Non mi innamoro più… o forse sì
Pensavo, l’altra sera, che da moltissimi anni non mi innamoro più.
Poi mi sono accorta che non era del tutto vero: è solo che ho smesso di innamorarmi di persone possibili. Che è molto diverso, ed è decisamente meno faticoso per le coronarie e per il fegato.
Ogni tanto, però, mi capita qualcosa che somiglia a un batticuore, ma senza l’ansia da prestazione. Succede quando incontro una voce, un’intelligenza, un modo di guardare le cose che non richiede che io indossi le calze auto reggenti e, allo stesso tempo, sappia distinguere un tassello Fischer da una brugola. Può essere uno scrittore, un podcaster, o il protagonista di una serie che guardo in pigiama. Non è il corpo che mi interessa (o non solo, ammettiamolo), è quella combinazione magica di pensiero, ironia e giusta distanza. Quella distanza che mi permette di sentire un piccolo spostamento interno, una specie di friccicorio. Non so bene come chiamarlo, ma lo riconosco: è l’amore senza il rischio di delusioni.
Mi è successo negli anni con Magnum P.I. (quei baffi, quelle spalle e quelle gambe mmmhmmm..), con Lucifer (eh!) con Dr. House (uuuhhh) con Jon Hamm e i suoi completi in Mad Men. E qui mi fermo perché per gli elenchi c’è qualcun altro più ferrato di me. Comunque ultimamente mi è capitato con il fascino indiscutibile del cast di The Gentlemen.
E poi ci sono le voci. Quelle che ti entrano in testa senza chiedere il permesso. La voce di Bordone, quella di Caccia, o di Jeff Bridges che mi sussurra nell’orecchio finché non crollo in un sonno profondo. Le voci sono gli amanti perfetti: accompagnano, restano e, soprattutto, non chiedono.
La differenza con l’amore reale
Con l’amore reale, la storia è stata un po’ più… ingombrante.
L’amore reale promette mari e monti, chiede il conto e spesso pretende che tu sia la versione 2.0 di te stessa. E a volte delude. Non perché l’altro sia un mostro, ma perché dentro quelle storie io mi sono sentita spesso come un pezzo di ricambio difettoso.
Ho abitato per anni un paradosso logorante: ero contemporaneamente Troppo e Troppo Poco.
Troppo esuberante, troppo decisa, troppo indipendente. Troppo “forte” (che poi è un modo carino per dire “non riesco a stare al tuo passo”).
Ma, nello stesso istante, il “troppo” diventava mancanza: troppo poco bella per gli standard da copertina, troppo povera, troppo ignorante, mai abbastanza elegante. Una bilancia dove, qualunque fosse il peso, il risultato era sempre un errore. Insomma, un disastro contabile.
Segni invisibili e porte chiuse
Alcuni amori del passato sono stati tossici. Mi hanno ferita con la precisione di un chirurgo distratto. Hanno lasciato segni che non vedi allo specchio, ma che a un certo punto ti portano a chiudere le porte. E non le chiudi per paura del lupo, ma per pura e semplice stanchezza cronica.
Ecco perché oggi mi muovo altrove.
Questi amori “impossibili” sono meravigliosamente pigri. Non chiedono nulla. Non promettono weekend al centro commerciale. Non chiedono di dimostrare che so cucinare o che so tacere. So già che non sono reali, e proprio per questo non fanno male.
In questo spazio immaginario, la bilancia si è finalmente rotta.
Non devo innamorarli.
Non devo tenerli.
Non devo stupirli e già questo mi riposa.
Restare intera
Non credo sia una fuga. È più una forma di igiene mentale.
È un modo per restare in contatto con la parte viva di me senza rimetterla continuamente nel tritacarne. È ricordarmi che so ancora provare curiosità e attrazione, anche se per una voce che non vedrò mai.
Forse dipende dall’età, dal carattere o dai “chilometri percorsi”. So solo che scriverne mi serve a guardare il passato senza negarlo e il presente senza sentirmi una vecchia babbiona sfigata.
Alla fine, questi amori non mi feriscono. Non mi promettono niente, tranne un’ora di intrattenimento o un sonno sereno. E proprio per questo mi lasciano intera.
Per ora, mi va bene così. Anche perché Theo James non ha ancora richiamato, ma io sono fiduciosa.
🎵 Colonna sonora consigliata
Shape of My Heart – Sting
L’innamoramento per un’idea è l’unica forma di possesso che non genera catene. (Semi cit)
Mi servirebbe un’altra delusione d’amore.
Per la linea, più che per il cuore. (Auto cit)
