di poter parcheggiare nel cortile protetto e facciamo campo, apriamo la nostra suite sul tetto e poi grigliamo un cosciotto di montone che l’Imperatore aveva comprato a Bordj per mezzo euro.
Mustafà, un gendarme -nonché maestro di inglese- rimane con noi a conversare e ad ascoltare la musica di Led Zeppelin e Doors fino a tarda sera; si parla di tutto e di niente, si gode del silenzio della notte e del cielo scuro e costellato. Poi andiamo a dormire tranquilli e, riparati nel cortile della stazione di polizia, ci addormentiamo raccontandoci le impressioni e le cose che ci hanno colpito. Anche nel Mali le persone sono molto ospitali e gentili.

Dobbiamo ripartire per Gao.

Poco prima della partenza Mustafà, mentre ci saluta, ci dà il numero di telefono di un suo amico di Gao un tale Joo che fa la guida.
Ripartiamo “por la carretera” la famigerata Route N1 du Mali, ascoltando stavolta Manu Chao. Il paesaggio è sempre desertico-lunare, ma le piante si fanno più fitte e il deserto diventa savana. Incontriamo tantissimi animali, cammelli, asini, capre, pecore, mucche. Nel Mali l’allevamento è più intenso che in Algeria.

Guidiamo in solitudine per 3 ore prima di incrociare un’auto in un paesino a 25 km da Anefis. La gendarmeria è spoglia ma i militari sono molto gentili e curiosi, difficilmente vedono passare auto con stranieri; tutti i controlli sono veloci, quindi ci fermiamo per pranzo e montiamo la tenda esterna per la prima volta, uno scampolo in lycra enorme che si gonfia nel vento e ci fa ombra sotto un sole cocente. Ci sono 26 gradi, possiamo stare in maglietta.

Siamo innamorati,
…dell’Africa!!!
Mentre pranziamo veniamo circondati da persone che chiedono di tutto, medicine, T-shirt, penne, matite, ma in modo soave, ridendo e guardandoci come fossimo dei marziani.
Nel tardo pomeriggio, guidando su un altro tratto di Route N1 arriviamo alla gendarmeria di Gao: dopo 5 giorni siamo in un posto civile.

CUCCIOLODiRUSPA | ROUTE N1 DU MALI

Gao ha una popolazione di circa 40.000 abitanti e si trova fuori dalle rotte commerciali.
Le case hanno un solo piano e sono costruite con mattoni a base di sabbia, e sono più resistenti alla pioggia di quelle in pannocchia o paglia. Le strade non sono proprio asfaltate; fognature, marciapiedi, semafori etc sono fatiscenti e si ha davvero l’impressione di essere arrivati nel cuore dell’Africa, in uno di quei luoghi dove la cultura occidentale non è andata oltre ciò che portano le poche ONG.

Arrivare a Gao significa fare un viaggio indietro nel tempo,
nel bene e nel male.
Ed è una meraviglia.

Gao è del tutto diversa dalle città dell’Algeria, è una città felice, per strada tanta gente, un caos incredibile, tanti colori, donne che camminano a volto scoperto. L’Imperatore ed io ci guardiamo sorridendo, quest’Africa mette allegria. In un attimo facciamo il cambio del denaro e compriamo gasolio e anche l’olio per il differenziale che si è messo a perdere da una guarnizione.
Mentre compriamo gasolio chiediamo dove si trovi il campeggio nel quale dovremmo pernottare, ed un ragazzo si offre di farci strada. Arrivati in campeggio ci presentiamo e scopriamo che si tratta proprio del Joo che ci aveva indicato Mustafà, il maestro d’inglese proprio quel mattino.

Credo sia il Karma…

Facciamo conoscenza ed andiamo tutti e tre a mangiare al Restaurant du Bon Sejour dove la specialità è il pesce capitain, una specie di persico che popola i fiumi africani. Al ristorante ci servono il pesce capitain con i piselli, siamo estasiati, ammiriamo il cielo e la serenità delle persone, sembra che niente possa far loro perdere il sorriso; colpiscono gli occhi scurissimi e profondi ed i denti bianchissimi ( l’Imperatore è colpito anche da altro )
Gao è piena di zanzare quindi ci copriamo di spray anti-zanzare, non si sa mai.

Decidiamo di assoldare Joo per qualche giorno come guida del Mali. Il mattino seguente Joo arriva alle 8,00 e lava la macchina che era coperta da polvere e sabbia raccolta per strada. Poi passiamo la mattinata visitando il mercato: grande baraonda di mercanzia, gente, profumi, colori, odori, topi, bambini, immondizia e suoni. Joo è tutto colorato, somiglia un po’ a Will Smith ed è un affarista nato; ci porta da un sarto che in poche ora confeziona a me ed all’Imperatore dei coloratissimi vestiti in stile africano, io per comodità scelgo un modello da uomo con casacca e pantaloni, quando lo indosso mi sento un divano, i colori sono straordinari, ma non mi dona affatto!!! L’Imperatore invece si sente bene e, in effetti, è figo! Mentre attendiamo che il sarto finisca di confezionare i vestiti, andiamo a bere un tè a casa di un conoscente di Joo, una casa bassa, con tante stanze comunicanti; ci sediamo per terra sui cuscini e mentre conversiamo scorgo un topolino camminare lungo la parete opposta a quella cui sono appoggiata con la schiena. Sono terrorizzata, ho paura dei topi, io sono come gli elefanti; sollevo i piedi e guardo l’Imperatore con gli occhi più grandi di Sailor Moon e più spaventati che mai, ma lui imperterrito sorride e se ne fotte. Riesco a superare anche la paura, goffamente, ma ce la faccio.


La strada per Hombori è scorrevole, bella e tutta “goudronata”; ci fermiamo più volte a visitare villaggi e mercati. Joo è una guida simpatica, sempre di buonumore e creativo: ci porta a conoscere i suoi nonni in un villaggio di cui non ricordo il nome. I nonni di Joo ci invitano a pranzo e dividono il poco che hanno con noi. La casa è semplicissima, si vive fuori, nella “corte”; ci accomodiamo anche noi per terra, tra animali domestici e bimbi seminudi che giocano e ci guardano con dolci occhi scurissimi e denti sorrisosi. L’Imperatore è curioso di tutto e mangia qualunque cosa, riconoscente e felice: inzuppiamo anche del pane, fatto in casa, in un pentolino contenente qualcosa di scuro, una specie di spezzatino scurissimo ma buonissimo; non abbiamo chiesto la ricetta ma abbiamo accettato grati l’ospitalità. Mangiamo seduti per terra in cerchio, il pentolino col cibo al centro, il pane in un cestino, i bimbi, le galline e le capre passeggiano accanto a noi.

Che esperienza unica,
irripetibile:
straordinaria!

Ripartiamo per Hombori ed ovviamente abbiamo fame, quindi ci fermiamo per strada e mangiamo carne di capra venduta e grigliata all’istante lì sul ciglio della carretera: questo è il fast food maliano. E poi al mercato di Gossi, l’Imperatore ferma un Tuareg con una spada bellissima perché vuole a tutti i costi comprarla; alla fine a forza di insistere con ogni Tuareg che incontriamo ce la fa: trova il Tuareg che gli venda la sua preziosa spada. I Tuareg in questa regione portano ancora l’arma per difendersi, nessuno la vuole vendere è per questo che lui, l’Imperatore, la vuole a tutti i costi. I villaggi sono brulicanti di vita, di scambi di mercanzie varie e di bambini, tutti sporchi ma bellissimi e gioiosi. Verso l’ora del tramonto arriviamo a Hombori dove scattiamo le foto d’ordinanza alla Mano di Fatima e poi ci rilassiamo al campeggio sotto un cielo stellato, bevendo coca cola e mangiando pasta, cotechino e fagioli portati dall’Italia. Joo, che è musulmano, mangia solo la pasta.

L’indomani partiamo presto la mattina, con la macchina piena di zanzare e dopo 400 km arriviamo a Bandiagara, la capitale del Dogon. Ora il paesaggio è completamente cambiato e siamo in piena savana con acacie e baobab centenari; sulla strada ci sono tantissimi animali e bisogna fare attenzione perché attraversano improvvisamente e sono pericolosi. La strada è sempre in ottime condizioni, sarà per il patrocinio dell’UNESCO ma sembra un’autostrada a 4 corsie.
Il Dogon è la regione di un popolo rimasto allo stato primitivo, ed è per questo che tutta la regione è stata dichiarata patrimonio dell’umanità.

post scriptum, questo viaggio risale al 2007, quindi le informazioni si riferiscono a quel periodo.

…TO BE CONTINUED…

4 risposte su “finalmente in Mali”

Pazzesco!
Mi sento lì con te, tra colori, profumi.. e zanzare! Anche se quelle le invidio un po’ meno🙈 Mi piacerebbe, un giorno, vedere questi immensi viaggi prendere forma anche in un libro.. sarei la prima a leggerlo! 😘
Ps: Foto stupende!

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