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più ardore che felicità

Gli sussurrai piano piano la melodia dell’amore:
ti voglio, ti voglio, anima mia

Forough Farrokhzad è una poetessa, nata in Persia nel 1935, che io ho scoperto casualmente, in una delle mie scorrazzate nel web.

Mi ha colpito la sua espressione, in una intensa foto in bianco e nero. Spesso la mia curiosità viene catturata da un dettaglio, e grazie a quello sguardo ho scoperto una grande donna. Nonostante la brevità della sua esistenza, è riuscita a scorgere i cambiamenti culturali e sociali avvenuti in Medio Oriente nel Novecento, ne ha notato le nuove idee liberiste ed i cambiamenti di costume. La sua testimonianza attraverso sue poesie è stata rivoluzionaria per l’Iran e la sua vita personale fu decisamente fuori dagli schemi, tanto che alcuni dei suoi scritti vennero censurati negli anni post Rivoluzione Islamica.

Chi avesse voglia può soddisfare la propria curiosità cliccando i link a fine articolo; si apriranno altri articoli più esaustivi. Io mi limito a riportare un paio di poesie tra le molte da lei scritte.

PECCATO

Ho peccato, peccato, quanto piacere
nell’abbraccio caldo e ardente ho peccato
fra due braccia ho peccato
accese e forti di caldo rancore, ho peccato.

In quel luogo di buio silenzio appartato
nei suoi occhi colmi di segreti ho guardato,
nel palpito del petto furioso il mio cuore
tremava nei suoi occhi di desiderio in preghiera.

In quel luogo di buio silenzio appartato
accanto a lui al suo fianco sconvolta
la sua bocca desiderio versava tra le labbra mie,
scappata, io, dalle pene del folle mio cuore.

Gli sussurrai piano piano la melodia dell’amore:
ti voglio, ti voglio, anima mia
ti voglio, ti voglio, abbraccio che infiamma
ti voglio, amore mio pazzo.

Il desiderio nei suoi sguardi fiamme avvampava,
il vino nero nella coppa tremava e danzava.
Il mio corpo sul tenero letto
sul suo petto ubriaco oscillava.

Ho peccato, peccato, quanto piacere
accanto all’estatico fremito di un corpo.
Oddio, mio Dio, che cosa ho mai fatto
in quel luogo di buio silenzio appartato
?

da Rivolta, 1957, traduzione di Domenico Ingenito

CUCCIOLODiRUSPA | Forough dal web

DONO

Io parlo dall’estremità della notte

Dall’estremità della tenebra
dall’estremità della notte
io parlo

Se verrai a casa mia, oh mio caro
portami una luce
e una piccola finestra
per guardare
la stradina affollata e felice

da Un’altra nascita, traduzione Faezeh Mardani
CUCCIOLODiRUSPA | Forough e Behjat, sua sorella

SALUTERO’ DI NUOVO IL SOLE

Saluterò di nuovo il sole,
e il torrente che mi scorreva in petto,
e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le secche stagioni.

Saluterò gli stormi di corvi
che a sera mi portavano in offerta
l’odore dei campi notturni.

Saluterò mia madre, che viveva in uno specchio
e aveva il volto della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato,
sì, la saluterò
la saluterò di nuovo.

Arrivo, arrivo, arrivo, con i miei capelli, l’odore che è sotto la terra,
e i miei occhi, l’esperienza densa del buio.
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi dietro il muro.

Arrivo, arrivo, arrivo,
e la soglia trabocca d’amore
ed io ad attendere quelli che amano
e la ragazza che è ancora lì,
nella soglia traboccante d’amore, io
la saluterò di nuovo.

da La Strage di Fiori, traduzione di Domenico Ingenito

http://lafarfalladifuoco.blogspot.com/2016/10/poesie-persiane-forugh-farrokhzad.html

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