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✈️ Voucher Ryanair e la “Pennsylvania”

Ho trovato un voucher Ryanair nel fondo del cassetto, ho guardato il conto corrente e ho detto: “VORREI MA NON POSSO”, e subito dopo “Perché no?”.
Così nasce il mio viaggio (ancora solo nella testa) verso Bucarest: panchine filosofiche, castelli con nomi sbagliati, zuppe d’aglio e sogni a basso costo ma ad alto spirito.

Cronache tragicomiche di un viaggio che ancora non ho fatto

Ho trovato un voucher Ryanair nel fondo di un cassetto — uno di quelli che ti fanno sentire milionaria per 0,3 secondi. Ho pensato subito: FACCIO UN BALZO IN GIAPPONE, il teletrasporto non serve, yeeeeeee. Poi ho guardato il conto corrente e ho detto: “VORREI MA NON POSSO” e subito dopo “PERCHÉ NO?”

Perché, in fondo, i viaggi migliori iniziano così: da un clic sbagliato, un voucher dimenticato, un sorriso ironico e la voglia di cambiare aria per qualche giorno.

E così eccomi a sognare: un taccuino in una borsa, un paio di scarpe comode e il mio solito cuore curioso. Penso a dove poter andare, Sarajevo? Praga? Amsterdam? Poi sento una cara amica che sta organizzando un breve viaggio a Bucarest e la Romania è già lì, nella mia testa, pronta a ridere con me.
Con l’incoscienza dei ventotto e la saggezza dei cinquantotto, clicco ed ecco che ho il biglietto — e mi trovo a immaginarmi parlare con i monumenti come se fossero vecchi amici, in quell’equilibrio tragicomico tra la disinvoltura da viaggiatrice esperta e l’ansia da “oddio, dove dormo?”.

🗺️ Un Piano Semplice

Il mio piano è non avere un piano.
So solo che arriverò la mattina presto (ore 10 circa), e che da quel momento sarò in balia degli eventi. Lipscani, il quartiere antico e vibrante, o un angolo più tranquillo vicino ai giardini Cișmigiu?
Non lo so. Deciderò seguendo l’istinto.

Quel che invece so è che ci saranno panchine dove meditare, fontane dove fantasticare e un castello in Transilvania — che in un lapsus geografico poetico ho chiamato “Pennsylvania”.

Poco fa, in modalità eroina un po’ confusa, ho detto con sicurezza alla mia amica: “Sì, vado anche io in Pennsylvania… cioè… Transilvania”.

E dentro di me una vocina sghignazzando diceva: “Brava. Dracula ringrazia”. 🦇

📖 Lonely Planet o Wi-Fi?

Lo confesso: sto valutando se comprare la Lonely Planet (che fa tanto viaggiatrice consapevole), o se affidarmi al sacro algoritmo e alle recensioni di gente con nomi improbabili tipo Pietro95x che scrive: “Ottima posizione, ma il tostapane non funzionava”.

E mentre Ryanair mi avvisa che dal 12 novembre non accetterà più carte d’imbarco cartacee (dramma per le nostalgiche della stampa a colori), Booking mi scrive tre mail al giorno invitandomi a scegliere tra le 48 strutture cui ho messo il cuoricino.
Un pressing degno del Real Madrid.

Ma io resisto. Perché scegliere troppo presto toglie poesia all’incertezza.

🧖‍♀️ Ottimizzazione, what else?

L’ottimizzazione è la forma d’arte dei poveri e dei sognatori.
Ho scoperto che le Therme București sono sulla strada per l’aeroporto Otopeni.
Così ho pensato: perché non fermarsi all’arrivo, o magari prima del rientro?
Un bagno caldo, un tuffo tra palme finte, e via — Bucarest che diventa Bali per tre ore.

E se non andrò davvero, poco male. Le Therme esistono nella mia testa: con vapore, luci soffuse e musica ambient a fare da colonna sonora.

📚 Librerie, parchi e altre amenità

Tra i luoghi che mi attirano come falene, c’è Cărturești Carusel, la libreria più scenografica che abbia mai visto in foto. Sei piani di scaffali bianchi, una scalinata da romanzo e un caffè sospeso nell’aria.
Mi ci vedo già: persa tra un libro di Cioran e un segnalibro con i vampiri in copertina, a fare finta di capire il rumeno.

Poi ci sono i parchi. Bucarest ne è piena.
Il Parcul Cișmigiu, il più antico, è il mio candidato preferito per diventare il mio “ufficio all’aperto”.
Mi immagino seduta su una panchina, con taccuino Moleskine, penna incostante e un sorriso da turista atipica.
Tre righe di idee-sogni tipo come posso salvare il mondo, due di caspita ho fame, e via — avanti così.

🧄 Cosa mangiano in Romania? (Sottotitolo: sono vampiri?)

Domanda legittima.
Fino a ieri credevo che in Romania si vivesse di sangue e mistero.
Ora scopro che mangiano benissimo e con una concretezza che amo.

Zuppe calde (ciorba), stufati che profumano di paprika, formaggi forti, dolci ripieni di noci, e poi lei: la mămăligă, una polenta che fa concorrenza a quella della nonna.
E poi, ovviamente, aglio.
Perché, si sa: chi va in Transilvania deve difendersi, almeno simbolicamente.

🏰 La “Pennsylvania” e altri sogni geografici

Tra le mete papabili del mio soggiorno c’è Sinaia, col suo Castelul Peleș.
Un castello che sembra uscito da un disegno di Escher dopo una birra.
Legno, vetro, decorazioni, silenzio.

Riuscirò ad andarci? Non lo so.
Forse i miei tre giorni saranno solo per gironzolare, sognare, e trovare un panino da raccontare.
Forse mi perderò tra le vie di Lipscani, o tra le pagine di un libro, o semplicemente in me stessa.

🧭 La scoperta (involontaria) della Dacia

Curiosando tra mappe, hotel e ristoranti, ho scoperto che Dacia non è solo un’auto o una casetta per russi nostalgici, ma anche un’antica regione che comprendeva proprio la Romania.
Un nome che sa di radici, di leggende, di popoli tosti.
Caro voucher, grazie per farmi sentire viva, gioiosa e vagabonda.
Partirò leggera e con la capacità di confondere i nomi dei luoghi e dei pensieri.

Se il budget mi frega, poco male: farò ugualmente un reportage magnifico.
So che vedrò una città sconosciuta, con profumi che non conosco, musiche nuove, cibo saporito, vento che cambia direzione e cielo che non ho ancora imparato a leggere.

Non vado per fuggire, ma per cercare, vedere, guardare.
Per farmi sorprendere da un piatto di polenta, da un sorriso imprevisto o da un errore geografico.
La felicità — l’ho capito — è come il blues: imperfetta, ma quando parte, non puoi più fermarla.

Ci vediamo, Bucarest 💛

Cucciolodiruspa 🚜

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