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Il tempo che non si perde

Alcune amicizie non fanno rumore, non chiedono conferme e non hanno scadenze (tipo lo yogurt).
Si allontanano, tornano, e quando lo fanno sembra che il tempo non sia mai passato.
Questo è un piccolo racconto proprio su “quelle lì”.

Ci sono amicizie che non hanno bisogno di manutenzione costante.
Non richiedono messaggi quotidiani, foto insieme, prove di presenza.
Stanno lì. Ferme. Come certi oggetti di casa che non usi tutti i giorni, ma sai esattamente dove sono.


Trent’anni, più o meno

Ho un amico che conosco dagli anni ’90.
Più di trent’anni, detta così fa impressione anche a me, dato che ho due figli nati proprio in quel periodo.

In mezzo c’è stata la vita: lavori, scelte, strade diverse, nuove persone, nuovi ruoli.
Periodi in cui ci siamo frequentati molto e altri in cui ci siamo visti meno.
Non per litigi o fratture, ma per quella cosa semplice e ingombrante che si chiama vivere.

Tra noi, però, c’è un fil rouge non evidente, ma potente.


La paura di perdere qualcuno senza accorgersene

A un certo punto ho anche temuto di averlo perso, come amico.
Non per una ragione precisa, non per qualcosa di rotto, ma per inerzia.

Quella distanza che cresce piano, senza fare rumore, finché un giorno ti accorgi che qualcuno di importante non è più nella tua quotidianità.
E ti dici che è normale, che succede.
Anche se un po’ dispiace.


Poi accade una cosa semplice

Qualche settimana fa, per un lavoro particolare, ci siamo ritrovati fianco a fianco per un paio d’ore.
Spalla a spalla.

Ed è stato bellissimo.

Nessuna forzatura.
Nessun recupero da fare.
Nessuna spiegazione da dare.

Tutto naturale. Fluido. Solido.
Come se il tempo non avesse scavato un vuoto, ma avesse solo lasciato spazio.


Mi era mancato (e non me ne ero resa conto)

Mi era mancato.
E non lo sapevo nemmeno con precisione, finché non mi sono ritrovata lì: serena, divertita, a mio agio.

Con quella sensazione rara di essere esattamente dove dovevo essere, con la persona giusta.

Abbiamo parlato di cose su cui siamo in disaccordo – perché gli amici veri non sono fotocopie –
e di altre su cui siamo sorprendentemente sintonizzati.

Abbiamo riso.
Ci siamo ascoltati.
Ci siamo riconosciuti.


La quantità di tempo non è la qualità del tempo

Spesso confondo la quantità di tempo con la qualità del tempo,
misurando le relazioni a ore, a messaggi, a presenze, come se l’affetto fosse una scheda da timbrare.

Ma alcune amicizie funzionano diversamente.
Non occupano spazio continuo.
Occupano profondità.

Credo sia un dono enorme avere amici così.
Veri.

Che non chiedono spiegazioni.
Che non fanno conti.
Che non si offendono per il silenzio, ma riconoscono subito la voce quando torna.


Mmmhmmm

Il solito bicchiere

Ritrovarsi in modo così semplice e naturale mi ha resa felice.
E anche un po’ più consapevole della fortuna che ho.

È un altro modo di guardare il famoso bicchiere.
Non mezzo pieno perché tutto va bene,
ma perché ciò che c’è basta.

E spesso è proprio nelle piccole cose – due ore di tempo condiviso, una conversazione sincera, una risata inattesa –
che si infiltra una felicità silenziosa e potente.

Quelle cose lì non fanno rumore.
Ma tengono insieme.

Alla fine ho capito che non avevo perso niente.
Eravamo solo in altre faccende affaccendati.
Ritrovarsi così, senza sforzo, mi ha resa felice.
Di quella felicità semplice che non fa rumore, ma resta.


Colonna sonora: Carmen Consoli – Confusa e felice 🎶

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