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ma dove vanno i ricordi?

immagini del passato archiviate nel chip della memoria, riproduzioni in differita di un determinato momento

I ricordi, come le onde del mare, vanno e vengono; capricciosi e talvolta malevoli, riportano a un particolare momento del passato: una voce, un profumo, un suono, un attimo segnato dall’allegria, dalla tristezza o dalla nostalgia.

Quante volte mi è capitato di tornare in qualche posto grazie ad un odore: l’odore della neve che sa di cielo e di giornate in libertà, o il profumo della fuliggine che sa del camino di Villa Elena, l’aroma del tabacco da pipa che sa d’estate e di mio nonno seduto in veranda o il profumo leggero del borotalco che sa di risa e piedini di bimbi; e poi l’odore delizioso del ragù che mi porta dalla nonna Barbera, il lieve profumo della cipria dalla zia Isetta, l’odore intenso di donne e sudore mi fa tornare negli spogliatoi con le mie compagne di squadra dopo un allenamento di pallavolo, il profumo fragrante di pane alla prima elementare…E non sono solo gli odori a riportare in vita persone o situazioni, ci sono anche le immagini e i suoni, la musica, le voci. A tutti è capitato di sorridere ascoltando una canzone e di trovarsi catapultati altrove, e la stessa cosa guardando una fotografia!

Nell’arco di un un mese ho celebrato sia l’anniversario della morte che della nascita di mio padre.
Celebrare il ricordo, di qualcuno che non c’è più, è un fatto antico, si fa da sempre, ed è tipicamente umano (non sono a conoscenza di animali che abbiano il culto dei defunti).
E in questo lasso di tempo ho pensato a quanta importanza abbiano i ricordi; quanto sia intensa la necessità di andare nel passato, a rivedere e ripensare a qualcuno che non c’è più (sia fisicamente o spazio-temporalmente).

Io sono fatta di ricordi (eheheh), che sono le mie radici e delineano ciò che sono diventata: una donna che apprende, cresce e muta nel tempo.

La memoria e l’emozione, sono così unite che quando mi sento felice, spaventata o afflitta, quasi sempre affiora un ricordo del passato: è una reazione affettiva che dimostra quanto peso abbiano i ricordi sulla personalità. Tutti i miei ricordi sono immagini del mio passato archiviate nel chip della memoria, sono riproduzioni in differita di un determinato momento, alle quali normalmente provo a dare un’interpretazione; tutte queste riproduzioni sono legate a una certa carica emotiva, sorrido, piango, mi struggo, mi eccito, provo nostalgia…

Ho capito che la memoria di qualcosa o di qualcuno spesso non è solo la capacità, limitata, di trattenere dati; per me la memoria è tempo, sono luoghi, ricordi, esperienze, relazioni in cui mi sono riconosciuta ed ho riconosciuto le altre persone.

I ricordi funzionano un po’ da carburante per il presente, non solo nella vita privata ma anche in quella professionale. I bei ricordi creano energia positiva, ripropongono sensazioni vissute nel passato e spesso danno la carica nel presente. È per me un mistero come funzioni ma concentrarmi sulle cose belle che mi sono successe mi ricarica le batterie di energia positiva quasi quanto progettare, pensare, sognare! Quest’energia non solo mi fa stare bene, ma secondo me aumenta le possibilità di reagire positivamente di fronte a degli eventi negativi.

Credo non sia sano vivere di ricordi, ma penso che i ricordi aiutino a vivere.

E mi chiedo anche perché nel tempo i ricordi sembrino scomparire dalla memoria e si confondano nella mente.
I volti delle persone care perdono i loro contorni netti, le immagini diventano via via un immaginario lontano.

E allora dove vanno a finire i ricordi????
Ci mettiamo una vita a costruirli ed in un zac-e-tac scompaiono.
La memoria è uno strumento eccezionale, una macchina complessa, che a suo piacimento è capace di dimenticare, cancellare, senza alcun preavviso.

Il passato è un bellissimo posto da visitare, ma non è l’ideale per viverci.

E se n’è accorto anche il signor Facebook, che ha “inventato” la modalità ricordi per far sì che possiamo tornare a “vedere e gioire” di avvenimenti passati. Le fotografie, i video, le storie tutte archiviate per benino. Grande signor Zuckerberg!
E così hanno sempre fatto scrittori, poeti, artisti e cantanti che emozionano “raccontando” i propri ricordi.
C’è una stretta interdipendenza tra memoria e scrittura, tra memoria ed arte.
Tenere viva la memoria di ciò che è passato è fondamentale per valorizzare le esperienze vissute, forse è per questo che ho sempre amato tenere un diario, e quando rileggo “le mie memorie” piene di ricordi scritti e fotografici, torno indietro per ricordare e a volte per migliorare il mio presente. Io avrei voluto scrivere di più perché ci sono cose che ho scordato, tipo alcune storie che mi raccontavano le mie nonne, le sensazioni dopo le prime parole o i primi passi dei miei figli, le battute di mio padre. le imprecazioni di mio nonno e così via.

Scrivere è stato per secoli il modo più sicuro per “tramandare” memorie e storia, con la scrittura sono stati resi indimenticabili anni ed anni di vita e di vite; ed alcuni scrittori, più di altri hanno tradotto le memorie in ricordi. Chi ricorda non è indifferente, mentre la memoria può essere anche un magazzino di date e di fatti. La memoria, poi, è tendenzialmente pubblica e storica, il ricordo è soprattutto intimo e affettivo: per esempio si commemorano i defunti, si ricordano i propri cari. Ricordo, lo dice la parola, chiama al cuore; la memoria è più una facoltà intellettiva.

Dal vocabolario


Fin dai tempi della scuola il tema del ricordo mi ha affascinata, da Omero e la tradizione orale, agli storiografi latini, fino a Foscolo, Leopardi, Levi, Pascoli, Ungaretti, Montale, D’Annunzio, Proust etc. Ma ho scelto alcune poesie non troppo conosciute e nemmeno tanto studiate a scuola.
Le ho scelte perché offrono “visioni” diverse di un unico argomento: la memoria ed il ricordo.

C’era

C’era, un po’ in ombra, il focolaio; aveva
arnesi, intorno, di rame. Su quello
si chinava la madre col soffietto,
e uscivano faville.

C’era nel mezzo una tavola dove
versava antica donna le provviste.
Il mattarello vi allungava a tondo
la pasta molle.

C’era, dipinta di verde, una stia,
e la gallina in libertà raspava.
Due mastelli, là sopra, riflettevano,
colmi, gli oggetti.

C’era, mal visto nel luogo, un fanciullo.
Le sue speranze assieme alle faville
del focolaio si alzavano. Alcuna
-guarda!-è rimasta.
(Umberto Saba)

gallina
Photo by cottonbro on Pexels.com

Ricordo

Ricordo una chiesa antica,
romita,
nell’ora in cui l’aria s’arancia
e si scheggia ogni voce
sotto l’arcata del cielo.

Eri stanca,
e ci sedemmo sopra un gradino
come due mendicanti.

Invece il sangue ferveva
di meraviglia, a vedere
ogni uccello mutarsi in stella
nel cielo.
(Giorgio Caproni)

Chiesetta
Photo by eberhard grossgasteiger on Pexels.com

Nel fumo

Quante volte t’ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
poi apparivi, ultima. E’ un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.
(Eugenio Montale)

stazione ferroviaria e bagagli
Photo by veerasak Piyawatanakul on Pexels.com

Amore di lontananza

Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.
(Antonia Pozzi)

Photo by Pexels.com


In me il tuo ricordo

In me il tuo ricordo è un fruscio
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.

E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

(Vittorio Sereni)

“E non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto”.

2 risposte su “ma dove vanno i ricordi?”

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