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Sapori (ricordi e desideri)

per chi suonano le campane?

Le campane hanno un suono familiare e rassicurante.
Alcune sono giulive e sbarazzine, altre più cupe e seriose.


BUONGIORNO!

Ho assistito ad una conversazione che mi ha fatto riflettere. Mentre mi trovavo in coda fuori dall’ufficio postale suonavano le campane ed il signore accanto a me in coda ha esclamato:
“perbacco sono le nove”. . .
la signora dietro di me ha ribattuto:
“sono le nove e dieci e questa è una campana a morto”. . .
la signora ha puntualizzato:
“è morta una donna, i rintocchi sono più delicati, meno forti”. . .

Queste piccole cose preziose le stiamo perdendo per strada.
Io nemmeno lo sapevo che ci fossero diversi tipi di scampanellamento; inconsciamente lo sapevo, ma non ci ho mai pensato.

La campana del villaggio

Dopo questa conversazione, la mia mente che vola pindarica qui e là, mi ha portata a canticchiare una vecchia canzone della Schola Cantorum, che risale al 1975.
Questa vecchia canzone è la cover di Les trois cloches un pezzo francese interpretato anche da Edith Piaf ed in inglese dai The Browns (con il titolo The three bells). Era già stata incisa in italiano con lo stesso testo nel 1968 dagli Hoods e poi ripreso dalla Schola Cantorum. Il testo della canzone
(scritto da Luciano Beretta poeta, scrittore e paroliere, adottato dal paese di Garda che mio padre conosceva e stimava molto)
è chiaro e semplice: si illustra la vita dell’uomo e le sue stagioni principali, viste attraverso il suono delle campane: quello dedicato alla nascita
“là cala il vento nella valle, un mattino come tanti nasce un uomo”,
al matrimonio
“la promessa di una vita che sarà divisa in due”
e della morte
“un riposo tanto grande non l’aveva avuto mai”.

Se ci penso è verissimo.
Le campane hanno scandito le ore di tante mie giornate ed hanno accompagnato molti periodi della mia vita. Ovviamente è stato possibile perché ho sempre vissuto in piccoli paesi; ora vivo qui con il campanile sovrastato solo dalla torre del castello che a volte “suona le campane”.

In molti posti le campane tendono a non suonare più e comunque quando rintoccano nessuno riesce ad ascoltarle perché soffocate dal frastuono del traffico e dal logorio della vita moderna. Ma i miei ricordi vanno grati al suono delle campane che un po’ scandiva la vita nel paesino dove sono cresciuta e che io ascoltavo come fosse un richiamo giornaliero.
Era come se le campane dessero il ritmo al passare del tempo donando alla comunità un vero linguaggio di comunicazione a distanza.
Un po’ come un telefono senza fili. . . 😉

Le campane sono strumenti capaci di essere interpretati da tutti, parlano una lingua universale che racconta gioie e dolori quasi a scandire l’esistenza di ognuno di noi.

Il loro suono ha la capacità di radunare un intero paese e di chiamarlo a raccolta a qualunque ora. Probabilmente è uno dei suoni a cui siamo più abituati noi italiani che siamo circondati da chiese. Le sentiamo più volte al giorno e ci ricordano momenti di festa e lutti. Il loro suono si sente in lontananza e riporta a un tempo antico, quando erano i loro rintocchi a scandire le ore lavorative dei nostri avi mentre lavoravano i campi, ricordavano loro quando tornare a casa per il pranzo o a prepararsi per la messa domenicale.

E le campane nella notte? quante volte in preda all’insonnia d’amore contavo le pecore e le capre ed aspettavo con ansia i rintocchi della campana della messa del mattino.

Le campane hanno un suono familiare e rassicurante.
Alcune sono giulive e sbarazzine, altre più cupe e seriose.
Come mi ha ricordato la signora all’ufficio postale, le campane rintoccano in modo diverso a seconda delle circostanze. La combinazione dei loro suoni esprime sentimenti diversi: timbro, ritmo, numero dei colpi, durata del suono richiedono attenzione ed ascolto per essere compresi.

Ci sono canzoni e poesie che parlano di campane

Ce ne sono tante e belle! Ne riporto qualcuna, come sempre, perché mi piace scoprire cose che non conosco!

Di canzoni italiano ce ne sono molte a me sconosciute eccezion fatta per Fra Martino Campanaro e Sento le Campane; mi sono tornate in mente però Hells Bells, Jingle Bells, Tabular Bells ed anche una vecchia canzone disco di Anita Ward che si intitola Ring my Bell.
Poi ho trovato un bell’articolo di The Guardian che parla proprio delle canzoni con le campane (per chi volesse leggere l’articolo):
readers recommend songs about bells results.

Veniamo ora a qualche poesia: inizio da un poeta crepuscolare che non conoscevo, si chiama Mario Venditti, la poesia si intitola
La Campana che ammonisce

La campana che ammonisce
Suona la seconda volta
e suonerà poi la terza
questa campana che sferza
l’anima di chi la ascolta.
Se l’eco tale non fosse,
parrebbe un giorno d’ aprile :
ha un che di primaverile
la vitalba a foglie rosse ;
e il sole ha troppi diademi
perché dian perle i nostri occhi;
e innanzi ai nostri ginocchi
sembran rose i crisantemi.
Ma forse tale è la squilla
proprio per questo: diversa
sarebbe ad aria non tersa
e a vitalba non vermiglia.

da “Il cuore al trapezio”, 1921

Ed eccone una famosissima di Walt Whitman: Oh Capitano, mio Capitano

O Capitano! Mio Capitano!
Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;

ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.

O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgi – per te è issata la bandiera – per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri – per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;

ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.

Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave è all’ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;

esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto.

Poesie scelte: WALT WHITMAN, O Capitano! Mio Capitano! (O Captain! My Captain!), 1865.

Ho trovato anche una bella citazione di John Donne:

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te.

[Any mans death diminishes me, because I am involved in Mankinde; And therefore never send to know for whom the bell tolls; It tolls for thee].

John Donne, Devotions upon Emergent Occasions, 1623

Ho trovato anche una simpatica citazione di Filippo Tommaso Marinetti,
mi è piaciuto il verbo “sgonnellare”

Le campane sgonnellano su e giù come ragazze sull’altalena.

 

Filippo Tommaso Marinetti da L’Alcova d’Acciaio

Ce ne sono molte altre, ma non ho voglia si scrivere un’antologia! ❤

A Rovereto, a pochi km da qui, c’è la campana della pace, in memoria dei caduti di tutte le guerre.
Fusa con il bronzo dei cannoni delle nazioni partecipanti alla Prima guerra mondiale, è la campana più grande del mondo che suoni a distesa.
Ogni sera al tramonto i suoi cento rintocchi sono un monito di pace universale.

e per finire

Anche Dio crede nella pubblicità; infatti ha messo campane in ognuna delle sue chiese.

(Sacha Guitry)

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