Stamattina avevo un po’ di tempo prima di scappare in negozio. Mi sono seduta sul mio divano, anziano, stanco, ma ancora decisamente funzionale, e ho iniziato la caccia. Cercavo un degno sostituto, una poltrona che mi somigliasse: un po’ pacioccona, un po’ snob, allegra, maledettamente comoda e, soprattutto, senza tempo.
Le ricerche mi hanno proiettata su siti dai prezzi astronomici, facendomi scontrare con una realtà brutale: ho un gusto decisamente sopra le mie attuali possibilità, ma sono una “povera crista” felice che paga l’affitto e non ha risparmi.

Ma attenzione, non fraintendermi: per risparmiare io da Primark non ci entro. Non mi interessa il “nuovo a poco prezzo” che è terribile, inquinante e poco etico. Piuttosto vado su Vinted, cerco l’usato, cerco la qualità che qualcuno ha smesso di amare.
Radical chic? Uhuhuhuhuh, forse.
O forse è solo che la mia casa è un’antologia di vite salvate.
Qui, ho costruito un puzzle di storie. La mia cucina è fatta con mobili da ufficio, il tavolino bianco e verde l’ho letteralmente strappato alla discarica. In sala c’è un vecchio mobile senza ante costruito dal nonno del mio ex marito, accanto alla credenza in legno della mamma di Giulia (che ormai è partita per l’altrove).
E poi c’è lui, il compagno di mille notti: il divano grigio che mi regalò la Luizzz, la mia titolare di ben quattordici anni fa. È lì che medito, sonnecchio, leggo e vivo la mia quotidianità da oltre un decennio.
È un pezzo di vita, non solo un mobile.
Ci sono anche il tavolo allungabile e la credenza massiccia con i ghirigori dorati: un po’ kitsch, forse, ma bellissimi. Me li ha donati un conoscente, Marco, quando ha svuotato la casa che aveva appena comprato; per lui “non ci stavano” (e hanno rischiato di finire abbandonati), per me sono stati un regalo immenso. Le sedie sono tutte diverse, la vetrinetta ad angolo è un dono di Aurora e il comodino Kartell è un recupero della mia amica designer Renza.
Sapessi che non ho ancora i lampadari… Vivo con le lampadine a vista perché aspetto quello giusto. Non è che io sia contro il commercio, ci mancherebbe, io vivo grazie al commercio, ma credo fermamente che esistano pezzi abbandonati o inservibili per qualcuno che per altri sono MERAVIGLIOSI.
Un po’ come succede con le persone.
E allora, in questo regno del recupero, come può starci una poltrona qualunque? Ne vorrei una che mi permetta di sognare, di leggere e di scrivere. Una poltrona dove guardare le mie serie preferite e addormentarmi regolarmente a metà della seconda puntata. Per poi svegliarmi di soprassalto a causa del rumore del mio stesso russare, sorridere di me stessa, alzarmi e finalmente trascinarmi a letto. Ne serve una che regga i miei cento chili di pensieri, che sia solida ma morbida come un abbraccio.
Quindi, Buona Pasqua ritardata a te che mi leggi.
Ma gli auguri oggi li vorrei fare a tutti, in modo trasversale.
Auguri a chi può e a chi non può, a chi ha ereditato fortune e a chi ha costruito case con le proprie mani. Auguri a chi ha accumulato beni e a chi ha accumulato solo affetti, delusioni e inciampi. Auguri a tutti, perché tutti, tuttissimi, abbiamo bisogno più che mai di amore, di pace e di quella “bella bellezza” che non si compra, ma si riconosce con il cuore.
Io intanto continuo a cercare la mia “poltrona-trono”, convinta che sia là fuori, pronta a essere adottata. Perché mi piace trovare la meraviglia dove altri vedono solo un ingombro.
