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Ritratti (a tratti)

mamma conosci Edward Hopper?

… sguardi di chi c’è dentro e vorrebbe starne fuori…

Ieri sera mio figlio, mentre chattavamo su WhatsApp, mi ha chiesto se conoscessi Edward Hopper, mi ha poi detto che sembra quasi rappresentare la società odierna: “sembriamo tutti dipinti di Edward Hopper”. Mi ha colpita questa sua analisi, io non ci ho mai fatto caso, i dipinti di Hopper li ho visti sul web o su qualche testo di storia dell’arte ma non avevo mai dato loro questa chiave di lettura. Curiosa come sempre, ho fatto qualche ricerca per capire ed ho trovato una valanga di riferimenti a questa interpretazione.

“Siamo tutti dipinti di Edward Hopper” è la frase che sta girando su tanti social, da Instagram a Twitter; frase scelta per accompagnare le opere dell’artista americano, considerate da molti simbolo dell’isolamento e della solitudine a cui siamo costretti dalla pandemia globale per il Covid-19. Nonostante Hopper sia morto nel 1967, oltre mezzo secolo fa quando invece son nata io, e abbia vissuto in un’epoca storica completamente differente, i suoi dipinti oggi raffigurano alla perfezione il disagio che tutti noi stiamo vivendo per il confinamento. Scene quotidiane dipinte con inquadrature fotografiche che parlano di solitudine non solo fisica ma anche psicologica.

Il termine “distanziamento sociale” sta avendo una considerevole impennata nelle ricerche online proprio mentre si accentua lo stato di emergenza da Coronavirus nel Mondo, non diminuiscono i morti, si parla già di una terza ondata primaverile e le persone vivono sempre di più in uno stato di disagio psicologico.

Siamo costretti a stare in casa e a rapportarci a noi stessi, a vivere diversamente i nostri spazi domestici e relazionarci con la nostra solitudine. Questo stato d’animo e le scene di disagio domestico che ne derivano sembrano essere le stesse già dipinte da Edward Hopper nel secolo scorso. Alcuni suoi lavori sembrano realmente rappresentare la situazione attuale di quarantena domestica o di solitudine di negozi e bar soprattutto nelle città soffocate dalle misure di sicurezza dovute al Covid-19.

Nei quadri di Hopper non c’è dialogo, non c’è condivisione. Quello rappresentato da Hopper è un mondo muto e malinconico.

Hopper è conosciuto in tutto il mondo principalmente per le sue scene di vita urbana negli interni domestici e nei luoghi pubblici di ritrovo (iconici spazi americani tipo bar, sale d’aspetto, androni di alberghi, teatri, ristoranti, drogherie, stazioni di servizio e sale cinematografiche) dove tuttavia si percepisce sempre silenzio e monotonia. Le immagini di persone, sole, in spazi impersonali, senza dettagli particolari, con occhiaie scure ed occhi incavati che guardano dalla finestra o verso il basso ricordano che lo stato predefinito dell’umanità è l’isolamento, e Hopper sembra quasi esaltarlo.

Mentre riguardavo alcuni suoi dipinti mi sentivo un po’ come se stessi guardando me stessa ed il mio attuale stato d’animo, i miei desideri, sogni e preoccupazioni. La sensazione di essere completamente soli e distanti: nessun contatto fisico e nemmeno visivo; i personaggi dei dipinti non si guardano nemmeno. Sono di una sconvolgente attualità.

CUCCIOLODiRUSPA | Edward Hopper: NIGHTHAWKS 1942

Nighthawks è forse l’opera più amata di Hopper nella cultura popolare (ha anche influenzato l’album live di Tom Waits del 1975 Nighthawks at the Diner); quattro personaggi in un locale, in una città vuota, come ci fosse il coprifuoco. Nighthawks (i nottambuli) rappresenta la solitudine di una grande città, New York, deserta, nel cuore della notte; il silenzio domina l’immagine, solo il barista, come sempre avviene, sembra comunicare, gli altri invece sono soli, anche la coppia è vicina ma solo fisicamente, entrambi fissano il vuoto davanti a sé. C’è contrasto tra luce e buio che dà l’impressione di rinchiudere i protagonisti in una “bolla di luce”. Gli avventori trasmettono un senso di incomunicabilità: pur essendo vicini, si ignorano, incapaci di relazionare, in un locale aperto nel cuore della notte, come se fossero separati da un’invisibile barriera di plexiglass.

CUCCIOLODiRUSPA | Edward Hopper SUNLIGHT IN A CAFETERIA 1958

Qualcosa di simile avviene in Sunlight in cafeteria : le persone non comunicano, vivono dentro il proprio spazio ed i propri pensieri, chiuse in un locale senza alcun rapporto con quanto c’è fuori che, peraltro, si intuisce appena. Nella scena sono rappresentati due individui, tutto è immobile; le figure che compaiono sulla tela non interagiscono tra di loro e sembrano disinteressate a quello che capita attorno, il loro sguardo punta lontano, chissà a cosa è rivolto. La malinconia e la drammaticità vengono messe in luce dal gioco di ombre che isola le figure dipinte che, nonostante si trovino nello stesso ambiente non comunicano tra loro. Sembrano essere sul punto di muoversi o parlare, ma non succede esattamente nulla. Se fosse un quadro dei nostri giorni potrebbe rappresentare proprio il distanziamento sociale attuato per contenere il virus: oggi nei locali pubblici non è permesso stare vicini, nemmeno al bancone per un caffè al volo!

CUCCIOLODiRUSPA | Edward Hopper MORNING SUN 1952

Morning sun ritrae una donna ( Jo la moglie del pittore che all’epoca di questo dipinto aveva 69 anni) che guarda fuori dalla finestra, un raggio di sole la illumina, la stanza è spoglia. Sola, in casa, seduta sul letto guarda il sole del mattino che entra dalla finestra con lo sguardo perso nel vuoto. Quante volte lo faccio, appena sveglia, con il desiderio di uscire ma con la volontà di essere più forte del desiderio.

Avere nelle scarpe la voglia di andare, avere negli occhi la voglia di guardare e invece restare prigionieri di un mondo che ci lascia soltanto sognare solo sognare…” cit

CUCCIOLODiRUSPA | Edward Hopper CHAIR CAR 1965

Il dipinto Chair Car rappresenta un vagone di un treno, ambiente chiuso nel quale filtra una leggera luce solare che spezza la monotonia. L’interno di uno scompartimento con quattro passeggeri in viaggio che sembrano completamente isolati tra loro come per sottolineare la solitudine che si può provare anche in presenza di altre perso. Incredibilmente attuale se, ai libri che i passeggeri tengono in mano, sostituissimo i telefoni cellulari; sono così distanziati, persi nei loro pensieri, senza fare nessun tentativo di interagire tra di loro, che potrebbe essere la rappresentazione di quanto avviene oggi su un Freccia Rossa.

Un secolo fa Edward Hopper nelle sue opere ha descritto un tipo di solitudine; una solitudine scelta e non imposta, ma che somiglia molto a quella che stiamo vivendo grazie alle misure di contenimento dovute al Covid 19, una solitudine che ci spinge a convivere a lungo con i nostri pensieri.

Ecco la potenza dell’arte e nel caso specifico la potenza della pittura di questo artista newyorkese; l’arte è senza tempo, al punto che, osservando un suo dipinto oggi, li associamo al nostro di tempo, alle distanze e alle malinconie delle nostre vite povere di contatti fisici e confinate dietro le finestre.

CUCCIOLODiRUSPA | Tom Waits NIGHTHAWK POSTCARDS

6 risposte su “mamma conosci Edward Hopper?”

Sempre profonda e dettagliata nelle descrizioni tanto da farci sempre più appassionare a questi tuoi articoli, diciamo al tuo blog. Io il dipinto Nighthawks ce l’ho fisso sul desktop ma, sinceramente, non mi sono mai soffermato su questo lato, diciamo “oscuro”, e della intrinseca sconvolgente attualità delle sue opere. Effettivamente basta sostituire i libri con i cellulari e diventa storia attuale. Veramente un altro bellissimo articolo.
Grazie Sabrina.

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