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Luoghi (anche comuni)

la fine

L’epilogo di un viaggio indimenticabile dal Deserto del Sahara all’Africa nera: avventura, peripezie, una strana coppia e tante risate.

Dal Togo al Ghana

Partiamo per visitare il nord del Togo e raggiungiamo Atakpame. Una volta arrivati lì, all’Imperatore viene l’idea di tentare di entrare in Ghana da un paesino di frontiera sperduto nella foresta, perciò ci avventuriamo sperando di corrompere i gendarmi. Andiamo dunque a Badou sulle montagne del Togo e da lì arriviamo al confine ghaniano di Menuso, un posto veramente sperduto in una foresta di alberi altissimi.

La terra di nessuno, e Menuso tra Togo e Ghana,


Alla frontiera non ci permettono di entrare nonostante i nostri tentativi, nonostante l’Imperatore provi in tutti i modi di corrompere i doganieri, non c’è nulla da fare. Allora ci accampiamo e pernottiamo nella “terra di nessuno” vicino alla caserma della gendarmeria.
I ghaniani sono molto gentili, ci donano delle banane dolcissime e il capo della polizia accompagna l’Imperatore nella vicina Kadjebi a comprare dei pesci che poi grigliamo. Il tutto su un taxi locale, una scassata Nissan del 1970. Trascorriamo la serata in loro compagnia conversando in un elementare inglese ed a fine serata sul mio diario di viaggio scrivo i loro nomi, gli indirizzi e-mail ed un paio di parole nel loro dialetto. Ho scritto che pesce si dice “kadjebi” e grazie mille si dice “medasi paa”.

La foresta è fresca durante la notte e ci dicono che è anche piena di serpenti, il black mamba e il cobra. Noi dormiamo nella nostra meravigliosa suite, la tenda Overland che ci ha fatto da casa durante tutte queste settimane.

Alle 8 del mattino seguente lasciamo la gendarmeria del Ghana per rientrare in Togo. A Badou incontriamo la banda comunale che sfila alle 8.30 del mattino! Sono tutti vestiti di un bianco abbagliante, sorridenti nel sole del mattino: SPETTACOLARE!

La pista

Visto che abbiamo tutta la giornata disponibile decidiamo di tornare a Lomé attraverso una pista che attraversa tutta la foresta a cavallo del confine tra Togo e Ghana.
Il percorso si rivela difficile, montuoso con sassi e con tratti di giunchi alti 3 metri. Imponenti alberi di Tek e bananeti, villaggi immersi tra gli eucalipti. La pista è in parte segnata sulla cartina dell’Istituto Francese, ma è assente in alcuni tratti. In certi passaggi non riusciamo a vederla e l’Imperatore guida pestando alla cieca i giunchi e l’erba alta. La strada offre paesaggi suggestivi ed incontaminati, da un momento all’altro io mi aspetto di vedere Tarzan o almeno di sentire il suo “urlo”, invece Fabrizio (l’Imperatore) si sente decisamente Indiana Jones.
Ad un certo punto vediamo un serpente verde scuro che attraversa la strada, pensiamo subito sia un mamba velenoso, ci sentiamo avventurieri senza paura!
Pranziamo a Kpalimé in un ristorante dal nome inquietante: Macumba ma assaggiamo il “poulet togolaise” affiancato da una leggendaria “ratatuille africana” senza patate ma con la verza. Riprendiamo il viaggio ed alle 17.00 rientriamo a Lomé per vedere la partita Ghana-Guinea che inaugura la Coppa d’Africa.

Ambasciata

Ci presentiamo all’ambasciata alle 8 del giorno seguente per chiedere il visto d’ingresso in Ghana e ci annunciano che servono 24 ore per il rilascio. Non contano le insistenze e le promesse di mance faraoniche: dobbiamo restare a Lomé ancora un giorno.
All’ambasciata incontriamo una coppia di polacchi che viaggia in Toyota e che sono passati da Marocco, Mauritania, Senegal, Guinea, Mali e Burkina per poi entrare in Togo. Ci raccontano che durante un pernottamento in Guinea vicino alla città di Macenta, quasi sul confine con la Liberia, sono stati aggrediti da alcuni banditi che hanno sparato alla loro vettura con dei Kalashnikov. Ci mostrano i fori dei proiettili, non scherzano. Quei posti sono veramente pericolosi.
Avendo la giornata libera decidiamo di andare al mare; la spiaggia di Lomè purtroppo è sporca all’inverosimile, poca gente, onde alte, conchiglie gigantesche, molte persone fanno i loro bisogni sulla sabbia. Per loro la spiaggia è una specie di gigantesca toilette. Cultura differente.

Dopo aver ritirato i passaporti con il visto, finalmente entriamo in Ghana, anche se all’ultimo momento alla frontiera non ci vogliono fare entrare perché non abbiamo l’assicurazione per la macchina.

Comunque, dopo 2 ore di timbri e burocrazia, ce la facciamo. SIAMO IN GHANA!
I primi 130 km tra Lomé e Accra sono veramente brutti, con delle voragini nell’asfalto ogni 5 metri. Innumerevoli i posti di blocco.

Tra Lomé e Accra ce ne saranno 6 – 7, in tutti avviene la stessa storia:

“da dove venite, dove andate, quanto tempo state” e alla fine puntualmente “cosa mi date?”.

Mi viene in mente il film con Benigni e Troisi.

La nostra risposta è sempre fermamente negativa e i poliziotti ci lasciano andare senza aggiungere altro.
Accra è una città moderna, ci arriviamo alle 21.30. Luci, strade a tre corsie, filiali Barclays Bank, una città quasi europea. Andiamo al Royal Palm Beach Hotel dove per solo 390 dollari ci danno una stanza, che fortuna!!! Anche in Ghana non esistono campeggi.

Accra

La giornata inizia con una visita al grande mercato di Accra, caotico e pieno di rumori, colori, odori. I mercati africani sono indescrivibili, c’è di tutto, cibo, animali, mercanzie varie e soprattutto ci sono mille-mila persone.

Non può mancare la visita a Cape Coast dove c’è un forte inglese che risale al 1600 e che in passato serviva alla tratta degli schiavi.
Visitiamo le prigioni degli schiavi e il percorso che questi facevano per andare sulle navi che li avrebbero portati in America per essere venduti.


Kumasi

Visitiamo Kumasi la capitale del regno Ashanti, uno dei più importanti dell’Africa Nera; qui usiamo per la prima volta la binda, il cric superpotente per sollevare l’auto in qualsiasi condizione. Le fogne delle città del Ghana sono dei canali in cemento a bordo strada, senza la copertura. In breve, per superare a destra un pulmino, finiamo con una ruota dentro la fogna profonda 70 cm. Solleviamo la macchina con la binda e poi usiamo una delle piastre per riuscire a spostare la macchina.


Andiamo a visitare il museo delle forze armate ghaniane che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale in Etiopia a fianco degli inglesi contro gli italiani. L’esercito del Ghana ce le ha suonate veramente forte, in una stanza vediamo le bandiere e armi italiane requisite al nostro esercito quando si è ritirato da Uaddara e dell’Abissinia. Incluso uno stendardo di divisone.

Diga e Lago Volta

La strada da Kumasi ad Akosombo è in ottime condizioni e in poco tempo arriviamo al lago Volta il lago artificiale più grande del mondo. Quanti ricordi scolastici, era una delle cose che ci facevano imparare alle elementari in geografia. La diga fu costruita tra il 1963 e il 1965 dalla multinazionale Impregilo (ora Webuild) su progetto americano Kaiser.
Visitiamo la diga di Akosombo aggregandoci ad una scolaresca ghaniana.
Nel pomeriggio decidiamo di risalire il lago ed arriviamo a Xofa, un eco-villaggio costruito da un americano sul finire degli anni ‘80, senza corrente elettrica né acqua potabile (se qualcuno fosse interessato ad andarci le coordinate sono N6° 31′ 59,3″ E0° 08′ 50,4″).

Il villaggio sorge in riva al lago vicino la paesino di Dodi. I gestori piantumano la zona con ogni tipo di vegetazione e i cottages sono immersi in una piantagione di mango e cactus.

L’acqua del lago è calda e pulita. Ci abbiamo fatto il bagno nudi immersi in una specie di foschia.
La sera abbiamo acceso un fuoco sulla spiaggia e i due gestori Cofi e Kujo sono venuti a suonare i bongo e cantare canzoni di loro composizione. La notte nel cottage c’erano molti topi che scorrazzavano sul tetto in paglia del cottage ed io ero terrorizzata, l’Imperatore è stato veramente dolce ed ha provato a tranquillizzarmi raccontandomi aneddoti e prendendomi in giro (anche gli elefanti hanno paura dei topi).

Al risveglio dopo un bel bagno nel lago, con la piroga andiamo a Dodi Island, un’isoletta a un’ora di remi da Xofa. Ci accompagnano i due ragazzi che gestiscono l’eco-villaggio.

L’isola è abitata tutto l’anno da una comunità che vive di sola pesca. Mangiamo il pesce gatto affumicato, buonissimo.

Tornati sulla terraferma ci mettiamo in cammino per arrivare sempre più a nord del lago Volta; attraversiamo foreste di enormi mango e villaggi pittoreschi. Ad un certo punto l’asfalto sparisce e ci trovismo su una pista dissestata.
A Dambai, ultimo villaggio prima della fine della strada, non trovando un albergo chiediamo di essere ospitati nel distaccamento del dipartimento di salute pubblica della città. Sono molto gentili e ci danno una stanza con il patio dove riusciamo anche a cucinare e mangiare (le coordinate per chi volesse farci un giro N8° 03′ 14,2″ E0° 11′ 4,7″).

La mattina ci svegliamo ed arriva padre Emmanuel che ci fa un sacco di domande e poi ci chiede se può benedire la nostra unione. Ci sembra un gesto bellissimo ed accettiamo. Questo lo ricorderemo sempre come “il nostro grosso grasso matrimonio Africano”.

Tornati a Lomè e dopo le tradizionali lungaggini al confine ghaniano ritorniamo all’Hotel Mercure (che ricordo per il carpaccio e l’ananas!) e ci rendiamo conto che domani infileremo la macchina nel container e poi prenderemo l’aereo per Parigi-Milano.


Con questo blog si conclude il racconto del primo viaggio in Africa in compagnia di Fabrizio l’Imperatore, l’uomo che per molti anni è stato il mio compagno di vita, grandissimo amore, e con cui ho condiviso molte avventure e dei viaggi straordinari.

E’ stato un bel viaggio. Dal durissimo deserto del Sahara alla caotica Africa Nera, il tutto vissuto con un po’ di avventure ed alcune peripezie. Ricorderemo:

l’ospitalità tunisina e algerina,

il pane arabo dell’Algeria,

il tè verde bevuto a litri con gli amici algerini,

la formidabile colla Arexon,

il tole ondulé della strada per Gao,

il festival nel deserto a Timbuktu,

le decine di pezzi di montone che abbiamo grigliato,

la polvere di sabbia di Bordj Mokhtar,

le notti d’amore nella nostra Overland

le tante tantissime insalate di pomodoro cipolla e tonno,

il cielo nel deserto

la tenda freddissima sull’Hoggar algerino,

i giganteschi baobab del Burkina,

i monumenti agli schiavi nel Benin e in Ghana,

il popolo degli Ashanti,

le foreste del Togo,

i mercati africani…

Ma ricorderemo anche le risate, i battibecchi, le lunghe chiacchierate in auto mentre viaggiavamo intervallate da meravigliosi silenzi. E poi la musica, che ci ha accompagnati dall’inizio alla fine di questo primo ed entusiasmante viaggio insieme.

2 risposte su “la fine”

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