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Pasolini, Nazzi e l’Ombra dell’Anormale

Nel 1975 il nome di Pasolini aleggiava in casa mia come un segreto di cui “non si parla davanti ai bambini”.
Oggi, riascoltando la storia della sua morte grazie a un podcast, mi chiedo quanto i tempi siano cambiati davvero.

Un’Indagine a Decenni di Distanza

🌫️ L’eco del 1975

Nel 1975 avevo otto anni, e mia sorella Elena ne aveva appena compiuti sette — proprio il primo novembre, il giorno prima che il corpo di Pier Paolo Pasolini venisse trovato all’Idroscalo di Ostia.
In casa nostra quel nome aleggiava come un segreto: Pasolini.
Lo sentivo pronunciare a voce bassa, con una certa negatività, come si fa quando si parla di qualcuno “di cui è meglio non parlare davanti ai bambini”.
Io, naturalmente, volevo sapere. Ma le risposte erano mezze frasi, sguardi, silenzi.
E quell’atmosfera — fatta di curiosità trattenuta e di un vago disagio — mi è rimasta dentro come un piccolo enigma.

🎧 La scintilla: un podcast e un ricordo

Decenni dopo, ascoltando “Altre Indagini” di Stefano Nazzi, quel nome è tornato a bussare.
Il suo modo analitico di ricostruire i fatti — senza morbosità, con rispetto — ha riaperto le domande sulla sua morte che per decenni erano rimaste irrisolte anche dentro di me:

chi era davvero Pasolini?

E perché un Paese intero aveva bisogno di ridurlo a un’etichetta?

⚙️ Il meccanismo della riduzione

Nel 1975, l’Italia sembrava più a suo agio a parlare di froci e perversioni che di potere e corruzione.

Ridurre l’assassinio di Pasolini alla “fine tragica di un uomo vizioso” è stato un comodo meccanismo di difesa collettivo, reso facilissimo dalla sua condotta di vita e dalle sue condanne pubbliche.

Così si poteva evitare di guardare in faccia il vero orrore: che forse era stato ucciso non per i suoi gusti sessuali, ma per ciò che diceva.

⚖️ Il nodo morale

Certo, va detto con onestà: Pasolini frequentava ragazzi molto giovani, a volte minorenni, e li pagava.
È un fatto, e non c’è modo di addolcirlo.
Chiunque lo facesse oggi verrebbe (giustamente) giudicato con severità, perché il confine tra libertà e sfruttamento è sottile e pericoloso.

Ma quello che mi ha colpito è come quella condanna fu usata allora: non per proteggere i ragazzi, ma per distruggere l’uomo.
Nel 1975 non c’era una vera sensibilità sull’abuso di potere — c’era solo la voglia di etichettare, di marchiare, di mettere a tacere il “diverso”.

🔥 Il “delitto” di dire la verità

Pasolini dava fastidio.
Criticava il PCI e la DC, denunciava la nuova borghesia consumistica, metteva in luce le contraddizioni della modernità.
Nei suoi Scritti corsari diceva “Io so” — e tanto bastava per renderlo pericoloso.
Nel pieno degli Anni di Piombo, con le stragi ancora aperte e lo Stato che vacillava, la sua voce era un faro troppo potente.

💭 L’Italia di ieri (e quella di oggi)

Forse è per questo che, ancora oggi, Pasolini divide.
Lo citiamo sui social, ne condividiamo le frasi come fossero aforismi da calendario, ma raramente pensiamo all’uomo dietro le parole.
Riascoltarlo, o riscoprirlo, è un po’ come indagare su noi stessi:
su quanto siamo cambiati — o forse no.

🔍 Indagini sull’animo

Ecco perché amo i noir, le storie che scavano piano, che non si accontentano della prima verità comoda.
Podcast come Altre Indagini ci ricordano che ogni delitto, reale o simbolico, parla anche dell’animo umano.
E che a volte il mistero più grande non è chi ha ucciso Pasolini, ma perché avevamo così bisogno di zittirlo.

“Pasolini cercava la verità nei fossi, nei ragazzi di borgata, nelle parole scomode.
Forse per questo dava fastidio: perché non aveva filtri, né paura di sporcarsi le mani.
E noi, oggi, che scivoliamo tra like e indignazioni a tempo determinato, forse dovremmo imparare da lui un po’ di coraggio e un po’ di poesia.
Non quella che consola.
Quella che punge.”

🎧 Colonna sonora consigliata: “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”Ennio Morricone.

Ci sta, no???

Nota a margine

Tutte le foto d’epoca, i ritratti di Pasolini, sono stati furtivamente saccheggiati dal web. Grazie infinite agli archivi, ai fotografi sconosciuti e ai motori di ricerca che ci permettono di raccontare la Storia!

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