Oggi è la giornata perfetta per svelare l’origine del mio nickname: Cucciolodiruspa.
Qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto se fosse un tributo a quel personaggio politico che invita all’uso della ruspa. Per evitare fraintendimenti, lo dico subito: il mio soprannome è nato molto prima e non ha nulla a che vedere con lui.
La sua origine, invece, è un piccolo aneddoto che racchiude perfettamente la mia essenza.
Ma prima di arrivare alla ruspa… facciamo un passo indietro.
Le origini di Sabrina
Il nome Sabrina lo scelse mia madre, Rosanna.
Da ragazza aveva visto al cinema Sabrina (1954) con Audrey Hepburn e se ne era innamorata: del film, dell’attrice, del personaggio. Così, quando nel maggio del 1967 venni alla luce, il mio nome era già scritto.
Non so quanto sia stata una scelta azzeccata: io sto ad Audrey Hepburn come una pozzanghera sta al mare.
Ma una cosa in comune ce l’abbiamo: la misura del piede. Entrambe calziamo un 41!
E qui le battute sono più che ben accette.

Tachìta, Sabra e gli altri soprannomi
Da piccola, mio papà mi chiamava “muchachita”. Io, ancora con la lingua impacciata, rispondevo: “Tachìta”.
Crescendo, i soprannomi sono svaniti, a parte qualche compagna di liceo che mi chiamava “La Vince” (dal mio cognome, Vincenzi).
Negli anni Novanta, quando gestivo un negozio di giocattoli, accadde un episodio che ancora oggi mi fa sorridere.
Un’amica entrò con suo figlio Lorenzo, che al sentirla chiamarmi Sabrina protestò deciso:
“Non puoi chiamarti Sabrina, sei troppo grossa! Dovresti chiamarti Sabra, perché Sabrina è un nome da piccolina!”.
Nessuna cattiveria, solo la logica spiazzante dei bambini. Ogni volta che incontro Lorenzo, che ora è molto cresciuto, ci rido ancora sopra.
La nascita di Cucciolodiruspa
Tra il 2001 e il 2005 ho gestito il bar di un circolo nautico, luogo straordinario popolato da velisti, famiglie e soprattutto kiter di X-KITE, la prima scuola di kitesurf del Garda.
Io ero una donna irruente (lo sono ancora), poco raffinata, zero sofisticazione. All’epoca vivevo una relazione tormentata con “l’Imperatore”, che riusciva sempre a farmi arrabbiare.
Un giorno, esasperata dalle sue “marachelle”, mi rasai i capelli a zero per protesta. Se prima potevo ricordare vagamente George Clooney, dopo la rasatura ero la copia perfetta di Mastro Lindo.
Quel giorno, al bar, entrò il Mago, un amico toscano, ironico fino al midollo. Appena mi vide esclamò:
“Te tu mi pari Mastro Lindo!”.
Poi rincarò: “Sabrina, te tu non sei una donna, sei una ruspa… anzi no, sei un cucciolo di ruspa!”.
Scoppiai in una delle mie fragorose risate e pensai che fosse uno dei complimenti più belli mai ricevuti.
E ancora oggi…
Sono, e sarò sempre, un Cucciolodiruspa.
Un’irruenza un po’ goffa, una forza non del tutto definita, ma in fondo una ruspa con l’anima tenera di un cucciolo.
Ed è questo il motivo del mio nickname.
Niente politica, niente ruspe distruttive.
Solo io, con le mie contraddizioni, la mia voce fragorosa, la mia autoironia e la mia voglia di prendermi (e farmi prendere) un po’ in giro.


2 replies on “Cucciolodiruspa, una storia per evitare fraintendimenti”
Mi ha fatto compagnia durante il mio viaggio in treno 😍
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Ciao Idolina!! Grazie mille, mi fa piacere! Un abbraccio 🥰
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