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Peter, Peter… ma chi diamine sarebbe ‘sto Peter??

Malcesine

“Cammino lungo il lago, respiro il vento e scopro che c’è un teorema che spiega molte situazioni. Peccato non lo abbia scritto Leopardi.”


“Una mattina a Malcesine, il Peler mi spettina, il lago mi parla… e intanto un amico mi spiega che sono finita nel Principio di Peter.”

Stamattina, alle 8:30, sono uscita a camminare lungo il lago, come faccio spesso quando ho bisogno di respirare – dentro e fuori.
Soffiava il Peler, quel vento da nord che conosci solo se vivi da queste parti o se frequenti il Garda per fare sport a vela!!

Il lago era agitato, le onde facevano la loro danza disordinata e nell’aria c’era quel profumo familiare di caffè che si diffonde dalle terrazze degli hotel agghindati per le colazioni degli ospiti.
Malcesine al mattino è un mix perfetto tra cartolina e realtà. Ma anche oggi, ho notato che qualcosa stonava.

Il lungolago nord di Malcesine con il vento del Peler che increspa l’acqua

Piccole mancanze che non ti sai spiegare, ma che noti e percepisci. L’attenzione per i dettagli, la visione di insieme; non lo svolgere un compitino o un lavoro dí malavoglia, ma fare qualcosa con il cuore, con attenzione e con cura!

Così ho scritto un messaggio a un amico che vive qui, uno sveglio, uno che osserva e capisce. Gli mando due foto: una del lago increspato e l’altra di una scena che mi aveva fatto riflettere. Poi, come al solito, parte la mia raffica di pensieri un po’ romantici, un po’ filosofici. Che ci posso fare? Sono fatta così.

Stesso posto, altro giorno, altri colori

Lui legge e poi mi risponde:
“Stai descrivendo in soldoni il Principio di Peter.”

Aspetta.
Io faccio la commessa, eh. Ma con un passato di liceo classico, che ogni tanto esce fuori tipo superpotere.
Quindi so benissimo cos’è un ablativo assoluto, so coniugare l’aoristo e se mi metti sotto pressione ti tiro fuori pure un bel γνῶθι σεαυτόν (gnōthi seautón, “conosci te stesso”) con accento corretto e tutto il companatico.
Ma ‘sto Peter, io, non lo conosco proprio.

E quindi gli scrivo, seria come quando registriamo i video per NSG:
“Peter chi?? Peter Pan? Peter Gabriel? Peter quello con Heidi??”

Chi ca@@o è Peter???

Lui scoppia a ridere. Mi manda mezza tastiera fatta solo di emoji che ridono con le lacrime. E io rido con lui, ovviamente.
Perché è così che va: io ci metto il cuore e lui ci mette la teoria.

Ma insomma, torniamo a Peter, che nel frattempo è diventato l’ospite invisibile della conversazione.

Il Principio di Peter, formulato negli anni ’60 da tale Laurence J. Peter (che non ha mai pascolato caprette), sostiene che nelle aziende le persone vengono promosse fino a raggiungere il proprio livello di incompetenza.

In pratica: se sei molto brava in un ruolo, ti promuovono. Poi ancora. Finché arrivi in un posto dove non sei più brava.
E lì resti.
Non perché tu sia incapace, ma perché ti hanno tolta dal tuo talento naturale per infilarti in un ruolo che non ti somiglia.

Succede ovunque.
Nel negozio sotto casa, negli uffici comunali, nelle aziende da copertina. È una trappola gentile, travestita da opportunità.
“Bravissima, ti meriti di più!” – e intanto mi allontanano da ciò che mi riusciva facile e mi faceva felice.

La felicitezza!

E allora, mentre il vento mi scompiglia i capelli e il lago mi schizza le caviglie, mi chiedo:
ma non sarà che a volte è meglio restare dove si è davvero se stessi, senza scalare niente, senza cambiare ruolo, senza perdere il gusto di fare bene ciò che si ama?

Forse sì.
Forse il vero successo oggi è dire:
“No grazie. Qui sto bene. Ho il vento in faccia, il lago davanti e la moka che mi aspetta.”

Fammi sapere fino a che punto vale la pena “accettare una promozione”…

E comunque, scusa…
MA CHI DIAMINE È ‘STO PETER?!? Ahahahah


2 replies on “Peter, Peter… ma chi diamine sarebbe ‘sto Peter??”

Anche oggi, con te e grazie a te, ho scoperto qualcosa di nuovo.

Grazie!🤩😘

Ps. Leggerti è diventata la mia droga mattutina ma questa mi era sfuggita❗⭐💫✨

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