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I Promessi Sposi: non è la solita (noiosa) minestra riscaldata

Manzoni? Altro che noioso: già nel primo capitolo sforna un clickbait con bad boy, un curato campione mondiale di vigliaccheria, un boss sbruffone e Perpetua che diventa proverbiale… manca solo George Clooney su quel ramo del lago di Como.

Se al liceo mi avessero detto che un giorno avrei apprezzato il mattonazzo di Alessandro Manzoni, avrei probabilmente riso, alzato gli occhi al cielo e finto di aver dimenticato il libro in fondo allo zaino.

I bravi secondo Gemini 😂

E invece, eccomi qua. Dopo anni, la vita mi piazza davanti un’amica che deve ripassare il Capitolo Primo, e… sorpresa! Non è un mattone indigesto, anzi: è poetico, sorprendentemente attuale e persino un po’ rock. Leggiamo insieme e ci divertiamo!

Forse sto invecchiando (o Manzoni si sta vendicando della mia gioventù), ma qui dentro c’è del genio vero. Già le prime parole del primo capitolo, quel ramo del lago di Como mi fa pensare al mio di lago. E poi “Quel ramo del lago di Como…” mi risuona come l’incipit di un pezzo di De André, no?

1. L’escamotage del manoscritto ritrovato: il clickbait ante litteram

Altro che romanzo classico: Manzoni se lo leggo con lo sguardo moderno, sembra il maestro del gossip letterario. Non parte col racconto e basta: finge di aver trovato un manoscritto del Seicento, scritto in un italiano barocco e polveroso, e magnanimamente lo “traduce” per noi ignari lettori!
In pratica l’autore sembra voler dire: “Il contenuto è oro, ma l’imballaggio faceva schifo. Ci ho pensato io!”.
Un trucco narrativo clamoroso, che oggi su un blog chiameremmo clickbait, geniale.

📌 curiosità #1: Manzoni e le riscritture infinite
Lo sapevi che Manzoni ha continuato per anni a correggere il suo romanzo?
Prima lo scrisse in una lingua arcaica (Fermo e Lucia), poi lo risistemò e infine fece il famoso “risciacquo in Arno” per adattarlo al toscano.
Altro che “versione definitiva”: Manzoni era il perfezionista per eccellenza.

2. Don Rodrigo: il bullo ricco che conosciamo tutti

Il primo villain che troviamo è lui, Don Rodrigo. Non è un mostro come nei film degli Avengers, è un classico personaggio arrogante che pensa di poter avere tutto solo perché è ricco e potente. Ci tiene a dimostrare che le regole non valgono per lui.
Insomma, è l’antenato seicentesco dei tanti sbruffoni” che parcheggiano in divieto perché “tanto io pago la multa”.

📌 curiosità #2: il finto innamorato
Don Rodrigo, il “potente” antagonista del romanzo, ha la grande ambizione di conquistare Lucia, ma non è un atto di passione travolgente, bensì una stupida scommessa fatta con il cugino Conte Attilio. In pratica, tutta la sofferenza di Renzo e Lucia è iniziata per colpa di una scommessa da bar, e non per un amore immenso o una profonda malvagità. Che tristezza…

3. Don Abbondio: patrono dei “chi me l’ha fatto fare?”

E poi c’è lui, il mio prete preferito: Don Abbondio. Un vaso di coccio tra vasi di ferro, la personificazione della vigliaccheria. La sua filosofia di vita è chiara: “Il coraggio, uno non se lo può dare”.
È l’impiegato che firma a malincuore il documento sbagliato, il collega che annuisce al capo anche quando il capo sbaglia, il campione mondiale del “meglio non immischiarsi”.
Insomma, il king degli yes-man.

📌 curiosità #3: Don Abbondio = meme vivente
Se Manzoni fosse nato oggi, Don Abbondio sarebbe diventato virale con i suoi meme. Eh-ehehh-ehehe!
Il suo “Il coraggio, uno non se lo può dare” lo troveresti stampato su tazze, felpe e GIF animate da spammare nei gruppi WhatsApp, TikTok e Threads.

Don Abbondio secondo Gemini

4. Perpetua: la voce del popolo (e del gossip)

Se Don Abbondio è l’emblema della viltà, il suo fedele scudiero non poteva che essere Perpetua. Più che una domestica, è la custode di tutti i segreti del prete, che con un’insistenza da interrogatorio e un’arte sopraffina riesce a farsi rivelare il mistero dei Bravi (sembra parte del team di Criminal Minds).
Manzoni la descrive ironicamnete, come una donna “fedele” ma “gran pettegola”; è il vero motore della trama, la voce schietta e pettegola della realtà che, in un mondo di preti codardi e signorotti prepotenti, ci ricorda che il popolo ha sempre un ruolo fondamentale: quello di far circolare la notizia, nel bene e nel male. (hai presente radio serva?)

📌 curiosità #4: la perpetua
Se c’è un personaggio che ha fatto carriera dopo i Promessi Sposi, quella è Perpetua!
Il suo nome è diventato un’antonomasia per indicare la domestica di un prete, soprattutto se ha la lingua lunga e un debole per il pettegolezzo. Un’immortalità linguistica che l’ha trasformata da semplice personaggio a una vera e propria icona del gossip.

5. I bravi: look da bad boy del ‘600

I Bravi erano un po’ i divi al contrario del Seicento: noti anche per il loro look che sembrava gridare “problemi in arrivo”. Manzoni li descrive con abiti bizzarri, capelli lunghi e ciuffi ribelli, sempre pronti a sfidare le gride, cioè le leggi che cercavano di regolarne il comportamento.
Il loro tocco finale? Armi ovunque, nonostante le leggi lo vietassero. Era una vera e propria dichiarazione di guerra al mondo: siamo qui, facciamo quello che ci pare e non c’è legge che tenga.
Quando Don Abbondio li vede, non si ferma a pensare al loro look in tendenza. Li riconosce all’istante e, come la maggior parte delle persone, capisce subito che è meglio stare alla larga. La sua reazione è l’esatto contrario di un atto coraggioso: il curato cerca di farsi piccolo, di non guardarli in faccia e di far finta di niente.

📌 curiosità #5 ma Braaaaavi, Bravi, Bravissimissimi!! Scommetto che questo non lo sapevi: il loro nome, “bravi”, non deriva da “coraggiosi”, ma dal latino pravus, che significa “cattivo” o “malvagio”.
In pratica, si definivano “bravi” per il loro look e la loro fama, ma il loro nome originale era un insulto. Che ironia, vero?

6. La vera modernità: non un amore passionale, ma la resistenza

Forse il segreto sta qui: I Promessi Sposi non è una favola d’amore alla Giulietta e Romeo; Renzo e Lucia sono teneri, certo, ma non passionali. Il romanzo parla piuttosto di resistenza: la tenacia di due persone che vogliono sposarsi nonostante tutto, in un mondo che sembra divertirsi a complicargli la vita.

È un piccolo atto di ribellione e felicità, raccontato con ironia e lucidità da uno scrittore che, se fosse vivo oggi, probabilmente avrebbe un blog da milioni di follower (e magari un podcast intitolato “Il ramo del lago di Como”).

📌 curiosità #6 I Promessi Sposi, il primo “teleromanzo”, la prima “serie”
Capitoli brevi, colpi di scena continui, ambientazione spettacolare, scenografie pazzesche, personaggi secondari che rubano la scena (incontreremo poi la Monaca di Monza, l’Innominato, Fra Cristoforo, l’Azzeccagarbugli etc etc etc…).
Altro che mattone: era praticamente una super serie tv in costume prima che inventassereo il tubo catodico.

I Promessi Sposi

Conclusione: un romanzo storico pazzesco!

Insomma, I Promessi Sposi non va letto come il testo da studiare col righello sotto le righe. È una sorta di reportage giornalistico su come funziona il potere, l’arroganza, la vigliaccheria, e sì… anche l’amore. E tutto questo, con una penna che sapeva ridere amaramente delle debolezze umane. Unico neo la lingua, un po’ forzata, a mio modesto parere; ma una volta entrati nel mood del testo, tutto scorre.

E tu? Hai mai riscoperto un “mattone scolastico” e pensato: “Accidenti, ma questo ci aveva visto lungo”?
Oppure sono io che sto diventando vecchia… e Manzoni se la ride da lassù?

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