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Non sono uno stambecco (e va bene così)

Passeggiata tra Lavacco, San Michele e Faigolo sul Monte Baldo: panorami sul Garda, sentieri ripidi e tanta autoironia.

Cronaca semiseria di una camminata sulle pendici del Baldo, tra sbuffi, risate e piccoli miracoli quotidiani.

La partenza (con fiato corto e colonna sonora)

Lunedì: sono libera: niente lavoro e visita alla mamma, quindi… via: scarpe da trekking e zaino in spalla.
Sono partita da casa verso Lavacco, passando per via Navene Vecchia.

La mulattiera lì davanti era bella ripida e io — quasi 90 chili di entusiasmo — ho iniziato a salire sbuffando come un mantice.
In sottofondo, nella mia testa, partiva Eye of the Tiger. Solo che io non correvo come Rocky: arrancavo e caracollavo come Bridget Jones con le scarpe sbagliate 😅.

Dumes, San Michele e il respiro che manca

Arrivata all’Osteria Pinf, invece di girare a destra verso Masotta, ho proseguito fino a Dumes, dove si incrocia la strada Panoramica.
Poi ho preso un sentiero ripido a sinistra, direzione San Michele, passando per Dos Berto.

Ogni tanto mi fermavo a fare un video. Ufficialmente per “catturare i panorami”. In realtà per riprendere fiato.
Altro che sportiva da copertina, io pensavo solo: “Resisti, I will survive” 🎶 canticchiando mentalmente perché fisicamente non ce la facevo!

Faigolo, tra meraviglia e nuovi amici

E alla fine sono arrivata a Faigolo. Che roba spettacolare! Lago che sbuca tra gli alberi, silenzio perfetto, temperatura ideale.
Lì ho fatto amicizia con un cagnolino bianco e nero, allegro e gioioso. Lui saltava come una molla, io arrancavo. Eppure ci siamo capiti al volo: niente parole, solo complicità. Io ho continuato la mia “avventura” lui è rimasto a Faigolo!

Puff pant direbbe Paperino!

Discesa da stambecco mancato

Da Faigolo ho preso il sentiero per Fubia e Navene.
Ed ecco l’avventura vera: un sentiero -per me- ripidissimo, sassoso, immerso nel bosco.

Nella mia testa la scena era chiara: io, stambecco elegante e agile, scendevo leggera.
La realtà? Un ippopotamo in gita 🤣.
Ogni pietra era una trappola, e ogni scivolo mancato diventava un piccolo “miracolo”.
Grazie al cielo avevo le bacchette: senza, sarei rotolata giù come una frana ma col sedere!

Farfalle, olivi e aromaterapia gratis

Arrivata a Fubia, il sentiero si è fatto più dolce: meno pietre, più sottobosco.
Silenzio totale, farfalle che danzavano, e quel profumo buono del bosco che ti entra dentro, fa aprire le naselle (le narici) e per me è impareggiabile.

Altro che spa di lusso: questa era aromaterapia naturale, gratis e senza prenotazione.

Scendendo lungo la via Fubia verso la via Panoramica, scorci pazzeschi si aprivano davanti a me.
Qua e là durante tutto il percorso ho incrociato panchine invitanti, posizionate in punti strategici … ma io non mi sono mai fermata: temevo di non rialzarmi più!

Poi sono arrivata all’altezza giusta per i primi olivi, carichi di frutti verdi. Ed ecco un’altra cartolina del Baldo che ti resta nel cuore.

Foto al volo

Il gran finale: panoramica e premio dolce

Per chiudere, ho scelto di tornare in paese percorrendo la strada Panoramica, giù fino a casa. Ville da guardare, scorci da fotografare, passi da accumulare.
Perché lo ammetto: già sognavo il mio premio.

Una coppa di gelato, ovviamente 🍨. E lì, cucchiaino in mano, mi sono detta:
“Non sarò uno stambecco, ma in quanto a premi so organizzarmi.”

Morale della favola

Che figata. Che bello. Sono felice.
E tra un passo faticoso e una risata, ho imparato che non serve la leggerezza di un animale da montagna.
A volte basta il ritmo lento di un ippopotamo sorridente per sentirsi vivi 💚.

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