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la solitudine di Eleanor Rigby

…indossa quel viso che tiene in un barattolo vicino alla porta e sopravvive aspettando qualcuno che mai arriverà…

Il 5 agosto 1966 i Beatles pubblicarono il loro settimo album, Revolver. Un pezzo si distingueva da tutti gli altri per la melodia malinconica e per il testo tragico: sto parlando di Eleanor Rigby, che conosco da sempre, ma che ho ascoltato “veramente” solo quando l’ho sentita cantare da una cantante italiana, accompagnata alla chitarra e al contrabbasso da altri due musicisti, anche loro italiani. Solo in quel momento ho prestato attenzione alle parole della canzone: ho cercato il testo, l’ho letto e l’ho tradotto. Spesso io canto le parole ad minkiam, senza capirle.

In questo particolare momento credo che la domanda

Da dove vengono e a chi appartengono le persone sole?

sia più che legittima.

Dal web immagine
“ALL THE LONELY PEOPLE WHERE DO THEY ALL BELONG”

“ALL THE LONELY PEOPLE / WHERE DO THEY ALL BELONG?”

La canzone comincia con un’esortazione: Look at all the lonely people (“guarda tutte le persone sole”), dove la solitudine non è intesa come assenza di una relazione d’amore, ma come una condizione esistenziale che blocca ogni tentativo di rapporto con l’altro. Arriva poi la descrizione di due persone sole: Eleanor Rigby e Father McKenzie.

La prima strofa parla di Eleanor e descrive una scena in cui la donna sta raccogliendo il riso dal pavimento di una chiesa dove si è celebrato un matrimonio. L’immagine della chiesa evoca uno stato di fortissima solitudine, in contrapposizione alla festosa combriccola del matrimonio, momento di gioia per antonomasia: Eleanor raccoglie il riso gettato in una chiesa ormai vuota. Praticamente osserva l’esistenza felice degli altri, che per lei è impossibile vivere. La sua è una vita vissuta nell’anonimato, osservando la leggerezza serena di chi la felicità la vive davvero. Sempre con la vana speranza che, prima o poi, qualcuno arrivi a portarla via dalla sua esistenza grama, grigia e piena di vuoto.

Eleanor, per uscire, indossa quel viso che tiene in un barattolo vicino alla porta e sopravvive aspettando qualcuno che mai arriverà.

Dal web, copertina del disco

Nella seconda strofa, nella stessa chiesa dove Eleanor ha raccolto il riso, c’è Father McKenzie, un parroco che scrive le parole di un sermone che nessuno ascolterà – writing the words of a sermon that no one will hear. I due non si incontrano pur essendo vicini, pur avendo entrambi necessità di relazionarsi e pur avendo bisogno, forse, di un reciproco affetto. Non si vedranno mai, se non al funerale di Eleanor.

Anche Father McKenzie è un essere solo, e lo si capisce subito: l’immagine del reverendo che, nella notte e in solitudine, si rammenda i calzini è, a mio parere, straordinaria. Lo immagino nel silenzio della sua casa, mentre pensa a cosa dire in quel sermone che poi nessuno ascolterà.

L’epilogo si compie con la morte di Eleanor Rigby, proprio in quella chiesa dove le sarà celebrato un funerale al quale nessuno parteciperà. Sarà seppellita da Father McKenzie che, finita la cerimonia, si pulirà le mani dalla terra.
E nemmeno lui si salverà: no one was saved.

“Died in the church and was buried along with her name”
Eleanor Rigby muore nella chiesa e viene sepolta insieme al suo nome.

Essere sepolta insieme al suo nome è la chiave: non avendo nessuno, nessuno la ricorderà, perché anche il suo nome viene sepolto con lei. Tristissimo.

Da YOUTUBE Eleanor Rigby, The Beatles

PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/13/ecco-chi-era-la-vera-eleanor-rigby.html

Eleanor Rigby

https://en.wikipedia.org/wiki/Eleanor_Rigby

Da YOUTUBE Ray Charles, cover di Eleanor Rigby
Da YOUTUBE, la versione di Angela Esmeralda, Sebastiano Lillo e Carletto Petrosillo ❤

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