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Ben Ben: genio eccentrico senza spartito

Oggi, pensando a lui, mi rendo conto che personaggi così non sono soltanto “strani del paese”, ma veri e propri poeti del quotidiano, capaci di insegnarci che la vita è più bella quando non si segue per forza lo spartito, ma si osa qualche nota fuori dal coro.

Qualche tempo fa, scorrendo distrattamente Facebook, mi sono imbattuta in un post della mia amica Marinella Giuliani, per anni regista della compagnia teatrale in cui anch’io recitavo (eravamo felicemente dilettanti).
Quello che riporta Marinella, è un ricordo vivido e pieno di poesia, dedicato a uno dei personaggi più indimenticabili del nostro paese: Beniamino Benedetti, per tutti semplicemente Ben Ben.

Le sue parole lo descrivevano con un tocco delicato e preciso: un artista eccentrico, musicista, pittore, scultore e filosofo improvvisato, capace di rendere le sue “balle” quotidiane (le sbornie, come amava scherzare lui stesso) una sorta di filosofia di vita.
Piccolo e magrissimo, con una folta capigliatura corvina, due baffetti all’insù e il papillon che spuntava da camicie vissute, portava addosso un’aria inconfondibile. Le giacche avevano sempre le tasche unte, perché lì dentro infilava avanzi di pastasciutta destinati ai suoi animali. Era un uomo che trasformava il disordine quotidiano in uno stile inimitabile.

Il maestro fuori dal coro

Marinella ricordava, da bambina, lo stupore davanti alla sua fisarmonica. Era lui a suonare l’organo in chiesa e persino a dirigere il coro, anche se spesso i cantori seguivano un ritmo e lui, con il suo estro, ne inseguiva un altro.
Celebre rimase l’episodio della messa di Natale, quando Marinella, per distinguersi dal coro, improvvisò un assolo nel canto in latino mescolando una strofa de “la partita di pallone” di Rita Pavone. In un attimo Ben Ben scese dall’organo furioso e la cacciò fuori, ma anni dopo le confessò che quell’audacia lo aveva divertito tantissimo. Le disse:


“Dovevo sgridarti, ma quanto mi hai fatto ridere! Ricordati che l’arte, è solo uscendo dagli schemi, che talvolta diventa geniale.”

Era proprio questo il segreto di Ben Ben: la capacità di scorgere un lampo di genio anche nell’imperfezione, di vedere arte dove gli altri vedevano errore.

Il pittore che inventava soluzioni

Sempre tra i ricordi di Marinella emerge un uomo autodidatta e prolifico, che dipingeva con passione ma senza mezzi. Un giorno, mostrando a un’amica un quadro con due soggetti diversi sulla stessa tela, spiegò candidamente:


“Non avevo i soldi per due tele, così ho dipinto due quadri in uno.”


Era pratico e geniale insieme, capace di trasformare la mancanza in creatività. Molti dei suoi dipinti finivano nelle case del paese, acquistati per poche lire o ricevuti in cambio di un pasto. Così, senza saperlo, ha lasciato frammenti del suo mondo sparsi nelle nostre case e nei nostri ricordi.

La mia profezia sul marciapiede

Anch’io ho avuto la fortuna di incontrarlo da vicino. Abitava vicino alla casa dei miei suoceri e lo si vedeva spesso per strada, con quell’aria da profeta strampalato che lo rendeva unico.
Un giorno di giugno, all’altezza del municipio, mi fermò e mi guardò con uno sguardo attento. Poi disse, senza esitazione:
Ti te see incinta” (Sei incinta).

Io scoppiati a ridere. Avevo 27 anni, qualche rotondità in più, ma nessuna gravidanza in vista – almeno così pensavo. Gli risposi sorridendo: “Ma nooo, sono solo cicciotta!”.
Lui però, sicuro come sempre, ribatté: “No! Fidati, sei incinta.”

E aveva ragione. Pochi giorni dopo scoprii che aspettavo Leonardo, il mio primo figlio.
Quella frase, buttata lì con la leggerezza di un indovino di paese, si trasformò per me in una profezia sul marciapiede. Ancora oggi ci rido, pensando a quanto fosse straordinario il suo modo di vedere oltre le apparenze.

Un visionario del quotidiano

Ben Ben era questo: un genio eccentrico che non seguiva spartiti, né nella musica né nella vita.
Era un artista che dipingeva due quadri in uno, un musicista che improvvisava con il coro, un uomo capace di trasformare le sbornie in storie da tramandare e una passeggiata per strada in una rivelazione.
Dietro la sua figura minuta e la sua eccentricità c’era un visionario del quotidiano, uno che ci insegnava – senza nemmeno volerlo – che la vita non va vissuta solo dentro i confini, ma osando qualche nota fuori dal coro.

Caro Ben Ben, il tuo discorso non faceva una piega. Nemmeno le tue “balle giornaliere”.

Ringrazio per le foto l’ARCHIVIO TONINELLI

http://www.fototoninelli.it/

CHI ERA BEN BEN?

  • Beniamino Benedetti (detto “Ben Ben”) è stato un artista autodidatta di Malcesine, attivo soprattutto nella seconda metà del Novecento.
  • Le sue opere comprendono caricature, ritratti e sculture: spesso usava materiali di recupero come carta da pacchi o carte geografiche, e pietra del Monte Baldo.
  • Tra le sculture più note: l’Alpino (esposta di fronte all’ingresso della funivia, salendo, sulla strada a sinistra) e un busto in pietra citato nel libro Petra Mala di Gian Lorenzo Mellini.
  • Nel 2003 il Comune di Malcesine gli ha dedicato una grande mostra nella chiesa di San Rocco, con oltre 100 opere raccolte da collezioni private.

👉 Catalogo digitale della mostra: Ben Ben – Catalogo 2003

Ben Ben by Franco Toninelli

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