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Ritratti (a tratti)

Dedica per un amico

Una dedica in ritardo, una gratitudine puntuale!

Ci sono anniversari che non si presentano puntuali.
Arrivano in ritardo, o arrivano di notte, quando smetti di controllare il calendario e lasci spazio alla memoria vera.

C’è stato l’anniversario della morte di Claudio.
E non ci ho pensato. O meglio, ci ho pensato “dopo”.

Claudio è stato un amico. Ma dire solo “amico” è poco.
È stato una persona fondamentale per me e, soprattutto, per i miei figli, quelli che io chiamo affettuosamente i miei animali domestici.

Claudio è mancato nel 2022, dopo aver passato la giornata in mare, sul suo gommone, a seguire i suoi ragazzi.
Era un allenatore di vela. Si occupava degli Optimist, i bimbi piccoli, quelli che iniziano. Era padre di tre figli che avevano ancora profondamente bisogno di lui. Era un uomo straordinario.

Io lo chiamavo il manager.
Burbero, simpatico, sempre abbronzato, un bel ragazzone con mille idee, mille progetti, mille storie. Conosceva tutti e con tutti aveva una relazione, un aneddoto, un ricordo da raccontare.

Ci siamo conosciuti quando gestivo il bar di Acquafresca, un circolo nautico in riva al lago.
All’epoca ero giovane, i miei figli avevano sei e sette anni: vivaci, incontenibili. Claudio se ne è preso cura senza clamore. Li ha portati in acqua, ha fatto loro amare la barca a vela.

Leonardo ha continuato fino alle scuole superiori.
Rico, invece, non ha più smesso. Oggi vive di vela, in tutte le sue sfaccettature. Se oggi è l’uomo che è, una parte di questo lo deve anche a Claudio.

Con lui abbiamo organizzato clinic per piccoli velisti, trasferte in Croazia, regate a Sanremo.
Eravamo amici pur essendo molto diversi. Poi, come spesso accade, ci siamo un po’ persi di vista. Ma il rispetto, l’ammirazione e soprattutto la gratitudine non sono mai venuti meno.

Ieri sera, andando a dormire, ho avuto un flash.
Mi sono ricordata di non aver ricordato.
E mi sono sentita a disagio per questo.

Ma la verità è che Claudio lo porto con me continuamente. Lo nomino spesso. Lo penso spesso.

Vive nei racconti, nei gesti, nelle scelte dei miei figli.
Vive nei suoi figli, prima di tutto, e poi in tutti quei ragazzini che ha portato in acqua, che ha formato, accompagnato, fatto crescere. Vive nel vento, nelle barche, in quel modo tutto suo di stare al mondo.

Non è un uomo che ha bisogno di una data per essere ricordato.

Era schietto e visionario.
Era presente.
Era generoso senza retorica.

È stato, ed è, una parte fondamentale della nostra vita.
E per questo lo ringrazio.
Tanto. Tantissimo.


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