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La notte di San Lorenzo a Campo

San Lorenzo, un borgo medievale, un tributo a Guccini e… un evidenziatore umano tra il pubblico. Il racconto di una serata improbabilmente perfetta in occasione del mio (ritardato) compleanno.

Stella mi aveva fatto un regalo meraviglioso per il compleanno, a maggio, che però ho “scartato” solo il 10 agosto.
Per festeggiare insieme, ha scelto per me una serata magica in un posto che amo: Campo, borgo medievale nel comune di Brenzone sul Garda.

Prima del concerto

Qui, nella settimana di San Lorenzo, tra gli ulivi dinoccolati, si allestisce un palco che ospita concerti in un vero e proprio anfiteatro naturale.

Il tributo a Guccini

Quella sera eravamo lì per assistere a un concerto speciale: il tributo a Francesco Guccini, suonato dai suoi stessi musicisti, i Musici.
Artisti non più giovanissimi, ma con una maestria che il tempo non ha scalfito, anzi. Quando siamo arrivate c’era ancora chiaro e il palco, un tripudio di strumenti, era pronto a prendere vita.

Ad un tratto, quando la luce del giorno ormai se ne era andata, sul palco salì un uomo, un po’ curvo e canuto. Si sedette e, con un accento che mescolava l’Emilia a un retrogusto esotico (scoprii poi che era argentino), iniziò a parlare con la chitarra in grembo.
Juan Carlos, così si chiamava, era il chitarrista, personaggio a tratti comico, a tratti “cringe”, ma di una simpatia contagiosa.

A poco a poco, gli altri musici lo raggiunsero: tastierista, batterista, sassofonista/percussionista e bassista.

Racconti, risate e poesia sotto le stelle

Il concerto iniziò.
Juan Carlos introduceva ogni brano con aneddoti esilaranti: l’ubriaco nell’osteria col gatto sul tagliere e l’affettato “a coltello” (perché era un’osteria per poveracci), oppure i messicani e la locomotiva; e poi via a canzoni come Il frate e Autogrill.

Non la vedi, non la tocchi, oggi la malinconia

Il pubblico era attento e silenzioso, immerso in quell’atmosfera surreale, illuminata da stelle cadenti e lampadine dalla luce arancione tra gli ulivi argentati.
Juan Carlos, con il suo mix di origini sudamericane e parmigiane, faceva battute persino su Trump, paragonando il suo “Make America Great Again” a un ironico “Fare Italia grande ancora”.

Musici, manca Vince, 👉🏻

Emozioni pure

Durante la canzone La locomotiva mentre Juan Carlos recitava le prime parole — Non so che viso avesse o come si chiamava — un neonato accanto a noi si mise a piangere.
Quel suono atavico e inaspettato si mescolava alla brezza che qui chiamano Montes, rinfrescandoci il volto.

Il cielo era incredibilmente brillante, quasi fosse Natale. Sbrilluccicava.
Eravamo tutti lì, sdraiati sull’erba, ad ascoltare.

Ad un nuovo inizio di canzone Juan Carlos si scusò per la sua chitarra “smemorata” e attaccò La bambina portoghese. Poi, dopo aver scherzato: “Grazie mille, come disse Garibaldi ai suoi…”, le prime struggenti note di Il vecchio e il bambino.

Fu pura emozione: mi scesero le lacrime ricordando quando, a 11 anni, prendevo lezioni di chitarra e cantavo meglio di come suonassi (canto malissimo, immagina come suono).
E di nuovo, le lacrime tornarono su Cyrano.

Non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
Per colpa o per destino le donne le ho perdute
E quando sento il peso d’ essere sempre solo
Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
Ma dentro di me sento che il grande amore esiste

Viaggi sonori

L’atmosfera cambiò con Asia: …una canzone che, già dalle prime note, sembra aprire un varco verso una giungla incantata, dove animali invisibili lanciano richiami, fischi e suoni misteriosi, avvolgendo chi ascolta in un vortice di suggestioni.

Fra fiori tropicali, fra grida di dolcezza
La lenta lieve brezza scivolava
E piano poi portava frusciando fra la rete
L’odore delle sete e della spezia


E poi arrivò la fine e il tempo di un’ultima battuta di Juan Carlos: se il concerto fosse durato oltre mezzanotte, sarebbero diventati vampiri, mentre Vince Tempera (il tastierista) si sarebbe trasformato in lupo mannaro.

Quando il concerto terminò, tutti chiedemmo il bis. I musicisti, tutti strepitosi, tornarono sul palco per Dio è morto, canzone potente, di protesta purtroppo sempre attuale che cantammo un po’ tutti urlando sottovoce.

La discesa e… l’evidenziatore

Terminato il concerto, scendemmo verso il paese. Una passeggiata in discesa, illuminata solo dai cellulari e dalle stelle.

Il borgo di Campo, di notte, è sempre suggestivo.
E la compagnia di Stella ha reso ogni istante speciale.

Dopo il concerto

Già dall’inizio ero divertita: Stella era venuta a prendermi in scooter e mi aveva prestato un casco giallo fluo.
Abbinato alla mia t-shirt azzurro-turchese, mi trasformava in un gigantesco evidenziatore.
Un look perfetto per una serata indimenticabile. Che serata meravigliosa, Stella.
Il tuo regalo è stato un’esperienza indimenticabile: musica, stelle e amicizia.

Un casco fluo, un’amica speciale e una colonna sonora perfetta, tutto questo a Campo.

Il palco era in un angolo così sospeso nel verde che sembrava un miracolo: il nome Teatro degli Ulivi è azzeccato, la natura qui è davvero tutt’uno con gli artisti.

📍 Lo sapevi? Il Teatro degli Ulivi

Il Teatro degli Ulivi è un anfiteatro naturale immerso tra alberi secolari, nel borgo medievale di Campo, a Brenzone sul Garda. Qui, la natura fa da scenografia e le stelle da luci di scena. Ogni estate ospita concerti, spettacoli e serate speciali come quella della Notte di San Lorenzo.
Un posto in cui, più che sederti, ti lasci cullare dall’atmosfera.

2 replies on “La notte di San Lorenzo a Campo”

Ciao Sabrina, ogni volta che ti leggo è come aprire una finestra su un paesaggio nuovo, pieno di luce e di emozioni. Le tue parole scivolano dolci, come carezze sull’anima, e lasciano il cuore un po’ più leggero. Grazie per saper emozionare così, semplicemente con la tua penna.

Con stima e affetto Piera☀️

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