Il biglietto per il famoso trenino della Vigezzina-Centovalli è un regalo delle mie bimbe (Sere, Trilli e Stella). Destinazione: il foliage.
Prima di partire, parlando con la mia amica Serena, gliel’avevo detto in modo chiarissimo e deciso: “Non voglio parlare con nessuno. Voglio andare in un posto dove non mi conosce nessuno e stare in silenzio tutto il giorno”. Lei rideva, sapendo come sono fatta. E infatti com’è andata? Ho parlato tutto il giorno! L’unico momento di relativo silenzio è stato quando guidavo la macchina… anche se, a dire la verità, parlavo pure lì, da sola.
Verso Domodossola: alba, nebbia e il Lago Maggiore
Parto da Malcesine la mattina presto, con la macchina di Luca (la Micra avrebbe fatto fatica a fare tutti quei chilometri) e la strada regala subito uno spettacolo vero. Sulla A4 c’è un’invasione di camion, quindi devio sulla BreBeMi: davanti a me una luna piena gigantesca, alle spalle il sole che comincia ad alzarsi e, dai campi della campagna bresciana, sale una nebbiolina bassa, fitta, surreale… da film horror!
Supero il bivio per Arona e Stresa: sulla destra brilla il Lago Maggiore e attorno si stagliano montagne rocciose, imponenti, affilate, vestite dei colori d’autunno sotto un cielo di un blu pazzesco. Viaggiare in questo modo è una meraviglia, avevo anche il Telepass (che lusso).
Il trenino, la finta prima classe e l’incontro con Davide
Arrivo a Domodossola, salgo sul trenino e scopro subito la prima bufala: la “prima classe” non è diversa dalla seconda. Paghi di più e non hai niente in più, stessi sedili e stesso spazio. Piacere, il marketing turistico!

Prendo posto al 5A. Vicino a me si siede un signore piccolino, un po’ grigiolino, chiaramente un operaio con i segni del lavoro addosso, impolverato di cantiere. Il mio primo pensiero, da classica misantropa da viaggio (coerente con le intenzioni dichiarate a Serena), è: “Che due palle… speriamo non parli!”.
E invece Davide, questo il suo nome, si rivela una persona meravigliosa. Mi dice di essere l’artigiano del sasso, posa la pietra e fa capolavori. Mi mostra le foto dei suoi lavori, mi racconta dei lupi che popolano la valle, della sua baita, dei castagni, dei funghi, e di come lavora in Svizzera per mesi, tornando a casa due settimane alla volta. Prende il treno per evitare alla compagna tutta la strada della valle in macchina, dato che la sua auto è dal meccanico da due settimane. Sotto la polvere del cantiere, una delicatezza d’altri tempi. In più mi fa da guida: “Guarda lì, guarda là… Domodossola una volta faceva più di ventimila abitanti, adesso meno…”. Una figata.

Chiacchiere tra Lucca, Viareggio e l’Uruguay
A Santa Maria Maggiore Davide scende e salgono due signore. Una parla con quel modo musicale e splendido tipico del Sudamerica: mi dice infatti di essere dell’Uruguay (anche se vive a Lucca). È proprio lei a svelarmi che l’amica Giuliana è una provetta fotografa col telefonino e arriva invece da Viareggio!
Ci mettiamo a chiacchierare di vita e di viaggi. Intanto guardiamo fuori dal finestrino: il famoso foliage… beh, un timido verdino-giallo. Niente rossi infuocati, niente marroni spettacolari, niente di niente in confronto a quello che avevo visto a Molveno, sul lago di Tovel o sul Lago di Cei, in Trentino.

Locarno, tagliatelle e il “teatro” napoletano in funicolare
Arriviamo a Locarno. La città mi piace: ha un’anima antica nelle viuzze del centro storico, una piazza meravigliosa e un ordine svizzero impeccabile. Niente cineserie o trappole commerciali come a volte si vedono nei nostri paesi del lago, anche perché qui c’è un turismo ben più ricco. Locarno è una vera e propria cittadina aperta, pianeggiante, con portici, pavimentazioni in ciottoli ed una bella piazza, la celebre Piazza Grande (non quella di Lucio Dalla).
Prima tappa: tagliatelle ai funghi porcini slurpissime.

Poi salgo con la funicolare al Santuario della Madonna del Sasso. In carrozza mi capitano accanto due signore di Napoli. Inforco gli occhiali da sole, assumo lo sguardo assente e taccio. Loro, intanto, mettono in scena un taglia e cuci coloritissimo: “Ma quale funicolare, meglio quella di Napoli!”, “Locarno non è niente di che”, “Il trenino, una delusione”. Dicono alcune cose che penso anche io, ma con una verve teatrale imbattibile!
Il monaco sorridente, la gelateria e la tenda da due franchi
Dopo la visita al Santuario scendo a piedi lungo la Via Crucis e, appena finite le cappelle, scorgo una statuina nera di un piccolo monaco buddhista, con le mani giunte e un sorriso da bambino contento. La fotografo.

Poi una passeggiata in centro e una libreria deliziosa, dove compro le cartoline con gli animali per la mia mamma (che le adora e in Italia non si trovano quasi più) e un paio per me, perché da ogni “girello” ne porto sempre una a casa.
Uscita di lì, ho voglia di qualcosa di buono. Piazza Grande e i suoi portici sono pieni di bar fighissimi, con gente sofisticata. Un prosecco a 12 euro! Guarda, anche no: non avevo nessuna intenzione di entrare e uscirne spennata, il prosecco lo bevo a casa!
Tiro dritto e trovo una gelateria piccolina, un po’ defilata, molto easy. Al banco c’è una signora brasiliana simpaticissima, dal parlato dolce. Mi siedo, leggo il Corriere della Sera con calma, mi gusto un affogato al caffè con la panna e mi ascolto il chiacchiericcio autentico delle signore del posto (“Ma ti ha detto mio figlio che ti salutava?”… “ma sai quando torna dalle vacanze la Mariella?”… le cose che amo!). Al momento di pagare non ho franchi e lei mi fa il cambio euro-franco 1 a 1 senza lucrarci sopra. Un gesto d’altri tempi. Mancia da due euro strameritata!
Prima di andare in stazione, entro da JYSK e compro (con la carta di credito) una tenda per la finestra del bagno in offerta a 2 franchi. Una tenda danese comprata in Svizzera come ricordo di viaggio: batte qualsiasi calamita!
Rientro al buio sulle montagne russe
Alla stazione vado dal capotreno e gli chiedo garbatamente spiegazioni sulla finta prima classe. Lui ammette sconsolato e, per farsi perdonare, mi fa sedere in prima fila, proprio attaccata al parabrezza e al macchinista.
Il piccolo dettaglio? Sono le 17:00 ed è buio pesto.
Risultato: un viaggio di ritorno sulle montagne russe! I fari del treno che fendono la notte sulle curve e sui viadotti delle Centovalli, e io davanti che a ogni svolta penso: “Ecco, adesso partiamo e andiamo giù!”. Adrenalina pura!
Arrivo a Domodossola alle 20:00, camminata fino alla Jeep di Luca (ritrovata senza multe) e rientro a casa ascoltando i miei podcast preferiti.
È stata una giornata felicissima? Sì! Ne valeva la pena? Sì sì e ancora sì! Anche per il foliage? Assolutamente no, molto meglio il nostro Trentino. Ma la verità è che il bello del viaggio non sono stati i colori sugli alberi bensì gli incontri lungo i binari (alla faccia dei buoni propositi di silenzio fatti prima di partire!).

