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incontri 25/06/2020

Mentre curiosavo qua e là, sentivo in lontananza due indistinte voci femminili, parlavano tra di loro il dialetto così particolare che si parla qui, una lingua dalle caratteristiche originali, un linguaggio ibrido..

A volte mi sveglio e capisco all’istante che sarà un BUONGIORNO, che sarà un giorno buono. Ho aperto gli occhi e sentito cinguettare i passeri, li immaginavo intenti a “far colazione”, come noi umani, conversare e pianificare il loro tempo. 

Mi sono alzata e sono andata in cucina a farmi il caffè. 

Il primo caffè della giornata è il più importante: come tutte le persone di mezza età ho le mie fisse, ho i miei rituali; prima di tutto bevo un bicchiere d’acqua ghiacciata per ingoiare le mie vitamine, gli omega 3, la cimicifuga, il magnesio, il potassio, la sviluppina, la curcuma, la moringa; quindi preparo la caffettiera che mi ha donato mia madre.

Aprire il barattolo del caffè è la prima gioia della giornata, l’aroma mi solletica l’olfatto e sospirando a pieni polmoni annuso l’aria come un segugio. 

Tornando a bomba, stavo dicendo che oggi ho capito subito che sarebbe stata una bella giornata: ma, mentre trafficavo con la caffettiera, mi è caduto il filtro pieno di fondi e si è depositato in ordine sparso sul pavimento. EH NO, non ci voleva, era partita bene, col risveglio accompagnato dal cinguettio giulivo ed armonico dei passerotti!

A quel punto ho pensato di fermare la “sfortuna”: finito di bere il caffè, dopo essermi vestita approssimativamente, sono uscita a fare un giro in giro per Malcesine.

Giunta in piazza Cavour ho ammirato l’Atelier dell’artista, perfettamente a suo agio nella scenografica casa rossa, poi ho bevuto un caffè (peraltro buonissimo) con i due simpatici amici della pizzeria al taglio di fronte al Picalof, e poi mi sono diretta poi verso il Castello passando proprio attraverso il Picalof .

CUCCIOLODìRUSPA | Particolare di un disegno di Elisa Vedovelli

Dopo aver incrociato i soliti gatti, alcuni curiosi, altri schivi, altri acrobati, tutti comunque eleganti già di primo mattino, ho osservato la torre del Castello da ogni prospettiva; mi piaceva, controluce, con le nuvole a farle da corolla. Mentre curiosavo qua e là, sentivo in lontananza due indistinte voci femminili, parlavano tra di loro il dialetto così particolare che si parla qui, una lingua dalle caratteristiche originali, un linguaggio ibrido, una mescolanza che testimonia influenze venete (ovviamente) ma anche trentine e lombarde. Stavo così, assorta nei miei pensieri, ascoltando le voci delle due donne, e repentinamente il mio sguardo si è fissato su un piccolo giardino che avrò visto centinaia di volte ma (sigh) non ho mai guardato. Nel giardino c’era una signora dai capelli candidi e dal volto gentile; la sua testa canuta emergeva dalla foresta spettinata e meravigliosa del giardino. Fiori, erbe, cespugli, vasi, un’Ape car, ortensie, e ben 4 galline. Non mi ero mai accorta ci fosse questo angolo favoloso (con le galline) accanto al Castello; ho chiesto di poter entrare, e la signora dallo sguardo gentile, sorridendo senza dire parole, mi ha accolta per poi sparire nel verde.

CUCCIOLODiRUSPA | La Torre, i fiori, le nuvole….

Mi sono fermata lì qualche minuto, e mentre la signora riprendeva a conversare con l’amica affacciata alla finestra, io mi sono lasciata trasportare in un’altra dimensione, godendo le voci antiche, i colori sgargianti dei fiori, le galline che razzolavano e la luce giovane del mattino.

Uscita dal giardino incantato ho camminato in direzione del Castello, per raggiungere uno dei punti che più amo, un piccolo belvedere, attiguo all’ingresso principale, da cui si gode una vista bellissima sul lago, sulle montagne “dall’altra parte” e sulla spiaggia di Posterna teatro di amori, bagni e spensieratezza.

La giornata si è raddrizzata.

CUCCIOLODiRUSPA | ‘Na vòlta gh’éra… Fiabe del Garda


Per chi volesse sapere perché il Picalof si chiami così riporto pari pari le parole di un bel libretto, regalatomi qualche anno fa:

‘Na Vòlta gh’éra… Fiabe del Garda,

di Giorgio Vedovelli e Maria Luisa Cappellari.

Illustrazioni di Elisa Vedovelli

La storia del Pica Lòf


Tanto tempo fa vi fu un inverno freddissimo, con molta neve sulla montagne. I lupi non riuscivano più a procurarsi da mangiare e una brutta notte scesero verso il paese di Malcesine. Entrarono nelle stalle e cominciarono a far razzia, sgozzando vitelli e riempiendosi la pancia di galline e conigli. Un lupo, più maldestro degli altri, o forse più affamato, fece parecchio rumore, tanto da svegliare i contadini. Costoro, infilatisi i pantaloni, scesero a vedere cosa stesse accadendo. Accortisi del lupo, si armarono di forche e roncole e lo inseguirono, decisi a fargliela pagare cara. L’animale cominciò a correre per le vie del paese e ad un certo punto si infilò in una viuzza che si trovava nei pressi del Castello. Questa stradine era così stretta e la pancia del lupo così gonfia che l’animale non riusciva ad andare nè avanti nè indietro e rimase strozzato. Da allora questa via viene chiamata Pica lòf (strozza lupo) e si dice sia la più stretta del mondo.”

informatrice: Lombardi Angeluccia

5 risposte su “incontri 25/06/2020”

Le voci degli anziani sono come un libro, a volte pieni di pagine ancora non lette e per questo è bene soffermarsi e parlare con loro. Leggendo il tuo articolo, anche io ho pensato che oggi sarebbe stato un “bel giorno” e così sarà, anche se spesso la strada sembra stringersi così tanto da non farci passare…come Pica Lòf. Fantastica come sempre.

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