
Con l’autunno – stagione che amo- alle porte mi torna sempre quella voglia di partire, anche solo per un mini viaggio, una brevissima vacanza di pochi giorni.
Ho tante mete in testa, tra queste spiccano:
- Boston, per andare a trovare mio figlio prima che si trasferisca a New York (ma questa, lo so, sarà dura…).
- Praga, che sogno da tempo immemore ma che non sono mai riuscita a visitare; mi incuriosisce per la sua anima fiabesca (ponti/torri/tetti rossi) e per l’aria misteriosa dei viottoli medievali. Una combinazione decisamente attraente!
- Edimburgo, che vorrei tanto vedere con la mia “morosa” Susanne. Ne parliamo da anni: io e lei a camminare tra strade di pietra scura, con il castello che domina dall’alto e il vento che porta l’odore del mare. Una città che sembra fatta apposta per i sognatori. @Susanne metti in valigia sciarpe, berretto e guanti!!
- Stoccolma, che sarebbe ancora più speciale scoprire sempre insieme a Susanne: due città sorelle del Nord, una affacciata sul Baltico e l’altra sullo stretto di Øresund, a guardarsi quasi da lontano, un po’ come noi due!
- Sarajevo, che mi ha incuriosito tantissimo dopo aver ascoltato il podcast SIKTER: strade che parlano di storia e memoria, caffè orientali che profumano di spezie e di racconti antichi, piazze ed edifici che portano ancora i tragici segni del passato. Una città che resiste e insegna a cercare autenticità tra ferite e speranze.
- e poi l’Olanda, dove non sono mai stata, ma ho amici e clienti che mi invitano spesso; mi intriga la laboriosità dei suoi abitanti, le case lungo i canali di Amsterdam, i caffè accoglienti, e il fascino di una città viva ma raccolta. Vorrei anche vedere il mare, sentire l’aria salmastra e guardare l’orizzonte che sembra non finire mai.
E non solo estero: tornerei volentieri anche a Trieste e Torino, due città che porto nel cuore, ognuna con la sua luce particolare.
Trieste mi piace per la sua classe discreta, il caffè che profuma di storia, il mare che si può sentire forte mentre si passeggia, le librerie e i musei che raccontano secoli di cultura, il vento deciso e più antico della città stessa. Amo la gioventù garbata e i richiami della cultura dei primi del ’900, ancora presenti nell’aria e negli edifici. Una città da vivere con calma, assaporando ogni dettaglio.
Torino, con la sua dolce severità, mi affascina per la bellezza dei palazzi e l’eleganza regale delle piazze, ma anche per la sua anima multietnica. Una città piena di studenti, di musei, di cultura, dove passeggiare è un po’ come attraversare secoli di storia e, allo stesso tempo, respirare la vita giovane e vivace delle sue strade. Con mia sorella e le mie cugine, facciamo piani per andarci, da troppo tempo! Prima o dopo ce la faremo!!!
Città vere e città “finte”
Amo vagare per le città: da sola, senza programmi rigidi, fermarmi quando voglio. Entrare in una libreria e restarci ore, sedermi in un bar e scambiare due chiacchiere con qualcuno.
Quello che non amo è quando i luoghi sembrano finti.
Troppo pieni di gente, tutti uguali, ridotti a una cartolina: souvenir senza personalità a ogni angolo, gelaterie fotocopia, infiniti negozi di cibo take away, luoghi spesso senza anima.
Dove sono finiti i panettieri, gli ortolani, i negozi di alimentari, le botteghe piccole, i luoghi che propongono “mercanzia” per i residenti con il titolare che racconta, incanta, consiglia? Lo so che esistono i grandi supermercati, ma vuoi mettere?? Un grande supermercato è praticamente uguale da Bolzano ad Aosta fino a Trapani o Santa Maria di Leuca (fatto salvo per qualche prodotto tipicamente locale), un piccolo negozio è differente perché a Bolzano lo gestiscono Peter con Ingrid e a Trapani Rosario con Maria; nei negozi c’è la personalità del commesso e del titolare, nel negozio puoi scambiare due chiacchiere e farti consigliare (la frutta più dolce, il formaggio più saporito, la carne più tenera, il colore che più esalta il tuo incarnato), insomma, hai capito cosa voglio dire.
Viaggiare, per me, non è collezionare foto tutte uguali, ma respirare l’anima di un posto. E questa, a volte, si perde dietro la vetrina turistica, o non si vede nascosta da plateatici selvaggi, dai fiumi di passanti (che passano e nemmeno guardano e non si curano di nulla).
La realtà? Probabilmente resterò a casa.
Ma passeggiando lungo il mio lago in inverno magari troverò quell’autenticità che cerco: il barista che mi saluta, il windsurfista che torna dopo il Peler, la signora con la borsa della spesa.
Perché la verità è che i viaggi più belli iniziano quando una città – o un lago – ti restituiscono un frammento di vita vera. 🌊🍁

