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Sapori (ricordi e desideri)

scrivimi

servirà a sentirti meno fragile

Una riflessione su come è cambiata la scrittura.

Qualche giorno fa ho partecipato ad un webinar tenuto da una relatrice straordinaria: Patrizia Menchiari che ha parlato di scrittura, di parole e di cuore.

Dopo l’interessante lezione ho riflettuto molto.

Patrizia Menchiari è stata incisiva, carismatica, breve ed intensa.

Mentre iniziava a parlare, ero allibita: mi sembrava dicesse delle castronerie e mi stavo anche irritando. Poi invece ho prestato attenzione alle sue parole, senza preconcetti e senza pregiudizi. Da quel momento in poi mi si è aperto un mondo. Tutto ciò che ha detto nel webinar e tutto ciò che ho letto nel suo straordinario libro* ha improvvisamente sciolto i miei dubbi e fatto chiarezza su una serie di perplessità che mi disturbavano (*per chi fosse interessato il libro di cui parlo è Cardiomarketing).

Io amo scrivere, da sempre.

Il binomio carta e penna mi si addice, perfettamente. Nella mia borsa non mancano mai un taccuino, una penna, un libro (ed un rossetto perché sono un cucciolodiruspa vanitoso).

Ho analizzato il mio modo di scrivere, lo stile che uso ed ho sempre usato, ed ho capito le sue argomentazioni.

Scrivere bene è farsi comprendere: non significa usare paroloni incomprensibili e periodi con 1237 subordinate. Ricordo che, ai ragazzi che aiutavo a comporre i temi, consigliavo sempre di scrivere frasi brevi, di non arruffare il discorso e di essere semplici. Il lessico e la proprietà di linguaggio sono importanti più delle frasi ridondanti e scritte in burocratese.

Scrivere in modo semplice, comprensibile, fresco e veloce non significa scrivere male, anzi. Coco Chanel lo diceva riferendosi alla moda e Bruno Munari (genio assoluto) diceva queste parole che riporto pari-pari:

tratto da: “Lezioni di creatività”:

“Complicare è facile, semplificare é difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’é in più della scultura che vuol fare. Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura? Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità. Eppure quando la gente si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente: “questo lo so fare anche io”,  intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie. In realtà quando la gente dice quella frase intende dire che lo può rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima.
La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: “quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte”.
Bruno Munari

I millennials comunicano in modo differente.

Ci troviamo in un momento particolare della storia: i millennials e le nuove generazioni sono sempre connessi e usano continuamente lo smartphone. Parlano per immagini più che per parole e vogliono essere coinvolti e intrattenuti.

Comunicano con emoticon, GIF, abbreviazioni e acronimi; è normale l’evoluzione delle forme di comunicazione come è normale anche la crescente diversificazione tra l’utilizzo della parola su carta e in digitale. Per loro è naturale, avviene spontaneamente.

Invece, prima dell’arrivo dei computer, quando si terminava la scuola, l’unica ragione per scrivere (e si usava la penna) era per tenere dei diari o comporre lettere (io sono specializzata in entrambe le arti!!!). Le eccezioni riguardavano solo chi sceglieva dei lavori legati alla stesura di testi come il giornalismo, l’avvocatura o l’insegnamento.

Fino a non molti anni fa scrivere era piuttosto laborioso, specialmente quando si aveva a che fare con testi lunghi. Scrivere significava organizzare il pensiero in modo molto lineare perché cancellare, aggiungere o eliminare delle parti del testo era piuttosto complicato.

Ricordo la fatica di scrivere una lettera commerciale a macchina, tipo le lettere che inviavo ai clienti dell’albergo per Natale o quelle in risposta alle loro lettere di prenotazione. Era un casino, ed erano compiti riservati a “chi ne sapeva”, io avrei voluto avere una segretaria che lo facesse per me o essere brava con l’Olivetti lettera 22 rosa antico che mio nonno aveva in ufficio.

Photo by Pixabay

Ora scriviamo tutti.

Bene. la scrittura è stata sdoganata, con pro e contro, ovviamente. Faccio ancora molta fatica a leggere frasi con i tempi verbali sbagliati o con errori di grammatica e di sintassi, ma sono felice che ormai tutti scrivano. Ringrazio la tecnologia. Infatti la scrittura ai giorni nostri, con l’avvento dei computer e di internet, è molto diretta. Non solo è facile aggiungere o eliminare frasi e concetti ma è possibile correggere i testi man mano che si avanza con la stesura. Da qualche tempo esiste perfino un sistema che aiuta a limitare gli errori ortografici (ma un minimo di conoscenza della nostra lingua è opportuno averla).

Lo stile in cui si scrive, con l’arrivo dei social network, è cambiato rispetto al passato. I social (ed anche le mail) infatti richiedono testi brevi e sintetici che siano in grado di trasmettere velocemente l’essenza del concetto. Mica cazzabubbole!

Questo è logico.

Con tutte le notizie che l’uso di internet ci consente, nonostante la curiosità di informarsi, l’attenzione si mantiene alta per poco tempo. Ecco perché la scrittura ai giorni nostri si “comprime”, diventando più diretta e sintetica pur non perdendo però il suo ruolo di comunicare informazioni. Oggi grazie all’uso di internet (mail-WhatsApp, Facebook, Tweeter) le persone riescono a scrivere molto meglio che nel passato, perché la scrittura è diventata trasversale: è alla portata di tutti.

Anche se l’uso di Internet ha dei risvolti negativi sulla cultura generale, (non ne parlo qui, ma prossimamente lo farò) i giovani di oggi riescono facilmente a essere chiari e sintetici molto più dei “non giovani” che hanno un retaggio culturale che ritiene la scrittura prerogativa di pochi.

Non solo. I millennials specialmente riescono a cambiare facilmente lo stile della loro scrittura, variando dal formale all’informale con grande disinvoltura, a seconda delle necessità. Mica cazzabubbole bis!!

Il progresso tecnologico quindi ha fatto bene anche alla scrittura. Io, grazie ad Internet, ho scoperto il piacere di condividere ciò che scrivo. In passato scrivevo su diari o su fogli di carta che spessissimo inviavo ad amici, parenti, amanti ed amori. Ne ho scritte di lettere e ne ho ricevute anche, tante. Le conservo in una vecchia valigia in legno intrecciato, perché le parole contano!

valigia di lettere
La valigia di lettere

E continuo ad aver voglia di una lettera scritta a mano come una volta. Continuo a desiderare di trovare nella buca delle lettere una busta che contenga un foglio pieno di sillabe, di frasi, di pensieri scritti lentamente e con cura, cercando le parole. Il problema è che spesso anche le comunicazioni non lavorative hanno lo stesso registro colloquiale di una chat. E allora vado in crisi, un piede nel passato e nella classicità e l’altro nel futuro. Vorrei una lettera di carta che iniziasse con “mia adorata” oppure con “cara amica mia “! Ahahahah.

Amo le parole, i linguaggi e le lingue. Sono consapevole che si debba andare avanti; per lavoro e per velocizzare le comunicazioni è giusto sintetizzare e semplificare, però restando sempre fedeli alla bellezza della nostra lingua. Se la lingua scritta sta somigliando sempre più a quella parlata credo che ci sia un’unica soluzione: imparare a parlare correttamente.

Passo e chiudo pensando ad una vecchia canzone di Nino Bonocore, che diceva:

Scrivimi
Quando il vento avrà spogliato gli alberi
Gli altri sono andati al cinema
Ma tu vuoi restare sola
Poca voglia di parlare allora
Scrivimi
Servirà a sentirti meno fragile
Quando nella gente troverai
Solamente indifferenza
Tu non ti dimenticare mai di me
E se non avrai da dire niente di particolare
Non ti devi preoccupare
Io saprò capire
A me basta di sapere
Che mi pensi anche un minuto
Perché io so accontentarmi anche di un semplice saluto
Ci vuole poco
Per sentirsi più vicini
Scrivimi
Quando il cielo sembrerà più limpido
Le giornate ormai si allungano
Ma tu non aspettar la sera
Se hai voglia di cantare
Scrivimi
Anche quando penserai che ti sei innamorata…


2 risposte su “scrivimi”

Per me il legame tra penna e pensiero è ancora imprescindibile, per lo meno quando voglio scrivere qualcosa di più di un semplice post acchiappa like!
Scrivendo la mano segue il movimento dei pensieri, una magia che in me non s’innesca con il semplice picchiettio della tastiera.
Sarò antiquata ma a me piace ancora così!

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..che meravigliosa visione.. Hai ragione, anch’io, quando scrivo a mano, sento la magia. La penna che scivola sul foglio, le lettere delle parole che sono sempre diverse e seguono i miei pensieri. Concordo con te: non è la stessa cosa!

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