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Occhio alla penna!

Un flashback tra avanti Savoia e occhio alla penna: come una frase ascoltata in un podcast mi porta dritta insieme ai miei nonni

Qualche giorno fa, mentre ero in macchina, ascoltavo il podcast di Stefano Nazzi, Altre indagini. Una frase ha fatto scattare il cervello: “Occhio alla penna!”. Subito il mio pensiero è volato a mio nonno, uomo dalle mille sfaccettature e altrettante battute.

L’uomo dietro le frasi

Mio nonno era un burlone, con una voce forte e un po’ prepotente—sì, un po’ come la mia. Amava Pavarotti (modenese come lui) e sapeva incantare chiunque con la sua eleganza: pantaloni sempre stirati, panciotto impeccabile e cappello a coronare il tutto. La barba? Sempre rasata col rasoio, con abbondante schiuma da barba e un tocco di Acqua Velva come dopobarba. I capelli, pettinati all’indietro con la brillantina Linetti, sembrava usciti da un film in bianco e nero. Mani grandi e forti, pronte a stringere, impastare, sminuzzare, coltivare, quasi sempre con un sorriso malizioso.

Un omaggio a Gianeein per i sui 105 anni

E poi aveva le sue frasi: due tra tante ritornano in mente : “Occhio alla penna!” e “Avanti Savoia!”. La prima era un richiamo a stare attenti, la seconda un invito a fare, a reagire, a non tirarsi indietro. Nei momenti di lavoro intenso o nei giorni di festa, quando tutto sembrava caos, queste parole erano un tutt’uno: attenzione, forza e leggerezza insieme.

Si chiamava Gianni, da sempre soprannominato Giannino; diceva spesso di essere stato in guerra, in cavalleria, e raccontava di aver combattuto sia in Francia che in Jugoslavia. Tanto che, anni dopo, ci portò lì in viaggio, in quella che ora è Croazia, con una meravigliosa Fiat 125 color cioccolato, lungo strade brulle e deserte, che sembravano volerci ricondurre ai suoi ricordi.
Eppure, di preciso non abbiamo mai saputo dove fosse stato, né quale fosse stato davvero il suo ruolo. C’era sempre un velo di mistero nei suoi racconti: poche parole, qualche allusione, e quei modi di dire che per lui erano tutto un mondo.

Uomo, elegante, di spalle

Il ristorante, le liti e gli ospiti

I miei nonni gestivano un ristorante-albergo, e ogni giorno era un’avventura. Tra risate, piatti da servire e camere da sistemare, le liti familiari erano inevitabili… e sempre piene di colore e di vita. Gli ospiti stranieri, negli anni ’60, ’70 e ’80, adoravano questa atmosfera: non c’era solo cibo e cortesia, ma un’infinita gamma di personaggi, storie e battute che rendevano ogni soggiorno unico. Mio nonno, con il suo charme un po’ burbero, riusciva sempre a far ridere, a trascinare e a sorprendere tutti.

I salti del cervello

È incredibile come una parola possa far fare jumping al cervello: dal podcast ascoltato con le cuffie, si finisce a rivivere scene del passato, persone amate e momenti che sembravano dimenticati. Una semplice frase può portarci a camminare lungo corridoi di ricordi, tra risate, profumi di cucina e lo scintillio di occhi felici. E così, per un attimo, passato e presente si incontrano, e tu ti ritrovi a ridere da sola ricordando un uomo capace di gridare, raccontare e divertire allo stesso tempo.

Il nonno eterno

Mio nonno mi ha insegnato tanto, anche senza spiegare sempre tutto. Il suo spirito burlone, la sua eleganza nel vestire e la sua forza sono vividi ancora oggi. E in questo giorno speciale, nel giorno in cui avrebbe compiuto 105 anni, mi piace pensare che le sue parole—“Occhio alla penna!” e “Avanti Savoia!”—siano ancora qui, a incitarci a vivere, a sorridere e a prestare attenzione alle piccole grandi cose della vita.

105 volte augurioni!

Perché, alla fine, un ricordo può essere più potente di mille fotografie: ti fa viaggiare nel tempo, incontrare persone che non hai mai dimenticato e ridere di cuore, proprio come faceva lui.

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