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Il mondo in negozio

Stare fermi, con gli occhi aperti e l’anima pronta e veder sfilare il mondo intero. Dai boschi della Romania fino al deserto del Qatar, una giornata intensa di incontri, connessioni umane e una genuina riflessione sulla bellezza che abbiamo la fortuna di avere, gratis, ogni giorno

Dicono che viaggiare apra la mente, ed è magnifico. Ma vogliamo parlare della fortuna pazzesca di viaggiare gratis, ovunque, mentre stai lavorando? Senza valigie da fare, code ai controlli o ritardi dei treni. Ieri il mondo ha deciso di fare un raduno spontaneo proprio dentro il negozio dove lavoro, regalandomi una di quelle giornate intense che lasciano addosso una ricchezza incredibile e un sorriso sornione.

Tutto è cominciato con il ritorno di alcuni clienti tedeschi. In questi giorni da loro ci sono le vacanze di Pentecoste, il loro Pfingstmontag, e ne approfittano per fare un luuuuungo ponte d’inizio estate. Quando entrano da NSG CONCEPT STORE, per me parte una sfida bellissima con me stessa: faccio di tutto per ricordarmi chi siano. E mano a mano che parlano, che si avvicinano, sento il mio cervello che fa uno scatto, si riattiva e ripesca quel piccolo particolare, quel dettaglio dell’anno prima che li fa sentire immediatamente riconosciuti, ricordati e, in un certo senso, amati. Non sono solo clienti; sono pezzi di storia che ritornano.

Poco dopo, un altro ritorno che mi ha scaldato il cuore: è passata a salutarmi una simpaticissima cliente del Tennessee che era stata da noi in negozio lo scorso anno. È stato come ritrovare un’amica! Chiacchiere, aneddoti, abbracci. Non abbiamo potuto fare a meno di scattare una foto insieme sulla nostra bellissima panchina, quella che teniamo in negozio strategicamente posizionata per far riposare uomini, mariti e figli adolescenti totalmente occupati a smanettare sul telefono mentre le donne esplorano.

La nostra panchina

Poi la giornata ha preso una piega da favola, letteralmente. Sono entrate tre ragazze che arrivano da Limone, dove lavorano: due argentine e una rumena. In negozio abbiamo un cagnolino verde, la riproduzione fedele di un bassotto. Appena la ragazza rumena lo ha visto, le sono brillati gli occhi e ha esclamato un nome strano, tipo “Patrocla” o “Petricle”. Lì per lì i nomi sono un po’ rotolati tra le nostre lingue diverse, ma scavando è venuta fuori una meraviglia: un cagnolino come il nostro, un bassottino dal musetto simpatico, è il protagonista di un grande classico della letteratura rumena per ragazzi del 1926, Dumbrava minunată (“Il bosco incantato”). La storia parla della piccola Lizuca, una bimba che scappa di casa per andare dai nonni e attraversa un bosco magico protetta e difesa proprio dal suo fedele bassotto, che si chiama Patrocle! Che storia incredibile. Ascoltandola, sono volata in quel bosco in un secondo, e mi è venuta voglia di leggere questa bella storia.

Patrocle ed io

Ma la particolarità di questo viaggio da ferma è che si passa da un’atmosfera all’altra in un battito di ciglia. Subito dopo è entrata una coppia della Germania del Nord, vicino a Brema. Lui gigantesco, quasi vichingo d’aspetto (barba lunga, alto e robusto, voce stentorea), lei bionda, con un’aria da atletica professoressa americana, sveglia e poliglotta. Si sono guardati intorno e mi hanno detto che in negozio c’era un bellissimo mood, che adoravano lo style, l’ambiente e la musica. Io, al solito, ero in modalità “karaoke on”: canticchiavo sovrappensiero tra me e me, ma evi­dentemente non proprio sottovoce! Con loro ci siamo fermati a chiacchierare di quanto Malcesine sia splendida, ma di come negli ultimi anni stia diventando un po’ meno “autentica”. Dicevano che in realtà tutto il lago soffre un po’ di questa cosa: paesi meravigliosi ma omologati, centri storici puliti, lucidi, perfetti ma un po’ fasulli, pieni di niente. Manca la reale atmosfera del paese abitato, non c’è traccia di “stanziali”. Niente finestre aperte con la vecchina che controlla la via, niente balconi pieni di fiori spontanei, niente panettiere di fiducia o la lavanderia di quartiere. E a dire il vero è una riflessione che condivido ampiamente: non è solo il lago, ormai è tutta l’Italia, più o meno, che sta perdendo la sua anima più vera a favore di centri storici “da turista touch’n go”

E poi, l’immancabile gancio col cuore: sono entrati due ragazzi di Boston. Una bella coppieta di giovani, dell’età circa dei miei ragazzi. Ogni singolo giorno entra qualcuno che, anche solo per un secondo, con l’accento o con la provenienza, mi avvicina col pensiero al mio “figliolo americano”, e la testa vola oltreoceano. Quando, dopo gli acquisti, se ne stavano andando, li ho salutati sfacciatamente dicendo loro “make love”… e sono scoppiati in una fragorosa risata! Una botta di vita bellissima.

Le tazzine dei ragazzi di Boston

Il gran finale della giornata è arrivato con tre ragazze del Qatar: una mamma che sembrava la sorella maggiore e due figlie. Erano gentili, curiose, girovaghe, con i loro capi coperti ma con i volti aperti in un sorriso grandissimo, gli occhi scuri e profondi pieni di una rispettosa curiosità per il nostro paese. Mi hanno raccontato dí essere rimaste incantate dall’acqua corrente ovunque, dalla densità degli alberi, dalle montagne che si tuffano nel lago, e se ne sono uscite con una frase che mi ha fulminata: “Noi abbiamo il denaro, ma tu hai tutto questo”. Ecco, in quel momento mi sono sentita incredibilmente, immensamente ricca. Hanno i soldi, quelli veri, manca loro tutto questo. E io ce l’ho qui, davanti agli occhi, ogni giorno. Gratis.

Quando ieri sera ho girato la chiave nella toppa e sono tornata a casa, ho sorriso da sola. Che giornata pazzesca. Ho girato il mondo, ho attraversato l’Atlantico, ho camminato nei boschi della Romania e ho guardato il lago con gli occhi del deserto. Il tutto senza muovermi di un millimetro, semplicemente accogliendo la vita che entrava dalla porta.

Mica male come viaggio, no?

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